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Corigliano Rossano, anche per la Corte d'Appello è stalking

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CORIGLIANO ROSSANO – 22 apr. - La sezione prima della Corte di Appello di Catanzaro presieduta dal giudice De Franco, accogliendo le tesisostenute dalla parte civile, la 39enne R.C. difesa dall'avvocato Ettore Zagarese, e dall'ufficio della Procura Generale di Catanzaro, ha confermato la condanna già inflitta dal Gup Ciarcia, presso il Tribunale di Castrovillari, al 70enne M.S., accusato di stalking aggravato nei confronti della 39enne, dirigente dell’Ufficio Postale di Rossano. 

L’uomo era stato condannato in primo grado alla pena di un anno di reclusione, tenendo conto della diminuzione per la scelta del rito e delle sue minorate condizioni mentali, senza il beneficio della sospensione condizionale della pena, alla misura di sicurezza della libertà vigilata, al risarcimento dei danni in favore della parte civile da liquidarsi in separata sede e al pagamento delle spese processuali.

IL PROCESSO Il perito di ufficio dr. De Rasis, che aveva svolto la sua funzione nel primo grado di giudizio, aveva accertato come M.S. fosse parzialmente incapace di intendere e volere al momento del fatto. Sulla conseguente non imputabilità era stata incentrata l'attenzione dei giudici di Appello ma ciò non ha impedito che l’uomo venisse ritenuto colpevole anche nel secondo grado di giudizio.

LE ACCUSE L'imputato era accusato del reato di stalking aggravato ai danni della sig.ra R.C., dirigente dell'ufficio postale di Rossano, nei cui confronti aveva messo in atto sistematiche vessazioni e persecuzioni entrando nella sua stanza di lavoro senza bussare, a qualsiasi ora e anche in presenza dialtri, aspettandola fuori dal posto di lavoro, minacciandola e in più occasioni anche aggredendola verbalmente e fisicamente tanto da renderle la vita e il lavoro impossibile. Per questi fatti e a seguito dell'ennesima vessazione subita, il Gip presso il Tribunale di Castrovillari adottava nei confronti dello stalker dapprima la misura della custodia cautelare agli arresti domiciliari e, quindi, quella del divieto di avvicinamento alla persona offesa. In primo grado la condanna, ora confermata anche dai giudici della Corte d’Appello di Catanzaro all’esito del giudizio di secondo grado. 

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