Miocomune.it

La tua informazione locale

Lun27012020

Ultimo Aggiornamento:10:54:15

Indietro Tirreno Tirreno News Cronaca Plinius: l'ex sindaco Basile, per la Corte d'Appello, 'uno sprovveduto'

Plinius: l'ex sindaco Basile, per la Corte d'Appello, 'uno sprovveduto'

  • PDF

SCALEA – 10 nov. - E' un lungo capitolo, quello riguardante la posizione dell'ex sindaco Basile. Il “pilastro” dell'operazione Plinius. Definito dai giudici del Tribunale di Paola “l'organizzatore”, condannato a 15 anni di reclusione; indicato dai giudici della Corte d'Appello come uno “sprovveduto” e condannato a sei anni e quattro mesi con la riqualificazione del capo 7, nel delitto di tentata violenza privata, quando insieme all'ex assessore Galiano avrebbero tentato di costringere il consigliere di opposizione Campilongo a rassegnare le dimissioni.

Ciò che emerge, in corte d'Appello, per l'ex sindaco Basile è che la tesi sostenuta dagli avocati difensori Marina Pasqua e Vincenzo Adamo, “Basile non è un mafioso”, è stata accolta dai giudici d'Appello che lo hanno assolto dal capo 21, quello relativo all'associazione mafiosa. Sviluppare in breve tutta la vicenda amministrativa degli anni di Plinius è praticamente impossibile. Ma la descrizione fatta in alcuni passaggi nelle motivazioni della sentenza della Corte d'Appello sembra essere efficace per capire i capisaldi sui quali si sono poggiati i giudici. In un certo senso corrisponde un po' anche al commento popolare. Gli episodi sono moltissimi e rientrano nella miriade di intercettazioni effettuate dai carabinieri della Compagnia di Scalea e del Nucleo speciale coordinato dal capitano Vincenzo Falce.

Dal punto di vista politico la Corte D'Appello richiama le considerazioni del Tribunale di Paola che: “nel ricostruire la vicenda della candidatura di Basile, indica come la scelta del candidato sindaco sia affiorata all’ultimo momento, per una decisione “maturata in ambito squisitamente politico”, mostrando dubbi sulla sua intraneità, nell'esprimersi con argomentazioni formulate 'al negativo', adagiate sul piano ipotetico: “la scelta come sindaco di Pasquale Basile all'esito di un percorso di scelta politica non esclude che costui, una volta candidato e prima dell’elezione abbia aderito allo scellerata patto con la criminalità locale". Il tribunale adombra quindi l'idea che Basile, una volta eletto, abbia dovuto pagare 'il prezzo... di sottostare a scelte etero-dirette' per selezionare quali assessori, soggetti graditi alle fazioni Stummo e Valente”. Il consulente del Pm, Pironti, attesta che Basile non avrebbe inciso negativamente con il suo operato sulle risorse finanziarie del comune. “Né può essere trascurato – si legge ancora - che Basile sia

rimasto per molto tempo lontano dall'ambiente scaleoto, residente fuori regione, insegnante a contratto di informatica presso l’univesità degli studi Federico Il di Napoli, richiamato nella città al precipuo fine di presentare una candidatura credibile, con un soggetto non proveniente da settori della politica professionale, indipendente e non legato ai partiti tradizionali o a particolari gruppi di potere. Tali considerazioni – si legge ancora - restituiscono un quadro contraddittorio, in cui Basile appare un personaggio dell'ultima ora, scelto quale figura 'pulita', uomo non politico di mestiere, privo di esperienza sul piano amministrativo e quindi facile da manovrare, una volta ottenuta la sua elezione.

Proprio l'estraneità ai 'giochi' politici deve aver determinato il comportamento di Basile che, privo di riferimenti, ha finito con l’accettare suggestioni e direttive provenienti da persone estranee al proprio entourage amministrativo, e con il fare ingresso in modalità di amministrazione della cosa pubblica deviate, frutto di accordi illeciti, sia pure alla fine dal Basile stesso, incapace di sottrarsi alle pressioni di chi lo aveva fatto eleggere, approvati e condivisi. Il fatto che Basile sia caduto nella rete ordita da Nocito, Valente, Stummo e gli altri, contribuendo alla realizzazione di non pochi reati fine, non è perciò un dato sufficiente, da cui desumere un suo organico inserimento nella cosca”.

Le spontanee dichiarazioni dell'ex sindaco Basile convincono ancor di più la Corte d'Appello. “Basile – affermano i giudici - è quindi credibile, laddove nelle spontanee dichiarazioni rilasciate a questo collegio, ha ammesso di essersi comportato come 'uno sprovveduto', confermando la linea interpretativa fin qui avanzata, di un soggetto caduto di volta in volta in singole, anche se senz'altro gravi, condotte illecite, spinto verosimilmente da una 'sfiducia' nelle persone interne all'amministrazione cittadina, ma senza volontà e consapevolezza di far parte di un gruppo, con un preciso e stabile programma criminoso, nelle cui mani veniva strumentalizzato, in conformità agli interessi dell'organizzazione. Il rimprovero all'imputato è che, sia pure nel breve arco del suo mandato, pur avendo avuto modo di percepire l'anomala gestione degli affari comunali, finiva con l'accettare la commissione di illeciti penali, senza adottare, come pure avrebbe potuto, alcuna strategia per separarsi dalle pressioni ambientali”.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Miocomune Atom News Miocomune RSS News

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di piu o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

Per accettare i cookie, memorizzare la scelta e nascondere questo banner clicca su Accetto.