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Corigliano Rossano, 'Tribunale': annullata la misura cautelare a Giuseppe Taranto

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CORIGLIANO ROSSANO – Il tribunale della libertà ha annullato la misura cautelare di Giuseppe Taranto, 41 anni di Corigliano Calabro. L'uomo è coinvolto nell'operazione denominata “Tribunale”, portata a termine dai carabinieri nel mese di marzo scorso, ma riferita ad episodi cristallizzati dall'accusa tra il 2013 e 2014. Giuseppe Taranto, difeso dall’avvocato Fabio Salcina, deve rispondere di tentata estorsione.

Il legale di fiducia ha contestato sia la gravità indiziaria che la misura cautelare. Il Tribunale del riesame ha accolto la richiesta ed ha deciso di annullare la misura cautelare e fornirà le motivazioni nei prossimi 45 giorni. I reati contestati a vario titolo agli indagati, nell’ambito dell'operazione “Tribunale” sono: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni, rapine e ricettazione, nonché del reato di danneggiamento seguito da incendio ai danni dell’autovettura di un carabiniere.

A Giuseppe Taranto, che assume una posizione di secondo piano, viene contestato il capo 14 insieme a Filippo Solimando e Natale Gencarelli. Secondo l'accusa sarebbe stata posizionata una bottiglia incendiaria all'ingresso dell'azienda Conforti a San Giorgio Albanese il 18 febbraio 2014. Al collo della bottiglia vennero ritrovati dei fiammiferi fissati con del nastro adesivo. Alla vittima della presunta estorsione, intercettata nei pressi di una farmacia, sarebbe stato riferitoda Gencarelli: “So che avete avuto dei problemi”; “no no io so per certo che avete avuto dei problemi”; “se avete bisogno di qualcosa ditemi tutto, rivolgetevi a me”; “adesso non è il momento di parlare di queste cose... Non è questo il luogo adatto... Poi ne parliamo di persona”.

Secondo l'accusa, la condotta posta in essere da Gencarelli e da Taranto su mandato di Solimando avrebbe un'evidente ed indiscutibile connotazione estorsiva. La bottiglia incendiaria sarebbe stata posizionata dallo stesso Gencarelli mentre si trovava in compagnia di Taranto. Viene contestata anche l'aggravante. La mattina del 18 febbraio 2014, quando si è rivolto a Conforti, Gencarelli era in compagnia di Taranto e nel pomeriggio dello stesso giorno si era recato nell'azienda in compagnia di un'altra persona non riconosciuta.

Viene richiamata la giurisprudenza che ha avuto modo di chiarire che: “Nel reato di estorsione, la circostanza aggravante speciale delle più persone riunite richiede la simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo ed al momento di realizzazione della violenza o della minaccia”. Al termine dell'operazione dello scorso 14 marzo veniva chiarito che il quadro delineato dall'accusa “si fonda sulle risultanze ottenute dall’attività di intercettazione, dalle testimonianze e dalle denunce delle vittime, che sono state corroborate dai riscontri nell’ambito di numerosi servizi di osservazione e pedinamento compiuti”.

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