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Praia a Mare, Marlane, in Appello assoluzione per tutti: ricorsi inammissibili

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PRAIA A MARE – 26 set. - La Corte d'Appello di Catanzaro assolve tutti gli imputati. La storia della Marlane, la fabbrica tessile di Praia a mare, ribattezzata dagli ambientalisti come la “fabbrica dei veleni” resterà, almeno per questo capitolo, solo agli atti giudiziari come un pezzo da raccontare della storia di Praia a Mare e, se vogliamo, indirettamente della famiglia Marzotto, visto che fra gli imputati è comparso in primo grado anche l'industriale Pietro Marzotto e in secondo grado è stato tirato per la giacca dal Pm che ha presentato appello. In quest'ultimo caso la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso.

La fabbrica tessile, lo ricordiamo, era un florido pezzo dell'economia del Tirreno cosentino ed aveva sede a Praia a Mare. E' stata chiusa nel 2004, quando gli industriali hanno capito che era più conveniente spostare le industrie all'estero. Fra gli operai, numerosi decessi per tumore, tanti ammalati: si calcolano circa cento casi. Ma al momento, secondo quanto deciso nei due gradi di giustizia, non c'è un nesso di causalità tra i decessi ed il lavoro in fabbrica.

Ieri la Corte d'Appello di Catanzaro, presidente Fabrizio Cosentino, consiglieri: Francesca Garofalo e Adriana Pezzo, ha pronunciato la sentenza riservandosi i canonici novanta giorni per le motivazioni. Gli abbracci e la commozione degli imputati, come è accaduto già in primo grado, sono stati confermati in Appello con tre inammissibilità e un respingimento.

Inammissibile il ricorso proposto dal comune di Praia a Mare avverso la sentenza del 19 dicembre 2014 emessa nei confronti di Silvano Storer, Antonio Favrin, Jean De Jaegher, Carlo Lomonaco, Attilio Rausse, Lorenzo Bosetti, Salvatore Cristallino, Ivo Comegna, Vincenzo Benincasa, Giuseppe Ferrari, Lamberto Priori e Pietro Marzotto. Inammissibile anche l'appello del Pm, in riferimento al capo H che riguarda l'accusa di omissione dolosa nella cautela sul lavoro. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello del Pubblico ministero anche in ordine al capo G dell'accusa che è quello relativo al presunto disastro ambientale. Per lo stesso capo d'accusa, è stato respinto l'appello del Pubblico ministero nei confronti di Carlo Lomonaco, Antonio Favrin e Attilio Rausse.

Confermata la sentenza di assoluzione impugnata e appellata anche dal Comune di Tortora, dai sindacati Filctem-Cgil, Cgil Calabria, Filctem-Cgil di Castrovillari, Camera del lavoro di Castrovillari, Confederazione generale italiana del Lavoro-Cgil.

Al momento non c'è alcuna reazione da parte dei sindacati. Si è in attesa delle motivazioni per cercare di approfondire meglio la decisione della Corte d'Appello.

La vicenda della fabbrica tessile di Praia a Mare sembra avere un epilogo ben preciso. Difficile, almeno in questo caso, attribuire eventuali responsabilità su questioni legate agli ambienti di lavoro. Ancor più complessa appare la dimostrazione del nesso di causalità fra le malattie tumorali e gli ambienti di lavoro. La fabbrica, ormai dismessa, è rimasta congelata così com'era sin dalla chiusura definitiva. Sin da quando i macchinari erano stati smontati ed era praticamente rimasto solo lo scheletro della struttura affidata ad un custode e aperta soltanto per i carotaggi effettuati dai Vigili del fuoco nei terreni.

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