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Praia a Mare, 'Matassa', annullata l'ordinanza per due: atti al Riesame

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PRAIA A MARE – 4 giu. - L'operazione della Guardia di finanza era sta denominata “Matassa” e riguardava la costituzione di 24 società sparse nel territorio nazionale ed operanti nei più svariati settori economici quali la pubblicità, parchi divertimento, locazione di immobili, fabbricazione di macchine per alimenti e bevande, ristorazione, noleggio autovetture, pubbliche relazioni, ricerche di mercato e consulenza amministrativa.

La Corte di Cassazione ha deciso nei giorni scorsi su due ricorsi per altrettanti indagati. Il primo, proposto dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Paola, Pierpaolo Bruni, nei confronti di Giuseppe Bruzzese, 59 anni, di Praia a Mare avverso l'ordinanza del 3 gennaio 2018 del Tribunale di Catanzaro. La Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata, con rinvio al Tribunale di Catanzaro sezione riesame per il nuovo giudizio. Stessa decisione è stata presa dalla Cassazione per Concetta Imparato, 49 anni di Napoli. Per quanto riguarda Bruzzese, con ordinanza del 3 gennaio 2018 il Tribunale di Catanzaro, quale Giudice

del riesame delle misure cautelari personali ed in parziale accoglimento della richiesta di riesame formulata da Giuseppe Bruzzese, ha applicato all’indagato la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel Comune di Praia a Mare, con obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria competente per territorio. Avverso tale decisione ha proposto ricorso per Cassazione il Pubblico Mministero, in persona del Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Paola, con unico articolato motivo di impugnazione. In particolare, il ricorrente ha dedotto l'illogicità della valutazione del Tribunale quanto alla carenza di gravità indiziaria relativamente alla contestata

ipotesi dell'associazione per delinquere, avente ad oggetto la commissione di reati fiscali e di truffa aggravata ai danni dello Stato. “In tal senso – si legge - non era stata tenuta in debito conto la posizione dell’indagato quale fidato collaboratore di Maurizio Ruggerini”, ritenuto dall'accusa: “capo e promotore dell’associazione, e che proprio in tale veste l’indagato aveva assunto il ruolo di formale legale rappresentante della società” cosiddetta “cartiera” del gruppo. “In tal modo non poteva non avere rivestito il necessario ruolo di concorrente nel reato associativo quale prestanome, al pari di tutti gli altri indagati”. Si sostiene nel ricorso: “Non poteva quindi essere esclusa la piena consapevolezza dell’indagato quanto alla partecipazione ai traffici illeciti finalizzati alla realizzazione dei reati-scopo, visti i redditi falsamente dichiarati privi di giustificazione causale ed al fine di precostituirsi una posizione previdenziale, nonché gli intensi rapporti col capo del sodalizio”.

Per quanto riguarda Concetta Imparato, con ordinanza del 3 gennaio 2018 il Tribunale di Catanzaro, quale Giudice del riesame delle misure cautelari personali ed in parziale accoglimento della richiesta di riesame formulata da Concetta Imparato, ha applicato all’indagata la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel Comune di Praia a Mare, con obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria competente per territorio. Contro tale decisione ha proposto ricorso per Cassazione il Pubblico ministero, in persona del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il

Tribunale di Paola, con unico articolato motivo di impugnazione. In particolare, il ricorrente ha sottolineato “l'illogicità della motivazione, laddove il provvedimento impugnato dava conto della spiccata capacità criminale dell'indagata, nonché dei pericoli di inquinamento probatorio e di reiterazione criminosa, contestualmente applicando peraltro una misura cautelare che ne imponeva l'obbligo di dimora nel luogo ove l'associazione criminosa aveva la sede operativa e dove per anni erano state perpetrate le condotte illecite. La motivazione era quindi viziata – si legge - anche avuto riguardo all'entità delle somme oggetto di evasione fiscale, mentre andava infine contestato l'inquadramento, come mero tentativo di truffa aggravata, della presentazione delle false dichiarazioni dei redditi in relazione a retribuzioni parimenti non ricevute”.

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