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Corigliano, argini ancora deboli sul Crati. Restano i disagi per le famiglie

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CORIGLIANO ROSSANO – 12 gen. - Il corso del fiume Crati viene monitorato costantemente per evitare che accada di nuovo ciò che si è verificato lo scorso 28 novembre con l'esondazione che ha colpito numerose famiglie. Ma gli abitanti della frazione Thurio chiedono ancora aiuto, perché le criticità non sembrano essere superate. «Non siamo neanche ascoltati», affermano sottolineando la situazione di stallo dopo ben 42 giorni di quella che definiscono “tragedia” e che ha colpito gli abitanti della contrada Thurio-Menestalla, in particolare le aziende agricole delle famiglie Oliveto-Rubino che, al momento, sono completamente al collasso. Ieri i cittadini colpiti dall'esondazione hanno effettuato il punto della situazione, alla presenza dell'avvocato Angelo Altomari, che sta seguendo la vicenda.

La dimostrazione di quanto possa far paura il Crati si è avuta lo scorso 9 gennaio, quando il livello dell'acqua si è alzato ed ha rischiato di tracimare in un punto a nord dei lavori di rafforzamento degli argini ricostruiti che, evidentemente, potrebbero non essere sufficienti. In particolare in una curva del letto del fiume c'è il reale rischio di una possibile esondazione. È il motivo per cui si chiede di proseguire con i lavori negli altri tratti a rischio.

“Nonostante le promesse ed i vari cortei, di politici e non – fanno sapere gli abitanti di Thurio - ad oggi, dopo 42 giorni, nulla si è visto, se non la parziale riparazione dell’argine rotto in data 28 novembre. In particolare, nonostante i vari solleciti affinché si eviti nuovamente la tragedia, sia il Comune di Corigliano che gli altri enti preposti nulla ritengono dover fare; il Comune rifiuta, adducendo che dovranno essere appaltati, di proseguire i lavori al fine di porre in sicurezza tutta la parte di argine che versa in grave pericolo di esondazione. L’apoteosi che tale paventata possibilità si verifichi, si è avuta la sera del 9 gennaio scorso – spiega l'avvocato Angelo Altomari - laddove il livello del fiume si è nuovamente alzato a vista d’occhio, e solo dopo varie telefonate a vigili del fuoco, carabinieri e Protezione civile, sono intervenuti sul luogo. In particolare, una pattuglia dei carabinieri forestali ed i vigili del fuoco di Rossano. Hanno preso atto della circostanza, hanno verbalizzato e null’altro. Non è stata lasciata alcuna pattuglia di personale addestrato per tali emergenze sul posto”.

E, ancora una volta, si è registrata l'iniziativa degli stessi residenti: in particolare le famiglie Rubino e Oliveto, hanno dovuto darsi il cambio per vegliare la notte e poter eventualmente dare l’allarme. In quell'area le case sono ancora vuote, inzuppate di umidità, e oltre a qualche animale rimasto vivo, dopo il 28 novembre non è rimasto nulla. Le abitazioni sono completamente vuote, prive di mobilio distrutto dall'alluvione. Chi risiede all'hotel Miramare, per disposizioni economiche dettate dal Comune ha assicurati la cena ed il pernottamento, mentre nulla per la colazione ed il pranzo. Gli sfollati sono costretti, a pranzo, a mangiare con gli aiuti della chiesa e dei privati; senza acqua potabile devono accontentarsi di ciò che arriva già cotto. Le aziende sono completamente al collasso, senza animali, mezzi agricoli, senza terreni da poter lavorare. È stato creato un comitato per la raccolta fondi denominato allevatori Thurio, con legale rappresentante l’Ing. Salvatore Magno. Da lunedì 14 gennaio ci sarà un conto corrente postale ove chiunque anche recandosi presso l’ufficio postale potrà versare e/o fare una donazione per aiutare le famiglie colpite.

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