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Catanzaro, sequestro di beni da sei milioni di euro

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CATANZARO – 15 nov. - I finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, coordinati dal Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, dal Procuratore aggiunto, Giovanni Bombardieri, e dai Sostituti procuratori, Fabiana Rapino ed Elio Romano, hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro di beni per un valore di oltre sei milioni di euro, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Catanzaro su richiesta della procura distrettuale. Destinatario della misura ablativa è Silvestro Luigi Esposito Criolesi, originario di Lamezia Terme, coinvolto nel 2012 nella nota operazione di polizia denominata “Miseria e nobiltà”, condotta dal Gico del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, con la quale veniva disarticolata un’organizzazione criminale, operante nel comprensorio lametino, dedita al traffico di sostanze stupefacenti.

Già in precedenza era stato condannato in via definitiva per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione illegale di armi e munizioni, bancarotta fraudolenta ed evasione. Le indagini patrimoniali condotte dagli investigatori delle Fiamme gialle hanno consentito di ricostruire un notevole complesso patrimoniale il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati o all’attività economica svolta. Il provvedimento di sequestro, eseguito con la preziosa collaborazione dello Scico della Guardia di finanza di Roma e dei reparti del corpo competenti per territorio, ha riguardato tre complessi aziendali, con sede ad Agliana (PT), Arona (NO) e Roma e relative quote societarie, diciassette fabbricati ubicati a Lamezia Terme, tre automezzi e diversi rapporti bancari e finanziari, il tutto per un valore complessivo stimato superiore a sei milioni di euro.

Già in precedenza (nel 2012 e nel 2015) i fabbricati oggetto dell’attuale misura di prevenzione erano stati raggiunti da analogo provvedimento cautelare penale, in quanto Criolesi era stato denunciato, nel 2012, per trasferimento fraudolento di valori. In particolare, Criolesi aveva posto in essere comportamenti tesi a sottrarre il patrimonio immobiliare all’intervento di prevenzione, intento raggiunto con la dichiarazione di fallimento della società a cui erano stati trasferiti i beni, seguito dalla successiva riacquisizione del medesimo patrimonio in sede di asta giudiziale mediante l’interposizione di terzi soggetti compiacenti.

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