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Aumenta la fauna selvatica nel parco

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VERBICARO – Una tavola rotonda per discutere sui danni causati dalla fauna selvatica nel territorio del Parco nazionale del Pollino versante Tirrenico. La presenza un po' scomoda di un'ampia popolazione di cinghiali nelle aree del parco si fa sentire. Gli ungulati, sempre più spesso, si spingono verso le zone abitate in cerca di cibo. In molti casi si tratta di gruppi numerosi con femmine e piccoli. Spesso i cinghiali fanno ingresso negli orti dei cittadini e, talvolta, arrivano anche a minacciare le persone che sono costrette ad evitare qualsiasi tipo di contatto.

La questione può essere affrontata dal punto di vista scientifico. Giuseppe Raimondi, studioso di scienze forestali sottolinea la necessità di affrontare l'argomento. «Parlando di danni da fauna selvatica nel territorio del Parco nazionale del Pollino – scrive in una nota Raimondi - salta subito in primo piano l’attenzione verso la specie cinghiale, Sus scrofa, che da decenni copre un ruolo di protagonista in materia di danni da fauna. Come risaputo, questo suide, più di altre specie ogni anno riveste un ruolo di primaria importanza nei bilanci di tutti gli enti, Parco, Atc, Provincia, che devono risarcire i danni causati da fauna selvatica, nei territori di propria competenza e gestione.

Si è arrivati a questo punto, probabilmente sia per i disequilibri ambientali che possono favorire alcune specie nocive ed opportuniste, a scapito di altre che hanno bisogno di habitat sani, che per la mancanza di conoscenze in senso popolazionistico». I cinghiali sono cresciuti a dismisura e nei periodi più freddi vanno in cerca di cibo riversandosi nei territori abitati dove è più facile potere trovare occasioni per sfamarsi. Ma la sovrappopolazione nel territorio del parco del Pollino non è solo quella degli ungulati. Il riferimento, che necessita di ampia discussione, è riferito, come conferma Raimondi, anche ai corvidi, e nello specifico alla Cornacchia grigia, Corvus corone cornix, alla Gazza Pica pica e alla Ghiandaia Garrulus glandarius.

Specie che come conferma lo studioso: «Registrano un continuo aumento sia per il poco interesse da parte del mondo venatorio, che per la mancanza di predatori. Tutte queste specie arrecano danni, sia al comparto agricolo che a quello faunistico-venatorio, distruggendo le colture, e predando i nidi di varie specie di fauna autoctona nidificante sia a terra che sulle piante. La mancanza di dati, ed il monitoraggio di queste specie sul territorio, porta nella maggior parte dei casi ad una gestione poco oculata e lontana dalla realtà». E' necessario quindi ritrovarsi attorno ad un tavolo per discutere sui danni causati dalla fauna selvatica nel territorio del Parco nazionale del Pollino, versante Tirrenico. Il comprensorio di riferimento va da Buonvicino, a Maierà, a Santa Domenica Talao e Papasidero. L'idea è quella di organizzare un incontro per il secondo venerdì di dicembre presso la sede della Comunità montana alto Tirreno-Appennino Paolano, in contrada San Francesco Verbicaro a partire dalle ore 09.30. «Un momento di confronto tra tecnici del settore agro-forestale e venatorio, nonché rappresentanti degli enti competenti, per discutere e proporre azioni da attuare per la tutela sia dei prodotti agricoli che della “biodiversità” floro-faunistica del territorio».

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