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Corigliano Rossano, no di Cinque stelle all' hot spot al porto di Schiavonea

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CORIGLIANO ROSSANO – 13 giu. - Il Movimento cinque stelle è contrario alla realizzazione dell'hot spot per migranti, nell'area del porto. Un progetto della precedente amministrazione, prima dell'unione dei comuni. La senatrice Rosa Silvana Abate e il deputato Francesco Sapia fanno sapere: «Siamo ancora più determinati nell’affrontare l’emergenza migranti perché la struttura non sarebbe idonea all’accoglienza».

Nel porto, come emerso nel corso dell’incontro dell’altro giorno con i pescatori, mancano acqua, luce e scarichi. Non ci sarebbero le condizioni igieniche minime per fare accoglienza o, addirittura, costruire un hotspot. «L’accoglienza va fatta ma in un certo modo – sottolineano Abate e Sapia – come è stata organizzata fino ad ora non è servita a nulla e il voto di marzo lo ha detto chiaramente. Ecco perché i cittadini hanno fatto sapere senza mezzi termini che se ci sarà la costruzione dell’hotspot sono pronti a scendere in piazza». Secondo il movimento Cinque stelle: “Il Prefetto di Cosenza Tomao vuole imporre l’allestimento di un hotspot nel nostro porto, in attuazione di uno scellerato disegno governativo. In Calabria sono in corso contatti con le istituzioni, per aprire tre hotspot, uno dei quali a Corigliano Calabro (400 posti). Il tutto sotto gli occhi consenzienti, e forse anche compiaciuti – scrive Cinque stelle - del nostro sindaco Giuseppe Geraci e dell’assessore alle politiche sociali Marisa Chiurco.

Gli hotspot sono strutture non regolamentate, teoricamente allestite per identificare, registrare e raccogliere le impronte digitali dei migranti appena sbarcati. Le operazioni dovrebbero avere la durata massima di 48 ore, per poi procedere al ricollocamento degli immigrati nei vari stati membri. Purtroppo, per come dichiarato dal Prefetto di Trapani Leopoldo Falco, registrare un numero così elevato di migranti è molto complicato. La maggior parte dei migranti che arrivano in Italia, afferma Falco, rifiuta di farsi identificare e le autorità italiane non possono fare altro che lasciarli andare dopo 48 ore dall’arrivo, perché questo prevede la legge». 

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