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Operazione Passepartout, fra i venti indagati: Oliverio e Occhiuto

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CATANZARO – 8 mag. - L'indagine denominata “Passepartout” ha riportato nuovamente la Calabria nelle cronache nazionali. Come è noto, ieri, i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari nei confronti di un dirigente generale della Regione Calabria e del direttore generale dell’azienda Calabria lavoro, per i quali viene disposta la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio.

Il provvedimento è stato eseguito nei confronti di Fortunato Varone (dirigente generale della Regione Calabria) e di Giovanni Forciniti (direttore generale di Calabria lavoro) in relazione al reato di abuso in atti di ufficio. E' stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, nell’indagine condotta dal sostituto procuratore Vito Valerio, con il coordinamento del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e del procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri. Contestualmente all’esecuzione dell’ordinanza cautelare e nell’ambito della stessa attività di indagine, i militari del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente, reparto operativo, sezione operativa centrale di Roma hanno proceduto alla notificazione dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche nei confronti di altri diciotto indagati fra politici e dirigenti. Questi i nomi di tutti gli indagati: Nicola Adamo, 62 anni, di Cosenza, ex consigliere regionale; Gerardo Mario Oliverio, 66 anni, presidente della Regione Calabria; Luigi Giuseppe Zinno, 65 anni, dirigente regionale; Giuseppe Lo Feudo, 64 anni, di Cosenza, ex direttore generale delle Ferrovie della Calabria; Pietro Ventura, 53 anni, di Paola, titolare dell’impresa Ventura; Rocco Borgia, 75 anni, di Roma; Antonio Capristo, 60 anni, di Rossano Corigliano; Giuseppe Trifirò, 58 anni, di Ravenna, rappresentante legale del raggruppamento di imprese; Mario Occhiuto, 55 anni, sindaco di Cosenza; Luigi Incarnato, 64 anni, residente a Rende, commissario della Sorical; Luca Morrone, 41 anni, ex presidente del consiglio comunale di Cosenza; Tito Berti Nulli, 63 anni, di Perugia; Santo Marazzita, 56 anni, di Catanzaro; Pasquale Gidaro, 52 anni di Catanzaro; Arturo Veltri, 37 anni, di Cosenza; Giulio Marchi, 64 anni di Roma; Armando Latini, 65 anni, di Roma; Giovanni Forciniti, 55 anni, di Crosia; Fortunato Varone, 42 anni, di Catanzaro, dirigente regionale; Eugenia Montilla, 66 anni, di Vibo Valentia.

Le contestazioni preliminari vengono mosse a carico di amministratori pubblici, esponenti politici, imprenditori, e riguardano, a vario titolo, i delitti di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti, traffico di influenze illecite, frode in pubbliche forniture, abuso in atti di ufficio. Le complesse attività investigative, delegate inizialmente e principalmente ai carabinieri del comando per la tutela ambiente di Roma e in ultima parte ai finanzieri del nucleo di polizia economica e finanziaria di Catanzaro, sono state condotte attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, con l’acquisizione di consistente documentazione e con l’esecuzione di consulenze tecnico-specialistiche di professionisti incaricati dal pubblico ministero per valutare analiticamente le procedure di gara di appalti pubblici e di nomina di posizioni dirigenziali apicali.

In particolare, sono stati posti al vaglio i bandi di gara relativi al collegamento metropolitano Cosenza-Rende-Unical, alla riqualificazione del collegamento ferroviario Cosenza-Catanzaro, alla realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza, al ripristino della tratta ferroviaria turistica della Sila, alla realizzazione del museo di Alarico, alla nomina del direttore generale di Calabria lavoro. Le indagini così condotte hanno consentito di ipotizzare la sussistenza di un gruppo organizzato di soggetti che, nei rispettivi ruoli politici, amministrativi, istituzionali ed imprenditoriali, si muovono nell’interesse di orientare, in proprio favore, tutte le attività connesse alla realizzazione di opere pubbliche in ambito regionale ed all’individuazione illecita di persone da nominare in ruoli amministrativi strategici.

Gli indagati, secondo l'accusa: “si muovono nella principale direzione di individuare e determinare le scelte strategiche di interesse regionale, quindi, di mantenere il controllo sulle procedure di aggiudicazione delle principali opere pubbliche e di favorire la realizzazione delle stesse attraverso il coinvolgimento di imprese intranee o comunque sponsorizzate dagli indagati, nonché di indirizzare le rilevanti nomine in ruoli amministrativi e/o istituzionali in capo a soggetti ritenuti favorevoli ai desiderata del gruppo”.Si è ipotizzata una diffusa e stratificata gestione illegittima della cosa pubblica regionale, in cui le decisioni di alta amministrazione (nella gestione degli appalti come nelle nomine dirigenziali) intervengono all’interno di un cerchio chiuso ed alimentato da favoritismi e facilitazioni in evidente pregiudizio degli interessi pubblici sottesi.

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