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Marlane, le motivazioni della sentenza in 256 pagine

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PRAIA A MARE – In 256 pagine è racchiusa la motivazione della sentenza di un processo che si presentava come un vero e proprio evento per la rilevanza che avrebbe suscitato e tale è stato perché ha smosso i piani alti dell'industria italiana. Ma come è noto, il processo in primo grado si è concluso con l'assoluzione di tutti gli imputati, con l'accordo raggiunto con buona parte degli ex operai che hanno ricevuto una somma risarcitoria oscillante fra i 20 e i 40mila euro. Ora la Procura di Paola è pronta a ricorrere in Appello e contro la sentenza assolutoria con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

Nelle conclusioni il giudice Domenico Introcaso, ed i colleghi Pierpaolo Bortone e Annamaria Buffardo, affermano che “Solo l’analisi del rischio, fondata sul paradigma sorgente-percorso-recettore, consente di valutare, in via quantitativa, i pericoli concreti per la salute umana connessi alla presenza di inquinanti nelle matrici ambientali (aria, acqua, suolo). Esiti negativi – si legge - sono stati altresì forniti dall’indagine epidemiologica (integrante, secondo la giurisprudenza più recente, un mero indizio della verificazione di un danno all’ambiente), destinata a rilevare gli eventuali eccessi significativi nell’incidenza di determinate patologie nella popolazione esposta ai fattori tossici riconducibili all’attività produttiva gestita dagli imputati, rispetto all’incidenza che ci si potrebbe attendere in una popolazione di soggetti non esposti. Nel caso specifico i periti non hanno individuato alcun impatto sanitario nella popolazione dei comuni di Praia e Tortora correlabile allo stabilimento Marlane; in particolare, gli esperti si sono espressi nel senso che “Non sono stati individuati scostamenti significativi di patologie neoplastiche o comunque correlabili alle sostanze ritrovate nell'ambiente circostante”.

C'è anche un caso specifico citato nella sentenza, quello dell'udienza del 6 giugno 2014, quando il dottor Comba riferisce che: “utilizzando l’approccio epidemiologico “Sentieri” non si evidenzia un aumento di mortalità e di ricoveri nei comuni di Praia a Mare e Tortora rispetto alla regione Calabria”. Una parte delle motivazioni, poi, è legata al Cromo esavalente indicato dall'accusa quale peggior elemento. I periti precisano che ”la pericolosità del cromo è legata al suo stato di ossidazione. E’ infatti provato che, mentre la forma trivalente interferisce poco con i sistemi biologici, quella esavalente essendo molto più mobile, interagisce in modo molto più efficace con gli organismi viventi nelle cui cellule penetra, sfruttando lo stesso meccanismo di trasporto intracellulare dello ione solfato (Riedel, 1984 e 1985). L'assunzione di Cromo esavalente da parte dell’uomo provoca il notissimo eczema da cromo esavalente che può degenerare, per intossicazioni più gravi, nel tumore dell'apparato digerente o respiratorio a seconda delle modalità di assunzione del metallo”. Nella motivazione della sentenza si evidenzia ancora che “Non sono presenti, nei rilievi effettuati dalla CT DE Rosa, sostanze cancerogene in quantità significative. Non sono state rilevate nelle falde acquifere sostanze genotossiche in quantità significative; non sono stati individuati scostamenti significativi di patologie neoplastiche o comunque correlabili alle sostanze ritrovate nell'ambiente circostante.

A conclusione dell'indagine tecnica delegata dal tribunale i periti si esprimono nel senso che “vi è stato un disastro ambientale per lo sversamento continuo e costante di sostanza classificata tossica e irritante capace in determinate condizioni di sviluppare sostanze volatili irritanti come gli ossidi nitrosi; tale sostanza è presente in gran quantità nelle zone sottoposte a verifica e circostanti l'azienda Marlane; la tipologia di sostanza e del tutto associabile ad attività di tessitura come quella attuata presso Marlane”.

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