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Reggio Calabria, traffico di cocaina: sequestrati beni ai Femia

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REGGIO CALABRIA – 8 dic. - In esito alle indagini di polizia economico – finanziaria eseguite nell’ambito dell’operazione denominata “Puerto Connection”, costantemente coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, con il procuratore della repubblica vicario Calogero Gaetano Paci, militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un decreto di confisca emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale, di beni immobili, autovetture e disponibilità finanziarie per oltre 1,3 milioni di euro nei confronti di Antonio Femia, 36 anni, già indagato nell’ambito dell’operazione “Puerto Liberado” volta al contrasto del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, ed arrestato in data 20.01.2015 dopo una latitanza di oltre sei mesi.

In tale contesto Femia, quale affiliato con i ruoli, nel tempo, di “picciotto”, “sgarrista” e “camorrista” alla cosca di ‘ndrangheta Ursino, egemone nel territorio del comune di Gioiosa Ionica, è emerso come uno dei promotori di una associazione per delinquere – capeggiata dai fratelli Giuseppe e Alfonso Brandimarte, articolata su più livelli comprensivi di squadre di portuali infedeli, dotata di elevatissime disponibilità finanziarie e dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – per conto della quale curava la raccolta del denaro necessario all’importazione di ingenti partite di cocaina. Emblematico, a tal riguardo, il sequestro di oltre 128.000 euro in contanti, rinvenuti nel giugno 2015 in occasione del fermo di polizia giudiziaria del padre del Femia, occultati nel vano motore dell’autovettura su cui viaggiava. Detta somma, come veniva successivamente accertato, rappresentava il “corrispettivo” per un’importazione di cocaina proveniente dalla Colombia e recuperata presso lo scalo portuale di Vado Ligure.

Secondo quanto ricostruito infatti, lo stesso Femia, mediante continui viaggi in Sud America, era in grado di interfacciarsi con una serie di sodali e fornitori di cocaina in America latina al fine di pianificare e di fatto realizzare una serie di importazioni di sostanze stupefacenti, con origine dai porti panamensi di Cristobal e Balboa e con destinazione il porto di Gioia Tauro.

In ragione delle evidenze investigative, successivamente confermate nel giudizio di primo grado, veniva avviato, in sinergia con la menzionata Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, l’approfondimento dei profili patrimoniali e finanziari dell’attività illecita, al fine di far emergere, in capo al medesimo indagato, le ricchezze non giustificate alla luce dei redditi dichiarati e dell’attività economica svolta. Le attività si concludevano con l’individuazione di 1 villa con finiture di pregio, 1 appartamento, 3 terreni, 1 impresa, 2 autovetture, 5 rapporti finanziari - oltre ai menzionati €. 128.000 in contanti - nell’effettiva disponibilità di Antonio Femia, del quale veniva altresì provata la pericolosità sociale qualificata ai sensi del codice antimafia, per un valore complessivo di euro 1.348.567,98.

Al riguardo, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria disponeva dapprima il sequestro delle menzionate disponibilità economiche, qualificate quali provento del traffico internazionale di stupefacenti e, con l’odierno provvedimento, la loro confisca.

Salgono così a euro 5.681.258,98 i valori dei beni mobili, immobili e finanziari complessivamente confiscati nell’ambito della richiamata operazione “Puerto Connection” ai diversi membri della predetta associazione.

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