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San Luca, l'arresto a Rose (CS) del latitante Francesco Strangio. I particolari

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SAN LUCA – 15 feb. - Nella serata di ieri i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, in collaborazione con il comando provinciale di Cosenza e con il personale dello squadrone eliportato Cacciatori di Calabria, hanno posto fine alla latitanza di Francesco Strangio, 39 anni, sorpreso da solo all’interno di un appartamento all’ultimo piano di un condominio, in pieno centro abitato a Rose, nell'hinterland di Cosenza.

Il fermo è avvenuto alle 20.45, in contrada Petraro. È stato arrestato in esecuzione di un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura generale di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Bernardo Petralia, il 17 gennaio dello scorso anno, momento dal quale aveva fatto perdere le proprie tracce, in ragione di una condanna a 14 anni di carcere per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, divenuta definitiva. Il latitante è stato localizzato presso un appartamento sito al terzo piano di un condominio sito in una frazione di Rose attraverso una prolungata attività info-investigativa condotta sinergicamente dai Carabinieri dei Comandi Provinciali di Cosenza e Reggio Calabria e coordinata dalle Procure Distrettuali di Catanzaro e Reggio Calabria, a seguito della quale si è proceduto ad una progressiva “saturazione d’area” con il supporto specialistico dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria. Le articolate e prolungate indagini che hanno portato alla cattura del latitante, frutto del sistematico ricorso alle varie componenti territoriali, mobili e speciali dell’Arma dei carabinieri, il cui impiego consente di affermare in maniera capillare l’autorità dello Stato sul territorio, sono state condotte con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della procura di Reggio Calabria, diretta dal procuratore distrettuale, Giovanni Bombardieri. Strangio, pluripregiudicato e più volte indagato nell’ambito di operazioni antidroga, è considerato un vero e proprio broker del narcotraffico internazionale, in grado di gestire in prima persona ingenti approvvigionamenti di cocaina dal sud America.

È stato infatti più volte riscontrato nel corso del tempo (su tutte, le operazioni “Revolution” della Dda reggina e “Dionisio” della Dda di Milano) come Francesco Strangio abbia preso parte attiva nell’ambito delle attività di narcotraffico di una più ampia organizzazione, saldamente legata al territorio ed alle cosche di ‘ndrangheta della locride, le quali controllavano e dirigevano tutte le attività illecite con una capacità di proiezione e di infiltrazione su tutto il territorio nazionale. Le indagini, infatti, hanno permesso di constatare come i membri dell’organizzazione disponessero di basi logistiche ed appoggi in tutta Italia e nei principali paesi europei, quali Germania, Olanda e Belgio, funzionali ad assicurare l’ingresso e lo smistamento dei carichi di cocaina in Europa. In particolare, Strangio, in stretta collaborazione con Bruno Pizzata, 60 anni, vertice dell’organizzazione che attualmente sta scontando in carcere una condanna a 30 anni di reclusione, ha personalmente preso parte alle trattative d’acquisto con i narcos sudamericani e ha organizzato i trasferimenti dello stupefacente a bordo di navi cargo con carichi di copertura in diversi porti del nord Europa (quali Amburgo ed Anversa). Strangio, forte dell’esperienza acquisita nei trasferimenti transfrontalieri e dei contatti con i produttori sudamericani, ha avuto un ruolo attivo anche nel finanziare le importazioni, coinvolgendo altri “investitori” ai lucrosi traffici di stupefacente.

Da oltre un anno, ormai, il latitante aveva trovato sicuro rifugio spostandosi tra diversi centri del cosentino, fino a giungere da un paio di settimane circa nel comune di Rose, dove aveva individuato nella mansarda all’ultimo piano di un tranquillo condominio il luogo ideale per sottrarsi alla condanna, continuando a gestire i propri traffici illeciti. All’interno dell’abitazione i carabinieri hanno rinvenuto svariate carte di identità ed un passaporto intestati a terzi, acquisiti per essere contraffatti con la sostituzione della fotografia. Inoltre, Strangio aveva con sé denaro contante (circa 8.000 euro) e nell’appartamento sono stati rinvenuti tre telefoni cellulari parzialmente bruciati all’interno di un camino, due valigie già pronte per una rapida partenza e tracce di cocaina su alcuni mobili. Tuttavia, l’irruzione repentina dei militari, che hanno dovuto abbattere la porta blindata dell’appartamento servendosi di un ariete, non ha lasciato alcun margine di fuga a STRANGIO ponendo fine alla sua latitanza. L’arrestato, che dovrà scontare la pena di 14 anni di reclusione e 60.000 euro di multa, è stato tradotto presso la casa circondariale di Cosenza a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cosenza, Ten. Col. Piero SUTERA, nel rimarcare la valenza dell’operazione condotta, ha evidenziato che “le articolate e prolungate indagini che hanno portato alla cattura del latitante sono frutto del lavoro in piena osmosi posto in essere dalle varie componenti territoriali, mobili e speciali dell’Arma dei Carabinieri, il cui impiego consente di affermare in maniera capillare l’autorità dello Stato sul territorio”.

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