Miocomune.it

La tua informazione locale

Dom08122019

Ultimo Aggiornamento:10:54:15

Indietro Tirreno Tirreno News Cronaca Praia a Mare, i sigilli nei terreni che dovevano diventare un porto

Praia a Mare, i sigilli nei terreni che dovevano diventare un porto

  • PDF

PRAIA A MARE – 29 set. - Il nomignolo della cosiddetta “fabbrica dei veleni”, la ex Marlane non riesce a toglierselo di dosso. L'area industriale della fabbrica tessile che fu del conte Marzotto è stata nuovamente posta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Paola. Un alternarsi di vicende che non fa intravedere la parola fine al caso giudiziario. E' dei giorni scorsi la sentenza della corte d'Appello: tre ricorsi dichiarati inammissibili e uno respinto. Il che vuol dire, assoluzione per i 12 indagati. Ma sulla Marlane, come è noto, è stato avviato un nuovo processo in fase di svolgimento al Tribunale di Paola, con l'esclusione, questa volta, dell'industriale Pietro Marzotto. Il sequestro di ieri è l'ennesimo delle aree esterne della ex fabbrica tessile, chiusa nel 2004, ed anche dei capannoni. Più volte sigillati e altre volte dissequestrati.

Ora, la Procura, ha posto sotto la lente d'ingrandimento l'area tra i capannoni industriali ed il lungomare di Praia a Mare. Negli anni passati, i Vigili del fuoco avevano già eseguito alcuni carotaggi in quella zona. Sigilli anche alla cisterna dell'acqua posizionata a monte. Fra le rivelazioni degli operai della fabbrica, alcuni dei quali non più in vita, si raccontano storie di interramenti. Tutto da verificare. I vecchi carotaggi hanno già rivelato la presenza di materiale chimico di vario genere ed anche di rifiuti come le spolette utilizzate in fabbrica o i freni in amianto dei telai. Il nuovo sequestro è stato notificato al Comune di Praia a Mare dai carabinieri del Noe di Catanzaro e, da quanto si è appreso, rientra nella nuova inchiesta, con sette indagati ex responsabili della fabbrica tessile.

Si cerca ancora una volta di dimostrare il nesso di causalità tra le condizioni di lavoro in fabbrica, e quindi anche l'eventuale interramento di rifiuti, e il decesso, in questo caso, di trenta operai e la malattia tumorale di altri dodici. Si calcolano, nella storia della fabbrica, in totale, più di cento casi fra decessi e malattie tumorali.

Il procuratore di Paola Pierpaolo Bruni e il Pubblico ministero, Teresa Valeria Grieco, avanzano nuovi sospetti sulla presenza di eventuali rifiuti chimici, interrati nell'area “verde” esterna alla fabbrica. La stessa area che è stata individuata, in caso di definitivo dissequestro, come una zona da riqualificare. In passato anche un progetto relativo ad un porto. Un'idea di bonifica che ancora cozza con le indagini in corso.

Riecheggiano infatti i racconti di ex operai, alcuni deceduti, sulla presenza di nebbie all'interno dei capannoni che non avevano pareti divisorie. E poi gli scarti della lavorazione che sarebbero stati interrati nella “zona lato mare”, così dicono ex lavoratori della fabbrica tessile. Il «sospetto nasce dal fatto che sulle aree esterne sequestrate – si apprende - sarebbero state riscontrate delle anomalie magnetiche che potrebbero essere legate a masse ferromagnetiche nel sottosuolo». In quell'area «il sequestro si è reso necessario per mantenere inalterato lo stato dei luoghi visto che la recinzione e i sistemi antintrusione non risultano essere sufficienti alla salvaguardia della proprietà».

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Miocomune Atom News Miocomune RSS News

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di piu o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

Per accettare i cookie, memorizzare la scelta e nascondere questo banner clicca su Accetto.