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Cetraro, Frontiera: il clan Muto si autofinanzia con le rapine

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CETRARO – 20 lug. - Il clan Muto si autofinanzia anche con le rapine. E' un “fenomeno” presente sul Tirreno da diverso tempo e che si intensifica in concomitanza ad operazioni ed arresti sul territorio. I carabinieri della Compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Alberto Pinto, il 3 e 4 giugno dello scorso anno, riuscirono a bloccare un tentativo di rapina posto in essere dai “cetraresi” che avrebbe fruttato almeno 23mila euro. “Importanti vicende giudiziarie – si legge - confermavano come le rapine e, più in generale, i reati predatori costituissero una sicura fonte di finanziamento per la consorteria ‘ndranghetistica Muto.

Anche nel processo del 1995, così come in quello del 2006, numerosi collaboratori hanno riferito che i cetraresi si autofinanziano proprio con la commissione di rapine”.Le operazioni Plinius e Madama avevano, in effetti, incrinato gli equilibri della struttura criminale. Dallo stato di crisi ingeneratosi nella cosca, “Derivavano significativi quanto numerosi flussi di conversazioni telefoniche e tra presenti, dall'ascolto delle quali si carpiva la necessità da parte degli indagati attinti da provvedimenti cautelari, di recuperare denaro contante per far fronte

alle spese legali”. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la tentata rapina alle Poste di Sangineto. Le intercettazioni, a bordo della Fiat Punto di Alessandro De Pasquale confermano l'intuizione degli investigatori. Emergono importanti elementi di gravità indiziaria relativamente alla rapina programmata tra il 3 e 4 giugno 2015 in danno dell'ufficio postale di Sangineto, sventata la mattina del 4 dal tempestivo intervento dei carabinieri. In quella occasione Giuseppe Candente trasportava a bordo del furgone Peugeot una pistola calibro 9 con 8 cartucce, una pistola cal. 9x21 con matricola punzonata completa di caricatore contenente 15 cartucce; una pistola cal. 7,65 mm

con matricola punzonata completa di serbatoio contenente 9 cartucce; un giubbetto antiproiettile; una tuta da lavoro total body con zip centrale; un sottocasco di colore nero; un passamontagna in lana di colore blu un sacco in tela di colore nero contenente altri due sottocaschi neri, e altri oggetti utili al colpo. L'appuntamento era nei pressi del campo sportivo sito in località Capofella di Cittadella del Capo. In quel luogo si trovavano Giuseppe Scornajenchi, Luca Occhiuzzi, Carlo Antonuccio, Sabrina Silvana Raimondi, Sara Pascariello. In una Fiat Uno rubata, nell’abitacolo erano state sistemate: una bottiglia contenente del liquido infiammabile, una busta contenente dei chiodi piegati e saldati a incrocio; un cappuccio di muta da sub ed arnesi vari. Era tutto pronto per il colpo a Sangineto paese per impossessarsi con modalità violente del danaro. L'attività dei carabinieri in quel caso aveva fatto fallire il colpo.

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