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Scalea, appalti e 'ndrangheta, aviosuperficie: i rapporti con Muto

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SCALEA – 20 gen. - L'aviosuperficie di Scalea, che nelle intenzioni degli ideatori avrebbe dovuto rappresentare lo sviluppo dell'intera area, con il passar del tempo si rivela sempre più una vera e propria zavorra per il territorio. L'operazione della Dda svela le attenzioni della cosca Muto sull'infrastruttura della Riviera dei Cedri. Gli investigatori individuano molte analogie con la vicenda di Piazza Bilotti.

“Franco Muto – si legge agli atti - interviene a tutela di Barbieri per impattare richieste estorsive provenienti addirittura dal figlio” Luigi. Già negli anni scorsi, prima ancora del commissariamento per infiltrazioni mafiose del Comune di Scalea, il gruppo Barbieri aveva reso note le intenzioni di poter gestire l'aviosuperficie che, nelle mani degli imprenditori cosentini, avrebbe anche dovuto fare il salto di qualità diventando aeroporto di terza categoria. L’intervento del finanziamento è per 6.300.000 euro, ripartito in tre lotti funzionali: i primi due per 5.100.000, di cui 2.100.000 euro a carico del pubblico nell’ambito del Por Calabria e 3 milioni a carico del privato investitore; il terzo per 1.200.000 euro, quali migliorie da presentare in fase di gara. Il bando di gara è stato approvato in data 21 gennaio 2014. In pieno commissariamento dell'ente. La Barbieri costruzioni Srl è stata l’unica società a produrre offerta per l’aggiudicazione dell’appalto.

Ma la vicenda che ha catturato l'attenzione degli investigatori è proprio quella legata ad una presunta richiesta estorsiva di Luigi Muto, figlio del boss Franco e le varie richieste di protezione inviate al capo. Nella prima mattina del 3 dicembre 2015, i dipendenti della “Barbieri” avevano trovato sul cantiere una bottiglia piena di benzina ed un accendino. Posizionati davanti al cancello del cantiere dell’aviosuperficie di Scalea. Un segnale inequivocabile.

Tale segnale, in quella giornata aveva generato agitazione. Il socio di Barbieri che è anche amministratore delegato della società Aeroporto di Scalea Srl avrebbe voluto attivare la sorveglianza. Da qui, si legge agli atti, la reazione di Giorgio Barbieri. Quest'ultimo ribadiva “che dell’accaduto si sarebbe occupato lui (e solo lui) in prima persona ed intimando al suo interlocutore di riferire queste sue intenzioni al socio. Barbieri – si legge - specificava di essere un profondo conoscitore dell’ambiente dell’alto Tirreno cosentino (“sto da 50 anni su questo territorio”) per cui doveva occuparsi in via esclusiva di queste vicende: “ Perchè sto da cinquant'anni su questo territorio, quindi fatti i cazzi tuoi proprio....” “Queste cose le fa Giorgio...perchè ce sta da cinquant'anni qua dentro!! Ok??..ok..”.

Da quanto si apprende, Barbieri, non avrebbe avuto intenzione di sporgere denuncia sul fatto, ma i Carabinieri di Scalea, già alle 8.40 del 3 dicembre 2015, erano intervenuti presso l’aeroporto di Scalea per verificare l’accaduto e alle ore 9.30 avevano escusso, presso gli uffici della Stazione di Scalea, il geometra dipendente della Barbieri Costruzioni Srl.

Ad alimentare l'agitazione all'interno del cantiere, anche una serie di furti. Attrezzature costose e poi anche computer e, persino, le casseforti erano state forzate. Una serie di incontri a Cetraro per cercare di fare chiarezza. Si attendeva “un intervento risolutore di Franco Muto che avrebbe annullato qualsiasi pretesa del figlio Luigi”. La definizione della vicenda nel maggio del 2016 quando, si legge agli atti: “Luigi Muto pretendeva “un regalo” per il cantiere di Scalea, non definito nell’importo per cui proponeva di quantificarlo nella stessa misura pattuita per i lavori sul cantiere di Lorica, cioè lo 0,70% dell’importo del finanziamento pubblico”.

Il 19 maggio risulta che il “regalo al mare” era stato stabilito nella misura di 13.000 euro, di poco superiore a quello previsto da Giorgio Barbieri.

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