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Scalea, Plinius 2: l'intreccio fra politica e 'ndrangheta

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SCALEA – 29 dic. - Sono trentadue gli indagati dell'inchiesta Plinius 2 su cui abbiamo già riferito nei giorni scorsi. E' stato infatti consegnato l'avviso di conclusione delle indagini sul secondo filone che unisce con un filo la prima attività alla seconda, entrambe portate avanti dai carabinieri della Compagnia di Scalea, all'epoca dei fatti coordinata dal capitano Vincenzo falce, e dalla Direzione distrettuale antimafia con l'attività dei procuratori aggiunti Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto, e del sostituto procuratore Pierpaolo Bruni. Nel filone di Plinius 2, come è stato ampiamente riportato nei mesi scorsi, vengono inserite vicende che riguardano gli albori dell'indagine con fatti riferiti a uno degli indagati, bel frattempo deceduto, fino alle questioni politiche legata alla precedente consiliatura del sindaco Pasquale Basile, condannato in primo grado a quindici anni.

Al capo di imputazione n. 11, per esempio, si narrano fatti accaduti a Cetraro, Nocera terinese e nella provincia di Verbania tra il 2000 e la fine di febbraio 2010. Sono indagati Lido Franco Scornaienchi, Umberto Pietrolungo e Luigi Scornaienchi. In più occasioni si sarebbero fatti promettere da un imprenditore, come corrispettivo di un prestito di circa 120mila euro, interessi usurai. I fatti contestati: “Perché commessi ai danni di un imprenditore che versa in stato di bisogno”, con “l'impiego del metodo mafioso che determina soggezione e omertà nella persona offesa” e “al fine di agevolare l'associazione mafiosa di cui gli indagati fanno parte”. Il capo 12, invece, riguarda le vicende politiche, ben note anche nel filone di indagine della precedente operazione Plinius del 12 luglio 2013.

E' indagato l'ex assessore ai Lavori pubblici: Raffaele De Rosa. Vengono inseriti anche l'ex sindaco Pasquale Basile e Pietro Valente con la nota che per entrambi si è proceduto separatamente. Basile condannato in primo grado e Valente con il giudizio abbreviato. L'ex assessore De Rosa dovrà rispondere in relazione ai fatti che riguardano il consigliere Mauro Campilongo che, secondo l'accusa, sarebbe stato indotto a rassegnare le dimissioni. “Tramite Pietro Valente – scrive l'accusa – minacciavano Campilongo di denunciarlo presso la Procura della Repubblica di Paola, non riuscendo nel loro intento per cause indipendenti dal loro volere, cioè per la reazione di Campilongo che si rivolgeva ai carabinieri della Compagnia di Scalea, con l'aggravante imputabile a tutti i correi di aver agito con finalità di agevolare la 'ndrina Valente-Stummo”. Ci sono episodi contestati in cui si evidenziano frasi pesanti come in occasione di un'estorsione da 5.000 euro.

L'indagato Giuseppe Crusco è accusato di aver tentato l'estorsione e di aver proferito le testuali parole: “Se io voglio farmi cinque anni ti do una coltellata allo stomaco, se me ne voglio fare quindici ti do una coltellata alla gola”. Un'azione non riuscita, si legge agli atti, per la “resistenza della persona offesa”.

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