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Serra San Bruno tenta di far esplodere il mobilificio con un'auto carica di bombole

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SERRA SAN BRUNO – 10 feb. - Nel pomeriggio di ieri, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Serra San Bruno, coordinati dal tenente Marco Di Caprio, hanno fermato F.O., originario di Feroleto della Chiesa (RC), il quale aveva tentato di far esplodere un’autovettura nei pressi del mobilificio del figlio.

I fatti: alle ore 14:00 circa venivano allertati i Carabinieri della locale Compagnia intervenuti prontamente nella via Pisani del comprensorio montano. Nell’immediatezza veniva notata un’autovettura in fiamme ed un soggetto che era intento a domarle. Allo stesso tempo, i militari, prontamente, rintracciavano l’autore del reato che si era dato alla fuga nascondendosi tra gli alberi.

Gli accertamenti: dopo aver bloccato il soggetto i Carabinieri controllavano l’autovettura, una Fiat Croma risultata poi di proprietà dello stesso F.O., e notavano, con estremo stupore, che all’interno della stessa erano stivate 3 bombole piene di gas e 5 taniche di benzina, quantitativo sufficiente a far esplodere un intero palazzo. Veniva acclarato che F.O., dopo aver versato sul terreno una tanica di benzina dal cancello d’ingresso fino all’autoveicolo, gli aveva dato fuoco con l’intento di farlo esplodere per distruggere sia il negozio che gli appartamenti sovrastanti. Provvidenziale l’intervento del figlio di F.O. che si è occupato di domare le fiamme ed allo stesso tempo il tempestivo intervento dei militari dell’Arma che hanno rintracciato immediatamente l’autore del reato.

Il fermo: Dopo i vari accertamenti, visti i concomitanti indizi di reato, i Carabinieri decidevano di operare un fermo per il reato di strage. Il fermato, dopo le varie formalità di rito, è stato tradotto presso la casa circondariale di Vibo Valentia in attesa delle determinazioni dell’Autorità Giudiziaria competente.

Movente: in queste ore gli inquirenti stanno cercando di far luce sul possibile movente che ha portato l’anziano a porre in essere l’insano gesto ma, dalle prime indiscrezioni, sembrerebbe riconducibile a vari dissidi familiari tra il fermato, suo figlio, proprietario del mobilificio e sua moglie, che nel momento in cui è stato posto in essere il tentativo di “attentato”, si trovava presso la sua abitazione sita sopra il mobilificio stesso.

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