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Rossano, conferita la cittadinanza onoraria a mons. Marcianò

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ROSSANO -17 mar. - Il Consiglio Comunale della Città di Rossano, all'unanimità, ha votato ieri, il conferimento della cittadinanza onoraria a Mons. Santo Marcianò, già Arcivescovo della Diocesi Rossano Cariati e Ordinario Militare d’Italia. In una gremita aula consiliare di Piazza Santi Anargiri erano presenti, insieme a tanti cittadini, autorità militari, religiose e civili, rappresentanti del mondo imprenditoriale, i Sindaci di Terravecchia Mauro Santoro, di Mandatoriccio Angelo Donnici, di Caloveto Umberto Mazza, di Paludi Domenico Baldino, di Cassano all’Ionio Gianni Papasso, di Cariati Filomena Greco e di Corigliano Giuseppe Geraci, il Presidente della Provincia Franco Iacucci, il direttore della casa di reclusione di Rossano Carrà, il giudice Letizia Benigno, l'Arcivescovo di Cosenza mons. Salvatore Nunnari, il Rettore dell’Unical Gino Mirocle Crisci, rettore dell’Unical ed il Presidente del Tribunale di Castrovillari Caterina Chiaravalloti.

Dopo l'intervento della Presidente del Consiglio Rosellina Madeo sono intervenuti i consiglieri comunali Giuseppe Aantoniotti, Piero Lucisano, Patrizia Curia, Tonino Caracciolo, Giuseppe Falco, Giuseppe Caputo, Titti Scorza, Ernesto Rapani, Raffaele Vulcano, Antonio Micciullo e Flavio Stasi. Ha concluso il Sindaco Stefano Mascaro. Nel corso dell’assise straordinaria la Madeo ha dato lettura del messaggio del Preside Giovanni Sapia, Direttore dell’Università Popolare di Rossano Ida Montalti-Sapia, che sarà usato per la motivazione da inserire nella delibera di conferimento della cittadinanza. Chiuso il Consiglio Comunale dalla Presidente Madeo, assistita dal vicedirettore generale dell'Ente Giuseppe Passvanti, sono intervenuti, quindi, il Presidente della Giunta Regionale Mario Oliverio, i due Vescovi Mons.Luigi Renzo e Mons.Franco Milito, l'Arcivescovo della Diocesi Rossano-Cariati Mons.Giuseppe Satriano e, infine, l'Ordinario militare Mons.Santo Marcianò al quale il Primo Cittadino e la Presidente Madeo hanno consegnato la pergamena e la chiave della Città realizzate dal maestro orafo Gerardo Sacco.

L'INTERVENTO DI MONS. SANTO MARCIANÒ

Con profonda commozione, accolgo la Cittadinanza Onoraria di Rossano, da tempo da voi voluta e preparata. È un momento bello, significativo; e anche per me si accompagna al ricordo e alla riconoscenza, come diceva nella sua Prolusione il professor Filareto, il carissimo Franco, che ringrazio con tanto affetto per le sentite parole di oggi e per quanto abbiamo condiviso negli anni del mio ministero in diocesi. E sono davvero tante le persone alle quali devo e voglio esprimere riconoscenza profonda e sincera. - Ringrazio anzitutto il primo Cittadino di Rossano, il Sindaco Stefano Mascaro, la cui persona conosco da tempo, assieme al ricordo della sua cara famiglia. - Ringrazio il Presidente del Consiglio Comunale, avvocato Rosellina Madeo, assieme a tutto il Consiglio. Come è stato ricordato, nel tempo, con le diverse Amministrazioni, c’è stata sempre grande sinergia e fattiva collaborazione per il bene comune; è una dimostrazione di come il servizio alla città dell’uomo si nutra del vero dialogo, quel dialogo che rispetta e valorizza le differenze e che la cultura di Rossano, attenta custode delle differenze, aiuta a valorizzare. - Ringrazio il dottor Giuseppe Antoniotti, primo entusiasta promotore - all’indomani della mia nomina a Ordinario Militare - di questa iniziativa, da lui continuamente sollecitata, con l’apporto e il sostegno di molti altri. - Ringrazio tutte le autorità civili e militari che, con la loro presenza, hanno voluto onorare questa giornata e la mia persona. In particolare, il Presidente della Regione Calabria, onorevole Mario Oliverio. - Ringrazio il carissimo Monsignor Giuseppe Satriano, pastore di questa diocesi, per la fraterna e affettuosa comunione con cui oggi, come sempre, condivide un momento così importante, donandomi grande gioia; con lui, ringrazio Sua Eccellenza Monsignor Bonanno e i cari Monsignor Renzo e Monsignor Milito, i confratelli che, come è stato ricordato, ho avuto la gioia di ordinare vescovi ma che, prima ancora, ho avuto il dono di avere come collaboratori; essi sono punti di riferimento nella Chiesa di Rossano, anche per il prezioso servizio alla storia e cultura di questa terra. - Ringrazio i confratelli presbiteri, i religiosi e i consacrati, con i quali abbiamo camminato tanto, condividendo gioie e angosce della nostra gente e sempre sforzandoci di trovare vie nuove ed efficaci di evangelizzazione. - E ringrazio la gente: laici, famiglie, giovani, poveri, carcerati, ammalati, immigrati... tutti coloro che oggi mi commuovono con la loro partecipazione. La gratitudine, per un pastore, diventa rendimento di grazie: porto con me, nel ricordo carico di affetto, nella preghiera di ogni giorno, i volti di tutti, conosciuti e amati nel tempo del mio ministero tra voi. Assieme alle persone, sono tanti i motivi per i quali rendere grazie a questa Città e a questa Chiesa. Le opere da voi citate, più che iniziative da me promosse, rappresentano lo svilupparsi delle enormi potenzialità che, da subito, ho intravisto in questo territorio. Una terra e un popolo chiamati, con splendida originalità, a coniugare elementi diversi e preziosi: natura e arte, occidente e oriente, senso di accoglienza e capacità di esportare i propri tesori, anelito ecumenico e religiosità popolare, spiritualità della tradizione monastica e dinamismo evangelico...

Alcune “icone”, simbolo di questa Città, unica nel suo genere, sono state per me messaggio eloquente e lo sono, certamente, anche per voi. - Penso all’incantevole Codex Purpureus, che insegna come il linguaggio della fede sia comprensibile a tutti, perché traducibile in cultura, storia, arte, bellezza, vita. Rossano, Città del Codex, ha saputo apprendere questo linguaggio e, a partire da una radice cristiana, ha maturato una straordinaria vocazione al dialogo, fatto di identità forte e apertura intelligente, che la pone in grado di integrare valori e persone, di creare armonia tra culture e differenze. È una lezione stupenda che, come tutto il nostro amato Sud, questa città offre all’Italia e al mondo; una lezione che io stesso ho imparato e che, in modo diverso, ho ritrovato nel mio ministero di pastore dell’Ordinariato Militare, Chiesa aperta alla diversità dei luoghi e dei popoli; una lezione che è garanzia e promessa di futuro e che mi auguro “contagi”, in modo più incisivo, anche il mondo della politica e delle Istituzioni. - Penso poi al cammino spirituale di Nilo e Bartolomeo, santi eremiti e, allo stesso tempo, uomini di carità, disposti ad aprire le porte e a prendere il largo, a partire per diffondere la Parola di Dio, portando nel cuore, senza mai dimenticarlo, il profumo e il colore di questa terra. Anche oggi, Rossano sa aprire le porte, sa rifiutare i muri, sa esportare e promuovere i propri doni, profumando di fraternità i suoi spazi e vivendo così la preziosa eredità che i suoi santi le hanno lasciato. - E penso, infine, alla Bellezza della Vergine Achiropita, che illumina e rassicura, aiutandoci a ricordare come tutto, nella storia umana, sia sapientemente scritto dalla Mano di Dio: con la Sua Mano di Madre, Ella ha sostenuto il nostro camminare insieme come comunità e, con il Suo amore, mi ha fatto crescere sempre più nell’amore per questa Chiesa, per questa Città. ecclesiale e comunità civile. Questo credo sia stato il dono più bello, che ha preparato il momento che viviamo oggi. Il rapporto con la Città, la collaborazione con la Città è stata per me esperienza davvero edificante. Una collaborazione che ha confermato come, per un territorio, si possano compiere opere straordinarie quando l’alleanza tra Chiesa, Istituzioni, cittadini metta al centro il valore della persona umana, della sua vita e della sua dignità. Non dimentichiamolo, l’uomo è sempre e solo da servire. Ed è quello che anche noi abbiamo cercato di fare: servire, servire insieme! E la gente lo ha percepito, sentendosi coinvolta, curata, amata. E’ questo l’impegno di sempre che coinvolge Chiesa e Istituzioni. Cari amici, nonostante i miei limiti e i gli errori commessi, ho, però, amato profondamente ogni persona e ogni momento del tempo che il Signore mi ha concesso di vivere tra voi! Ho amato la città di Rossano! E quando, per Sua Volontà, ho dovuto lasciare questo luogo, ho attinto coraggio e fiducia dalla forza evangelizzatrice di Nilo e Bartolomeo e dalla pronta disponibilità di Maria, certo che Egli avrebbe continuato a scrivere il Suo progetto d’amore nella mia storia e nella storia di Rossano. Oggi questo progetto d’amore continua nel dono della Cittadinanza Onoraria. Non solo un riconoscimento ma un dono! Lo sento ed è così. Un dono che accolgo con grato amore leggendo, nelle parole ufficiali e nel gesto solenne che tanto mi onora, una verità semplice e profonda, scritta nella mia, anzi nella nostra vita, dalla Mano di Dio: l’essermi sentito sempre, e adesso ancor più, “uno di voi”. Questo sono stato, questo voglio essere! A tutti, grazie, grazie di cuore.

INTERVENTO DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ROSELLINA MADEO

ROSSANO – Desidero salutare tutte le persone presenti quest'oggi al Consiglio comunale straordinario della Città di Rossano, ai tanti colleghi rappresentanti delle Istituzioni del territorio e alla gente venuta qui, oggi, da tutta la Diocesi per assistere e partecipare ad un evento storico e carico di significato sociale e civile. Per prima cosa, non solo nel ruolo conferitomi, voglio porgere il mio saluto di benvenuto, carico di commozione, all'Ordinario Militare d'Italia, già Arcivescovo di Rossano-Cariati Monsignor Santo Marcianò, da cui ho avuto vicinanza fraterna in momenti di straordinaria Gioia e di inenarrabile dolore. Eccellenza, non prenderò molto tempo, poiché siamo riuniti qui per sentire in particolare le sue parole, e poi leggerò le motivazioni del Consiglio comunale che unanimemente e con l'acclamazione del popolo rossanese ha voluto riservarLe la Cittadinanza Onoraria del Comune di Rossano.

Dirò poche cose in apertura di questa cerimonia. Che, non a caso, si celebra in un giorno importante che rimanda alla memoria una delle più eccelse figure della nostra democrazia e della nostra Repubblica, che ha vissuto il suo impegno politico nell'armonia dell'impegno cattolico. Il 16 Marzo di 39 anni fa, a Roma, con il rapimento di Aldo Moro in via Fani per opera delle Brigate Rosse, si consumava il primo atto di quello che fu il martirio di un uomo in prima linea nella strenua difesa della democrazia.

Una figura, caro Don Santo, alla quale Lei è legato particolarmente e che ricorda spesso nei suoi scritti e nelle sue omelie. Una figura cara molto anche a me, a cui ho dedicato la conclusione del mio percorso universitario. L'insegnamento e l'esperienza di Aldo Moro, per quanti come me, impegnati nel servizio alle Istituzioni, si richiamano alla radice popolare, democratica e cattolica, è un punto di riferimento costante nell'azione quotidiana. Una stella polare la cui guida continua ad essere di grandissima efficacia e attualità ai giorni nostri, nonostante in questi anni la morfologia socio-politica dell'Italia e dell'Europa abbia compiuto diverse evoluzioni. Eccellenza reverendissima, ci sono molte ragioni per cui il Consiglio comunale ha inteso conferirle lo status di cittadino onorario di Rossano ed una di queste sta proprio nella capacità che Lei ha dimostrato, durante il settennato episcopale nella Diocesi Rossano-Cariati, di sapersi confrontare, da autorità religiosa, con le difficoltà e le virtù di questa terra valorizzando l'entità dell'uomo e del cittadino.

In questo è stato d'aiuto anche alle Istituzioni locali che in Lei hanno sempre trovato sostegno, incoraggiamento e lo sprone per affrontare le diverse questioni del comprensorio ionico.Grazie al suo aiuto abbiamo sperimentato, per la prima volta, il valore della comunità territoriale e abbiamo assunto la consapevolezza reale che in questo angolo di Calabria ci sono ricchezze per le quali vale davvero la pena impegnarsi e lavorare sodo. Oggi, con entusiasmo, l'accogliamo nella nostra comunità certi di poter continuare a far leva sull'affetto, e su quel legame di appartenenza che lo tiene legato a doppio filo con questa Città. Una comunità che si arricchisce di ulteriore valore e che insieme può sperare di edificare un futuro migliore. Certi, come siamo, che – così come ci ricorda San Paolo - quando c'è una comunità c'è un "corpo" in cui gli elementi che lo compongono sono fortemente interconnessi fra loro. In questo senso la comunità è un sistema "vivo" in cui sul singolo prevale l'essere insieme con altri, e sull'interesse individuale prevale il bene comune. È in questo modo di concepire la vita di una collettività che si intrecciano indissolubilmente i precetti della fede cattolica e le norme civili di un paese democratico, laico e attento a tutti i cittadini. Insieme si cresce! Ed in questa crescita e nelle sfide che ci attendono, noi cittadini ed amministratori rossanesi siamo felici che possa essere presente e viva la Sua partecipazione attiva di Uomo e di Pastore. Perché anche un non credente, se è forte dei principi di buona volontà, può condividere universalmente con noi il pensiero che "in senso stretto non vi può essere felicità senza comunità (Spinoza)". Allora, caro Don Santo, siamo contenti che Lei oggi è in mezzo a noi e che da qui a breve riceverà dalla nostra Città la cittadinanza onoraria.

È stato tra coloro che più ha sostenuto e sviluppato temi come la giustizia sociale, il rispetto dei diritti umani, la dignità e libertà di ogni persona. Ha teso così a portare avanti un impegno dottrinale ma anche civico. Attraverso le Sue numerose iniziative e i progetti avviati per la prima volta nella nostra Diocesi e nel nostro territorio, ha lavorato per ridare dignità alla donna. E di questo Le ne sono grata perché il genere femminile, nella nostra società e spesso e purtroppo anche nella Chiesa, subisce ancora ingiustificate discriminazioni. Lei è andato controcorrente, aiutando tantissime ragazze e mamme ad uscire dall'oblio e dal limbo della società e dalla condizione passiva e remissiva alle quali erano state costrette. Anche per chi non ha conosciuto direttamente e toccato con mano il suo operato pastorale, ha però potuto incontrare la Sua figura e il Suo lavoro nelle pagine della storia di questa città: su tutti, nell'elevazione del Codex Purpureus Rossanensis a Patrimonio Universale dell'Unesco. Un dono della provvidenza per Rossano e per l'intera Calabria che mi auguro possa essere messo a frutto e nel migliore dei modi non solo dalle Istituzioni ma anche e soprattutto dai giovani. E poi ancora il Suo impegno nei confronti dei poveri e a sostegno degli ultimi, è stato messo in evidenza unanimemente dalla scelta del Consiglio comunale. Così come l'impegno costante affinché Rossano, la sua Area urbana insieme alla vicina Corigliano, e alle altre comunità locali che si estendono dal comune di Tarsia a quello di Cariati, fossero sempre attive e vive nella valorizzazione e tutela della propria identità.

È questa una piccola parte dell'opera meritoria compiuta da S.E. Mons. Santo Marcianò nei suoi sette anni trascorsi tra di noi, che ho provato a riassumere velocemente e che hanno dato cuore e anima alle motivazioni unanimi che il Consiglio comunale di Rossano ha voluto riservare al suo nuovo Cittadino Onorario. Caro Padre, di recente, proprio in preparazione della cerimonia odierna, mi sono soffermata a guardare con accuratezza materna il suo sigillo episcopale. Che richiama alla figura allegorica del Pellicano. Un animale riconosciuto come "emblema di carità" (Oswald Wirth) perché sia nella tradizione religiosa, non solo cristiana, che laica rappresenta il simbolo dell'abnegazione con cui si amano i figli. L'iconografia cristiana ne ha fatto l'allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato da cui sgorgarono il sangue e l'acqua, fonte di vita per gli uomini. Rossano ha avuto beneficio dalla sua opera sociale e culturale e, oggi in modo solenne ed ufficiale, la ringrazia di cuore per quello che ha fatto. Shalôm, Eirene, Pax, Salâm, Peace, Paix, Friede, Paz, Mir... sono questi i nomi dell'ospitalità in tutte le lingue conosciute del mondo cattolico con le quali le diamo il benvenuto come nuovo cittadino di Rossano, Città del Codex e storicamente, per eredità di San Nilo, anche di Pace e Ospitalità. E la pace, come ci insegna il nostro tempo, cresce di pari passo con l'ospitalità. Con un abbraccio ideale, allora, caro Padre, Rossano l'accoglie tra le sue sette porte e nel cuore di una civiltà che ancora vuole continuare ad essere protagonista e che ha coraggio per dettare i tempi dell'auspicato cambiamento verso un futuro più solido e pieno di speranza.

INTERVENTO DEL SINDACO STEFANO MASCARO

ROSSANO (Cs), Giovedì 16 Marzo 2017 – Rivolgo un cordiale e affettuoso saluto a tutti i presenti a questo evento civile e istituzionale e un ben ritornato a Sua Eccellenza Marcianò, Nostro Arcivescovo per sette anni dal 2006 al 2013, fin da subito amico di Rossano e da questa sera, nostro concittadino. Consentitemi un ringraziamento personale al prof. Franco Filareto, Sindaco della città in concomitanza con il servizio episcopale di Sua Eccellenza Marcianò, che – con la sua passione di storico - ha dato un contributo prezioso per la ricostruzione dei momenti più significativi di quella esperienza.

Gli anni della permanenza di Sua Eccellenza Marcianò a Rossano si sono subito contraddistinti per la proficuità del rapporto tra l’Istituzione comunale e la Chiesa diocesana, nel rispetto della laicità della prima e la religiosità della seconda: un dialogo intenso, serrato, improntato sempre al rispetto dei ruoli differenti, distinti, autonomi e, nello stesso tempo, complementari; sempre alla ricerca delle ragioni che uniscono, sempre tesi all’impegno solidale per la costruzione del bene comune, sempre con la condivisione dell’opzione preferenziale per i giovani e per chi vive nel bisogno, nella malattia, nell’esclusione sociale, sempre con una alta e tenace tensione a promuovere i beni culturali identitari della Rossanesità, specificamente l’amore per la Achiropìta, per i Santi con-patroni di Rossano e della Calabria, Nilo e Bartolomeo, per la valorizzazione delle testimonianze bizantine e dell’inestimabile e famoso “Rossanensis Purpureus Codex” e con questo del Centro Storico di Rossano. Il Ministero di Mons. Santo Marcianò nella Diocesi di Rossano-Cariati inizia formalmente, il 6 maggio 2006, quando Papa Benedetto XVI lo nomina nuovo Arcivescovo di questa Diocesi. Il 21 giugno ottiene la consacrazione episcopale a Reggio Calabria, subentrando al caro mons. Andrea Cassone: L’Arcivescovo Marcianò inizia di fatto il suo ministero nella nostra Arcidiocesi con il suo ingresso solenne a Rossano il 22 luglio 2006, accolto dalla popolazione diocesana, dal clero, dal Sindaco della città, dagli altri 18 Sindaci della Diocesi, dal Presidente della Provincia di Cosenza, da delegati della Giunta e del Consiglio della Regione Calabria. Le tappe e i fatti concreti del ministero religioso di mons. Marcianò, improntati a un attivismo senza pause, appassionato e produttivo sono innumerevoli. Provo a richiamare quelli che più hanno inciso nel cambiamento e nel rinnovamento innanzi tutto della religiosità e della prassi religiosa di cittadini e credenti e più diffusamente cercherò di mettere in evidenza le tappe e i fatti concreti che hanno arricchito la Diocesi di servizi alle persone più deboli ed esposte all’esclusione sociale e ne hanno fatto una realtà ecclesiale ed umana punto di riferimento nella Regione e oltre.

- Il cammino ecclesiale della Chiesa diocesana, sia dei sacerdoti che dei laici impegnati, è guidato e orientato, durante i sette anni di governo dell’Arcivescovo Marcianò, dalle annuali “Lettere Pastorali”, una sorta di documenti programmatici che indicano le direttrici di marcia per ciascun anno: la sua prima,“Cercate il Signore!”, La via della Speranza”, è dell’11 novembre 2006, a tre mesi del suo ingresso in Diocesi, in occasione della festa di San Bartolomeo; la seconda è quella degli anni 2007/2008, è “In principio era il Verbo”. Lettera Pastorale nell’Anno della Parola; quella del 2008/2009, anno dedicato a San Paolo, è “Non avere paura... e non tacere”. Paolo: il coraggio dell’evangelizzazione”; poi per il 2009/2010 “La “mia” Chiesa - Lettera alla Diocesi per la prima Visita Pastorale”, con la quale apre la “Visita pastorale alla Diocesi”, che, iniziata il 21 febbraio 2010 e conclusasi due anni dopo, il 4 aprile 2012, permette all’Arcivescovo di incontrare tutte le realtà del territorio, dalle comunità parrocchiali ai singoli consigli comunali; quella del 2010/2011 è rivolta ai Laici, “Al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno». I laici, Regno di Dio nel mondo”; la quinta è dedicata ai giovani, è quella del 2011/2012, l’anno dei giovani, ed è intitolata “E tu avrai un tesoro». La ricchezza educativa”; la sesta è del 2012/2013, anno dedicato alla fede, durante il quale tutte le Vicarìe fanno simbolicamente il loro pellegrinaggio nella Cattedrale di Rossano a venerare la Theotokos Achiropita, e porta il titolo “Pongo il mio arco sulle nubi». La fede: luce tra cielo e terra”; la settima e ultima lettera pastorale dell’Arcivescovo Marcianò, prima della sua partenza da Rossano, è del 2013, ed è dedicata alla Missione ed ha il titolo . La missione: un amore “urgente”, che rappresenta anche una riflessione sul cammino fatto in sette anni di Episcopato ed una consegna per il futuro. Tra i primi atti più innovativi e significativi dell’attività pastorale dell’Arcivescovo Marcianò richiamo alla memoria due iniziative riguardanti la nostra Achiropita, la Madonna creata non da mano umana, cuore spirituale e fondamento dell’identità culturale collettiva di Rossano e dei Rossanesi. Entrambe le iniziative vedono protagonista l’Arcivescovo Marcianò, sono datate al 13 agosto 2007 e si sono svolte nel corso di in una solenne cerimonia tenuta in Cattedrale, presenti tutto il presbiterio, le popolazioni e i Sindaci dei 19 Comuni della Diocesi. Con la prima l’Achiropita, viene insignita e impreziosita dall’Arcivescovo da un nuovo titolo: la “Vergine della Bellezza”: laicamente e religiosamente, infatti, la Bellezza dell’Achiropita è da considerarsi l’immagine visibile del Bene morale e della Verità unica definitiva di Dio (un altro è aggiunto, nel 2014, dall’Arcivescovo Giuseppe Satriano, che ha dato all’Achiropita il titolo di “grembo santo di Dio..., mistero d’Amore”). Questo è il 15° dei titoli onorifici, che da tempo immemorabile, caratterizzano a Rossano la Vergine Maria: La seconda iniziativa, è la proclamazione della “Madonna Achiropita Patrona di tutta l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati”, alla quale viene dedicata la conseguente festa diocesana, fatta il 13 agosto 2007 e confermata negli anni successivi, quando in Cattedrale il Sindaco di Rossano, a nome anche delle popolazioni e degli altri 18 Sindaci dell’Arcidiocesi, rende omaggio all’Achiropita e le fa dono di un grande cero votivo. In controtendenza alle spinte disgregatrici, alla crisi profonda delle coscienze nell’attuale momento storico, mons. Marcianò, proclamando l’Achiropita unica Protettrice di tutta l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati e rinnovando la religiosità mariana, fa del culto e della venerazione dell’Achiropita l’elemento identitario comune per le popolazioni e le 19 città componenti l’Arcidiocesi di Rossano. L’arcivescovo con il suo innovativo provvedimento richiama credenti e laici del nostro comprensorio ai valori dell’unità e della coesione sociale, dell’identità originale e dell’appartenenza, del ritrovarsi in sensibilità e aspirazioni condivise, del sentirsi parte integrante di un sistema territoriale.

Manifesto qui solennemente l’apprezzamento, la condivisione e la più sincera gratitudine delle popolazioni del comprensorio – di cui mi faccio portavoce e interprete - a mons. Marcianò per la sua sensibilità, la scelta illuminata, la lungimiranza di proclamare l’Achiropita Patrona dell’intera Arcidiocesi di Rossano-Cariati. - Molta attenzione l’Arcivescovo Marcianò dedica alla valorizzazione dell’opera complessa dei due Santi rossanesi, Nilo e Bartolomeo, Con-Patroni di Rossano e della Calabria, anche al fine di riattivare il culto e la venerazione degli stessi, la conoscenza e soprattutto l’amore dei Rossanesi verso i loro Santi concittadini e protettori:l’11 novembre 2006, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e a conclusione dell’anno dedicato dall’Arcivescovo Andrea Cassone a San Bartolomeo a 950 anni dalla morte, promulga la sua prima lettera pastorale, promuove celebrazioni religiose e convegni storici, inaugura il monumento di S. Bartolomeo nella nuova piazza dell’omonima strada; il 26 settembre 2010, in occasione dell’XI centenario della nascita di San Nilo, le due Diocesi e le due Amministrazioni comunali di Rossano e Gaeta, dove S. Nilo visse gli ultimi dieci anni della sua vita (994-1004), rafforzano i loro legami religiosi e civili e vengono condivisi momenti comuni nelle due città, che si concludono a Rossano con le solenni cerimonie religiose (in Cattedrale e con l’imponente processione) e le iniziative istituzionali insieme alle delegazioni della Diocesi di Gaeta, guidata dal suo Arcivescovo Mons. Fabio d’Onorio, e l’Amministrazione Comunale della città laziale. Il 29 aprile 2007, l’Arcivescovo Marcianò realizza, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, la prima “Festa dei giovani”, proseguita negli anni successivi, segno di una particolare vicinanza alle giovani generazioni, alle loro condizioni esistenziali, alle loro problematiche, ai loro progetti di vita, alle loro speranze per il futuro. - Durante il suo Episcopato e - sono certo - per accompagnamento premuroso del suo Pastore, la Chiesa Diocesana ottiene importanti riconoscimenti da Sua Santità il Papa, quando due presbiteri di Rossano, noti e stimati nella Regione e oltre, sono nominati Vescovi e vengono ordinati e consacrati da mons. Marcianò: mi riferisco a don Luigi Renzo, inviato nell’agosto 2007 a governare la Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, e a don Franco Milito chiamato nel maggio 2012 alla guida del Vescovato di Oppido Mamertina-Palmi. Consapevole del ruolo e dell’impegno che i laici sono chiamati a svolgere nella società e nella Chiesa, per essere testimoni autorevoli e credibili e, soprattutto, per essere cittadini attivi ed esemplari di rinnovamento e di guida, l’Arcivescovo Marcianò promuove la nascita a Rossano di una “Scuola diocesana di formazione socio-politica”, il 7 novembre 2007, che, si avvale di noti studiosi religiosi e laici e coinvolge un grande numero di partecipanti. Altrettanto consapevole che la Chiesa è credibile se è Chiesa di prossimità o come dice Papa Francesco “Chiesa della misericordia”, ossia Chiesa della carità, Chiesa al servizio degli invisibili, dei poveri, degli emarginati, di quelli che i benpensanti aridi considerano, per usare un altro termine di Papa Francesco, gli “scarti” cioè gli esclusi dalla società, l’Arcivescovo Marcianò promuove altri fatti concreti, segni di novità, di cambiamento di rinnovamento della società.

Tra il 2007 e gli inizi del 2008, riattiva la “Charitas”, avviando una prima mensa per i poveri e gli immigrati allo Scalo di Rossano, il 10 ottobre 2008, inaugura i nuovi locali della mensa Caritas a Rossano Scalo (stessa cosa fa poi a Corigliano, a Schiavonea, a Mirto), il 14 maggio 2011 inaugura il “Centro diocesano di Pastorale della Carità” nei locali dell’ex Ospedale di S. Giovanni di Dio alla Piazzetta, messi a disposizione in comodato dall’Amministrazione comunale; il 30 gennaio 2008 inaugura il “Centro di accoglienza per persone senza fissa dimora” nei locali della Chiesa S. Maria della Pace a Rossano Centro; il 5 settembre 2009 inaugura la “Casa di accoglienza per ragazze-madri e donne in difficoltà” presso i locali dell’ex ospedale di Rossano, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale; Il 19 giugno 2009, festa del Sacro Cuore, mons. Marcianò inaugura nell’ex Seminario estivo un nuovo Monastero, quello delle Monache Agostiniane; - Dal 30 settembre all’1 ottobre 2012 Mons. Marcianò vuole e organizza a Rossano il “Convegno nazionale in occasione della giornata per la salvaguardia del creato”, un appuntamento che vede unite nella preghiera sia la Chiesa Cattolica che la Chiesa Ortodossa. Nel 2013 mons. Marcianò, consapevole che Rossano si va sempre più connotando come prestigiosa città di cultura, vuole che la Chiesa diocesana accompagni questo percorso nel solco della migliore tradizione religioso-culturale e promuove due iniziative molto qualificanti: la prima riguarda la Biblioteca Diocesana, che, benchè rinnovata in anni recenti, viene potenziata con nuovi testi e nuove pubblicazioni, ammodernata, informatizzata, resa meglio fruibile e ubicata in una nuova sede più ampia e dignitosa nell’ex Chiesa cinquecentesca di Gesù e Maria attigua al Seminario Diocesano; la seconda iniziativa concerne l’Achivio Storico Diocesano, che conserva la memoria della Chiesa locale e territoriale e viene trasferita negli ampi locali ristrutturati dell’ex Chiesa antichissima di S. Maria della Rocca, di fronte alla sede della Biblioteca Diocesana, ed è altresì dotata di arredi adeguati, informatizzata e resa fruibile da ricercatori e studiosi. Il 27 gennaio 2007 prende avvio il cammino per la valorizzazione del Codex Purpuerus Rossanensis, attraverso la richiesta ufficiale, trasmessa dall’Arcivescovo Marcianò e dal Direttore del Museo diocesano di arte sacra, don Luigi Renzo, alla sezione italiana dell’UNESCO per il riconoscimento del nostro Codex quale bene del patrimonio universale dell’umanità. La richiesta è sostenuta con atti formali dall’Amministrazione Comunale, dalla Provincia di Cosenza, dalla Regione Calabria, dalla Soprintendenza ai beni culturali. L’iter per l’agognato riconoscimento è lungo, faticoso e richiede a mons. Marcianò un’azione personale e diplomatica, caparbia, continuativa e risolutiva – di cui oggi gli diamo riconoscimento e merito – per trovare gli interlocutori giusti presso il Vaticano col Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura), il Governo nazionale con il prof.Massimo Bray, ministro dei beni Culturali, che stasera non ha voluto mancare e che saluto con gratitudine, la Presidenza della Repubblica con il Prof. Louis Godart, consigliere culturale del Quirinale, le due Commissioni UNESCO Nazionale di Roma e Internazionale di Parigi, per essere presi in considerazione e convincere che il bene librario del Rossanensis è di valore inestimabile ed è un unicum nel mondo, ed ottenere, infine, dopo otto anni di pressioni e sollecitazioni, che il 14 ottobre 2015 l’UNESCO deliberi l’iscrizione del Codex Purpureus Rossanensis nel Registro della Memoria del Mondo quale patrimonio universale dell’Umanità.

In quegli otto anni di paziente lavoro, l’Arcivescovo Marcianò intraprende una serie di importanti iniziative per tutelare e valorizzare il nostro Codex, per porlo all’attenzione nazionale e internazionale, per custodirlo al meglio in una nuova e moderna sistemazione dei locali del Museo diocesano. Ricordo le tappe più significative. Nel 2010, ottiene dalla Sovrintendenza archeologica della Calabria il finanziamento per il restauro del Codex, allora in gravi e allarmanti condizioni patologiche, ed affida il lavoro di salvaguardia e di studio all’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del patrimonio Archivistico e librario di Roma, prestigiosa istituzione del Ministero dei beni e delle attività culturali: l’operazione, assai delicata, dura sei anni fino a giugno 2016. Quando il restauro è a buon punto, viene presentato al Quirinale al Presidente Giorgio Napolitano ed illustrato da mons. Marcianò a Sua Santità il Papa Bergoglio, il 14 novembre 2013, in occasione della storica visita del Santo Padre Francesco al Presidente della Repubblica; dal 14 novembre 2013 resta esposto all’ammirazione internazionale in una specifica stanza nel corso di un’importante mostra nel prestigioso palazzo del Quirinale fino al 13 luglio 2014. In quegli anni, prima l’Arcivescovo Marcianò, poi il nuovo Arcivescovo Giuseppe Satriano, ottengono i finanziamenti e realizzano le opere di sistemazione e ammodernamento, in chiave di sicurezza e fruibilità, dei locali del Museo Diocesano di Arte Sacra.

E, finalmente, il 3 luglio 2016 c’è il “ritorno” del Codex nella nostra Rossano, il primo emoziante evento cui mi onoro di aver partecipato quale Sindaco della città. Poi ne sono seguiti altri, di genere diverso ma tutti di grande intensità. L’ultimo prima di questa sera, a Roma l’altro ieri, nella prestigiosa cornice di Palazzo Chigi, ho avuto l’onore ed il privilegio di rappresentare Rossano all’evento Fai, la più importante vetrina culturale italiana, alla presenza dei massimi vertici del Governo nazionale, il Presidente Gentiloni ed il Ministro Franceschini, della Rai nelle persone del Presidente e del Direttore Generale, del Giornalismo tutto, del mondo della Cultura. Dove ancora una volta, accanto alle inestimabili testimonianze dei palazzi nobiliari, della Panaghia, del Museo della liquirizia, è stato protagonista il Codex. Una straordinaria occasione di promozione offerta non a caso alla nostra città ed al suo patrimonio identitario e culturale di qualità, che ci incoraggia a proseguire nell’azione intrapresa e che mira a fare di Rossano uno dei principali centri e punti di riferimento del turismo culturale nazionale ed internazionale. La strada è quella giusta, ma sicuramente occorre fare di più. C’è bisogno della collaborazione e dell’apporto di tutti, in specie dei rappresentanti delle Istituzioni. Approfitto dell’occasione per rivolgere ai presenti un appello affinchè si compia uno sforzo comune, ognuno per la sua parte. Occorre prima di tutto invertire la tendenza dell’abbandono da parte dei giovani, trattenendoli non solo per la fase degli studi ma anche per il dopo. Le nuove energie sono indispensabili. I media e la stampa nazionale hanno centrato la loro attenzione sui 130 Palazzi gentilizi presenti nel centro storico, ma resta la registrata sensazione del V. Presidente del Fai di una città tanto bella quanto vuota. Ecco, dobbiamo far tornare a vivere questa città, riempire di attività i contenitori in essa presenti ed inutilizzati per migliaia di metri quadri : lo possiamo e lo dobbiamo fare insieme all’Università, Magnifico Rettore Crisci, assumendo le opportune iniziative in cui la ricerca e la cultura sposino il contesto magico e particolare; lo possiamo e lo dobbiamo fare insieme – potenziando i servizi e modernizzando le infrastrutture - alle Istituzioni rappresentative come la Provincia, Presidente Iacucci, e la Regione Governatore Oliverio; anche lo Stato centrale sarà con noi, ne ho avuto testimonianza a Palazzo Chigi.

Un piano di sviluppo che va oltre Rossano e si estende alla Sibaritide, partendo dalla vicina Corigliano con cui abbiamo in atto il progetto di fusione, spinto all’epoca da Mons. Marcianò e sostenuto convintamente oggi da Mons. Satriano : processo che deve andare avanti e rapidamente concludersi, per la creazione di una grande città senza barriere e senza confini, aperta. Abbiamo bisogno di tante persone che testimonino la loro amicizia, come ha fatto Sua Eccellenza Marcianò e come – sono sicuro – continuerà a fare dalle postazioni sempre più prestigiose che gli auguriamo andrà a ricoprire. Ancor più da oggi che è entrato a far parte a pieno titolo della nostra Comunità.

Rossano, questo territorio, ha una popolazione operosa e con voglia di fare; ma ha anche tanti figli illustri che ricoprono incarichi di prestigio in posti chiave. E’ necessario chiamarli tutti a raccolta, perché ognuno faccia la sua parte, spinga per quanto nelle sue possibilità per la risoluzione dei problemi. La rinascita e la ripartenza di Rossano e del territorio della Sibaritide, può significare la ripartenza della Calabria. Spero tanto che questo mio appello o, se volete, questa mia sfida venga raccolta. Tornando al motivo che ci ha qui riuniti, ricordo che Mons. Santo Marcianò conclude il suo Episcopato il 10 ottobre 2013, quando il Santo Padre Francesco lo nomina nuovo Ordinario Militare per l’Italia, e il 24 novembre successivo egli, con una partecipata celebrazione di commiato dalla Diocesi di Rossano-Cariati lascia la nostra e sua Rossano per Roma. Stasera, dopo 3 anni e mezzo, ci ritroviamo per ri-affermare in questa antica e prestigiosa città tre valori morali ed etici, riassumibili in tre “R” che fanno e hanno fatto forte e autorevole Rossano nel corso dei secoli: il “Ricordo”, come non-oblio, come non-dimenticanza, come memoria delle persone che hanno fatto la loro parte, hanno dato alla loro esistenza il senso della missione, hanno testimoniato la coerenza tra il pensare e il fare, hanno lasciato tracce significative di cambiamento e miglioramento nella propria comunità di appartenenza, hanno vissuto da attori protagonista; il valore etico-morale del “Riconoscimento” dell’opera positiva di chi con impegno indefesso, con l’etica della responsabilità, con l’attenzione costante verso il bene comune, con spirito di condivisione e di servizio, ha saputo “costruire percorsi nuovi di speranza” e ha dato un contributo importante per migliorare la nostra realtà; e, infine, la “Riconoscenza” a chi ha operato per il bene comune, ha saputo costruire con onestà di intendimenti e di azione, ha impegnato la propria persona e il proprio ruolo, senza mai tirarsi indietro di fronte alle difficoltà.

Motivati e mossi da questi valori noi Comunità Rossanese, civile e religiosa, l’accogliamo oggi, carissimo mons. Santo Marcianò, per il suo ritorno a Rossano con l’onore, ma anche l’onere e la responsabilità, della “cittadinanza onoraria rossanese”. 

MESSAGGIO DEL PRESIDE GIOVANNI SAPIA direttore dell’Università Popolare Ida MONTALTI-SAPIA ROSSANO

L’invito a partecipare alla cerimonia di oggi, fattomi pervenire dalla cortesia tua e della Presidente del Consiglio Comunale, mi reca gioia e conforto ma le mie condizioni di salute mi impediscono di onorarlo e mi costringono – compenso minimo – a rifugiarmi in questo breve messaggio di saluto e plauso alla tua signorile e operosa modestia di uomo e di amministratore e alla persona straordinaria dell’insignito. Voglio dirti che mai pubblico riconoscimento è stato più giusto e meritato di quello odierno e che con esso l’Amministrazione Comunale di Rossano compie non un gesto formale, sia pure sentito e nobilissimo, ma un esemplare atto di moralità. Non sempre e dovunque di conferimento della cittadinanza onoraria risponde ai canoni istituzionali, che sono fondamentalmente i meriti acquisiti dall’insignito nei confronti della città conferente, mentre non è raro che il beneficio obbedisca a criteri impropri, se non del tutto ad interessi di singoli e di gruppi. Oggi la città onora un uomo che l’ha amorosamente servita, ma bisogna dire che si onorano e si illuminano a vicenda l’uomo e la città. S.E. Marcianò le ha consacrato la sua giovinezza, base e alimento di entusiasmo e di vigore, di autorevolezza e di amabilità, di prudenza e coraggio, di operosità e dottrina. Ha retto con consapevole determinazione la responsabilità di una diocesi difficile e l’eredità secolare di presuli illustri. Ha guardato con pari interesse alla chiesa e alla società civile. Ha onorato con la parola e con gli scritti, con il conforto della dottrina sacra e profana la pastorale e i diversi momenti di rappresentanza. Ha curato con un minore zelo del servizio religioso quelli sociali e le opere di carità. Ha coniugato amabilmente prestigio del grado e umanità, dispensando l’accoglienza familiare e l’abbraccio fraterno senza distinzione di età, di sesso, di condizione sociale e non negando, cosa indimenticabile, uno sguardo, un sorrido, un cenno della mano, anche nell’ufficialità dei cortei sacri, agli affacciati alle finestre e ai passanti della strada. Ha inciso il suo nome nella pinacoteca dei vescovi che più efficacemente hanno curato il decoro del duomo e dell’annesso palazzo vescovile, realizzando in breve tempo un’opera armoniosa di ristrutturazione, di restauro, di aristocratico prestigio. Ha inserito con miracoloso tempismo il Codice Rossanese nel patrimonio dell’umanità e aperto la città all’attenzione del mondo. Per tutte queste cose insieme e per altre che egli si porta appresso nella coscienza e nella memoria vanno a lui il mio compiacimento e il mio rispettoso abbraccio, nei quali presumo di assommare il compiacimento e l’abbraccio di Rossano tutta quanta, con l’auspicio di mete di più alto prestigio. A te, caro Sindaco, e alla tua compagine amministrativa l’espressone più viva di lode e di gratitudine, nella quale voglio sperare che consentano tutti quanti guardano con affetto pure alle sorti della città.

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