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Praia a Mare, nuove attenzioni della Procura sulla ex Marlane

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PRAIA A MARE – 18 gen. - Nuovi carotaggi o semplici controlli. Il terreno della ex Marlane ancora all'attenzione della Procura di Paola. Attività nel più assoluto riserbo dei vigili del fuoco che sono ritornati nei terreni della ex fabbrica tessile della Marzotto chiusa ormai dal 2004. Potrebbe prospettarsi una “Marlane bis”, oppure potrebbero essere controlli legati ad indagini già avviate. Non è dato saperne di più. Una cosa è certa: dopo un po' di tempo, i cancelli della fabbrica tessile si sono riaperti per far passare i mezzi dei Vigili del fuoco del reparto speciale Nbcr, che si occupa proprio di materiali speciali di tipo chimico, biologico, radiologino e nucleare. Presenti anche i carabinieri del Noe, nucleo operativo ecologico.

I CAROTAGGI. A novembre del 2007 i primi sondaggi del terreno con i vigili del fuoco del reparto speciale di Cosenza del Nucleo batteriologico, chimico e radioattivo con vari mezzi, giunti anche da Reggio Calabria. Carotaggi per estrarre pezzi di storia della struttura conosciuta come la “Fabbrica dei veleni”. Materiale chimico, tubi interrotti e interrati a quattro metri di profondità, spolette di amianto utilizzate come freni per le macchine sparse nell'area verde, secchi e bidoni con prodotti di vario genere. Ma c'è chi sostiene che possa trovarsi altro materiale sepolto nei terreni della ex tessile. In passato alcuni operai avevano rivelato, voci poi più volte smentite, che sotto al depuratore potevano esserci altri materiali.

IL COMITATO. E' intervenuto ieri il Comitato per le bonifiche dei fiumi e dei mari della Calabria, da sempre presente anche nell'area ex Marlane. In una nota si legge: “Siamo tutti corsi davanti alla Marlane avvertiti da ex operai della presenza nell’area di mezzi dei Vigili del Fuoco. Per vie traverse siamo venuti a conoscenza che dietro iniziativa della Procura di Paola sono stati ordinati nuovi scavi. La notizia non può che farci piacere – si legge - ma nel contempo ci pone degli interrogativi. Sono scavi veri o scavi finti? Vogliamo dire si scava davvero per trovare o si scava a casaccio? Perché noi del Comitato per esperienza diretta, per nostre conoscenze dirette sappiamo che in quei terreni esistono sotterrati tonnellate di rifiuti tossici provenienti dalla fabbrica stessa, e lo sappiamo perché ce lo hanno detto gli stesi operai che lo hanno fatto. Nessuno di noi è stato interpellato a proposito eppure alla Procura di Paola ben ci conoscono. Abbiamo un’intervista – rivela il Comitato - che abbiamo consegnato alla Procura di Paola e mai fatta ascoltare durante le udienze del processo di primo grado, e neanche portata nel processo d’appello di secondo grado a Catanzaro, dove l’operaio Francesco de Palma diceva di come lui stesso per venti anni avesse sotterrato i rifiuti tossici. Altri operai lo hanno confermato, e sappiamo anche dell’esistenza di una mappa dei sotterramenti che avvocati di parte civile hanno fra le loro carte. Ebbene questi operai, questi avvocati, sono stati ascoltati? Perché non vorremmo che tutto questo fosse il solito buco nell’acqua che serva per mettere davvero la parola fine a tutta la vicenda”.

IL PROCESSO. Come è noto, in primo grado, il 19 dicembre del 2014, la fabbrica tessile, chiusa nel 2004, per il presidente Domenico Introcaso ed il collegio del Tribunale paolano, non è stata la causa di circa 107 malattie tumorali registrate fra gli operai della fabbrica. Più della metà mortali. O, almeno, non è dimostrabile la tesi accusatoria. I vertici del gruppo vicentino Marzotto e gli ex dirigenti della fabbrica tessile calabrese non sono da condannare. Tutti assolti.

L'APPELLO. Il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Salvatore Curcio, nei giorni scorsi, ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione per Antonio Favrin, consigliere delegato della società "Marzotto spa" dall’ottobre 2001 all’aprile 2004, ed a tre anni ciascuno per Carlo Lomonaco ed Attilio Rausse, responsabili dello stabilimento, rispettivamente, dal 2002 al 2003 e dal febbraio 2003 all’aprile del 2004. «Senza una nuova consulenza tecnica - ha detto Curcio - devo chiedere, mio malgrado, di confermare per gli altri imputati la sentenza di assoluzione emessa in primo grado dal Tribunale di Paola». Secondo il magistrato sono tante le lacune della consulenza tecnica effettuata nel corso del processo di primo grado.

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