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Praia a Mare, operazione Matassa: fissata l'udienza dal Gup

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PRAIA A MARE – 22 feb. - L'operazione denominata “Matassa” della Guardia di finanza che ha interessato in particolare l'alto Tirreno cosentino è approdata nelle aule giudiziarie del Tribunale di Paola. L'attività, come è noto, si è conclusa lo scorso 14 dicembre con l'esecuzione di 14 misure di custodia cautelare, di cui 12 in carcere e 2 ai domiciliari. Il principale indagato è Maurizio Ruggerini che a Praia a Mare gestisce una struttura acquatica estiva. Ieri, il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Paola, Rosamaria Mesiti ha fissato per il prossimo 9 marzo l'udienza preliminare. Il Pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati coinvolti nella complessa indagine.

Al termine dell'operazione sono stati effettuati sequestri per oltre 33 milioni di euro, nei confronti di imprenditori e faccendieri accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all’evasione fiscale. Numerose perquisizioni anche in altre regioni, in particolare in Emilia Romagna terra d'origine di Ruggerini. Nei primi giorni di gennaio 2018, come è noto, il Tribunale del riesame ha accolto la maggior parte delle richieste dei difensori in ordine alla modifica dei gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati.

Rispetto alla contestata truffa all'Inps, il Tribunale del riesame ha riqualificato il reato a mero tentativo di truffa. Una situazione che aveva fatto venir meno le esigenze restrittive emesse subito dopo l'operazione denominata “Matassa”. Infatti il Tribunale del Riesame ha ritenuto “inappropriata la misura carceraria” tranne che per Maurizio Ruggerini, 64 anni, per il quale è stata mantenuta la misura restrittiva. I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, nell’ambito delle indagini dirette dal Procuratore della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni, avevano contestato ai diversi indagati, molti legati da vincoli di parentela, i reati: dall’associazione a delinquere, alla truffa ai danni dello Stato, oltre a plurimi reati fiscali.

La base è stata individuata nell'alto Tirreno cosentino ma con ramificazioni in varie regioni d’Italia: “attraverso la costituzione e gestione di 24 società intestate a prestanomi – era stato detto nella conferenza stampa – sono stati creati fittizi crediti Iva da utilizzare in compensazione per il pagamento di contributi, imposte, ritenute e cartelle esattoriali”.

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