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Lotta all'illegalità, Ferri (Uil) scrive a ministro e magistrati

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CATANZARO – 12 apr. - “E’ quotidiana l’azione degli organi dello Stato nel contrasto alle mafie ed alla ‘ndrangheta in questa terra del sud. Non sappiamo se esiste la ricetta giusta per vincere questa guerra e se ne esiste un custode, ma, certamente, tutte le azioni di contrasto sono importanti anche quando rivolte ad aspetti e manifestazioni diverse del problema”.

Un importante convegno, svoltosi presso l’Università di Catanzaro, ha avuto la partecipazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, del presidente della commissione antimafia, Nicola Morra, del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, del consigliere del Csm Piercamillo Davigo e del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, tema del convegno la “Legalità dell’azione amministrativa e contrasto alla corruzione”. «Quando si parla di corruzione nella Pubblica Amministrazione e di contrasto a questi fenomeni si parla di problemi che affliggono anche il territorio, i cittadini ed i lavoratori pubblici della provincia di Cosenza, circostanza che ci impone di sottoporre a riflessione le necessità che emergono proprio da parte di questi lavoratori e cittadini - dichiara Bonaventura Ferri, Segretario Generale della UIL Pubblica Amministrazione di Cosenza -. Negli uffici della Pubblica amministrazione del nostro territorio ci sono una infinità di lavoratori capaci, onesti e con il senso dello Stato ma, purtroppo, troppe volte basta anche una sola mela marcia per rendere vano il lavoro di tante brave persone. Il senso comune e la percezione dei cittadini e dei lavoratori è, spesso, di uno Stato che dovrebbe essere più presente. In tutte le pubbliche amministrazioni esiste e deve esistere un solco, sempre più profondo e visibile che separi lo Stato dal resto. Questa linea ideale di demarcazione, presente nei presidi dello Stato, potrebbe svolgere maggiormente la sua funzione se riaffermata, magari, dalla visita di un Magistrato. Basterebbero poche parole per ridare fiducia a tanti e togliere sicumera a pochi arroganti in grado, fino ad oggi, di offuscare sia il lavoro dei tanti lavoratori onesti che la fiducia delle persone nello Stato e nella Giustizia. A volte basta accendere la luce o battere un piede per terra per far scappare gli insetti dal pavimento, la visita di un magistrato o di un procuratore nei posti di lavoro del territorio sarebbe cosa ben più forte e di grande impatto e deterrenza. La lotta alla ‘ndrangheta si combatte con la cultura, la consapevolezza e la fiducia delle persone, ma, per essere vinta - conclude Bonaventura Ferri della Uil - è necessario che le persone ritornino ad essere tante e sicure della forte presenza quotidiana dello Stato e della Giustizia, dove meno se lo aspettano».

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