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Diamante, ai domiciliari l'uomo accusato di maltrattamenti

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DIAMANTE – 27 apr. - Una storia difficile. Nasce dalla volontà di una donna di dividere le strade con il compagno. Una decisione che matura giorno dopo giorno, quando il rapporto nella stessa casa non è più sostenibile e quando si arriva all'uso delle mani, delle minacce, anche nei confronti dei più deboli e indifesi. 

La storia, che vi abbiamo già raccontato nella cronaca dello scorso 18 aprile, nasce proprio dai maltrattamenti dell'uomo, non solo contro la moglie, ma anche ai danni dei tre figli minori. Situazioni che si sono tradotte nell'accusa formulata dal pubblico ministero del tribunale di Paola, Maurizio De Franchis, e accolte interamente dal Gip Maria Grazia Elia. Le condotte contestate all'indagato sono gravissime e il Gip aveva mantenuto, già nei giorni scorsi, la misura della custodia cautelare in carcere per l'indagato.

Da ieri mattina, è subentrato un nuovo difensore per l'indagato, l'avvocato Francesco Liserre che ha già intrapreso nuovi percorsi. Questa mattina, il Gip di Paola, accogliendo in pieno la preliminare richiesta di sostituzione della misura carceraria, avanzata, ieri, dall'avvocato Francesco Liserre, nonostante il parere contrario del Pm, ha disposto la scarcerazione del diamantese, sostituendogli la misura cautelare in carcere, con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. Nel contempo, a seguito della richiesta di riesame, sempre inoltrata, ieri, dall'avvocato Liserre, il tribunale della Libertà di Catanzaro, ha fissato l'udienza di discussione per il prossimo 3 maggio. L'avvocato Francesco Liserre, esprime «viva soddisfazione per questo primo obiettivo raggiunto», dopo neanche un giorno dal suo sopravvenuto intervento nella difesa dell'indagato, «attendendo, fiducioso, nuovi è più favorevoli sviluppi processuali».

La situazione, naturalmente. È complessa. Si racconta di atteggiamenti “Sistematicamente minacciosi e aggressivi nei confronti del coniuge”, ma anche di percosse dei figli minori con manici di scopa, cinture. Un episodio, in particolare, avrebbe generato paura nelle vittime: l'indagato avrebbe avvolto una cintura dell'accappatoio attorno al collo di una delle vittime o, successivamente, avrebbe puntato un coltello alla gola della ex moglie, minacciando di ucciderla, a seguito dell'ennesimo invito rivolto dalla donna al marito di lasciare la casa. Si ipotizza un regime di vita “penoso e avvilente”. Da questi ed altri episodi, supportati dai racconti e dai riscontri, la decisione di mantenere la misura cautelare personale della custodia in carcere.

Le cronache evidenziano ulteriori episodi. L'uomo era stato allontanato con un provvedimento dalla ex moglie. Ma , come spesso avviene, anche in fatti che si tramutano tragicamente in femminicidio, la misura stabilita di allontanamento dal coniuge non è bastata a limitare le “azioni di forza” dell'uomo. Un episodio, accaduto a distanza di sette mesi dalla prima istanza punitiva, il divieto di avvicinamento, conferma la situazione complessa: l'uomo, approfittando dell'assenza della ex moglie si era fatto trovare all'interno dell'abitazione ed aveva rivolto minacce, millantando amicizie “mafiose”.

Una serie di vicende che hanno generato ulteriori paure e tensioni, in particolare anche fra i tre minori. La situazione è talmente complessa che la decisione di mantenere in carcere l'indagato, al momento, potrebbe essere apparsa l'unica in grado di creare un muro divisorio fra l'uomo ed il resto della famiglia che probabilmente ha bisogno di maggior tranquillità.

La vicenda, come è noto, è stata seguita dai carabinieri della stazione di Diamante, coordinati dal comando della Compagnia di Scalea che hanno effettuato le indagini con colloqui protetti anche con i figli minori vittime dei soprusi.

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