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Diamante, per il giudice De Chiara: Schiattarelli gravemente indiziato

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DIAMANTE – 31 ago. - Il giudice del Tribunale di Napoli, Marcello De Chiara, ritiene che il diciannovenne della città partenopea, Francesco Schiattarelli, sia coinvolto nella vicenda dell'omicidio del 23enne cosentino, Francesco Augieri, morto per le tre coltellate mortali riportate all'alba dello scorso 22 agosto a Diamante, località turistica dell'alto Tirreno. 

Il Giudice De Chiara ha applicato nei confronti di Francesco Schiattarelli, la misura cautelare della custodia in carcere ed ha anche dichiarato la propria incompetenza per territorio in quanto il reato rientra nella competenza del Tribunale di Paola. Il giovane indagato del rione Sanità è difeso dagli avvocati Giorgio Pace e Francesco Paone, del foro di Napoli. I legali hanno sostenuto nel corso del loro primo intervento in fase di convalida la mancanza di elementi che potessero provare la partecipazione attiva del loro assistito all'omicidio.

Ma perché il giudice Marcello De Chiara ha invece deciso di confermare la custodia cautelare in carcere. “Il fermo è stato operato nei confronti di un soggetto gravemente indiziato di un delitto; in relazione, tale misura preventiva – si legge - è consentita; esistevano oggettivi elementi per ravvisare il pericolo di fuga, considerato che nelle ore immediatamente successive all’evento, Schiattarelli si rendeva irreperibile; tale pericolo non poteva ritenersi cessato per il solo fatto che lo stesso dopo alcuni giorni decideva di presentarsi spontaneamente presso il carcere di Secondigliano, perché tale iniziativa potrebbe essere stata ispirata da valutazioni di mera opportunità”. Sono queste le considerazioni del giudice De Chiara. La fuga in tutta fretta con l'intero nucleo familiare verso la città di Napoli e l'irreperibilità per alcuni giorni non compensano la successiva decisione di consegnarsi alle forze dell'ordine.

IL CONTESTO DELL'OMICIDIO

Secondo il giudice De Chiara, il delitto avviene in un contesto particolare, fra persone che non si frequentavano fra di loro. Un ruolo chiave, è inutile negarlo, lo ha Raffaele Criscuolo, il giovane rimasto ferito al gluteo che, dopo la prima rissa, è andato a chiamare la vittima seduta al bar Ketty all'inizio del lungomare nuovo di Diamante. Raffaele Criscuolo è amico della vittima. “Presente al momento del fatto, lui stesso accoltellato dalle medesime persone, oltre che indiscusso protagonista degli accadimenti che costituiscono l'immediato antecedente dell'omicidio”. L'interrogatorio del ferito, avvenuto in ospedale, ha consentito ai carabinieri della Compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Daniele Nardone, e dal procuratore capo del Tribunale di Paola, Pierpaolo Bruni, di indirizzare le indagini in una ben precisa direzione.

Il giudice, che ha deciso per rogatoria a Napoli, sottolinea che “l’omicidio di Augieri rappresenta l’epilogo insensato di una lite tra due giovani, i quali prima dell’accaduto, sembrerebbe, non avevano alcun rapporto di frequentazione, lite scaturita da una banale incomprensione verificatasi pochi minuti prima”.

TANTI MINORENNI IN GIRO DI NOTTE

E' un altro dato particolare che emerge dalle indagini. Sono numerosi i minori che vivono la notte di Diamante, la cosiddetta “movida”, sganciati dal nucleo familiare e sparsi nelle viuzze del tipico centro balneare. Tante “mine vaganti” cariche di adrenalina pronte a duellare con altri giovani o ad assistere a risse e litigi. Nel gruppo, anche tre donne, minorenni, sono state identificate. Una delle tre ha fornito anche elementi importanti per l'individuazione dell'indagato Francesco Schiattarelli.

Il giudice sottolinea senza ombra di dubbio: “Resta forte la sensazione che non tutti abbiano detto ciò che sapevano, preferendo tutelare il colpevole di un omicidio, piuttosto che coadiuvare le autorità: da tutti i verbali trasmessi, traspare, infatti, una nemmeno troppo celata reticenza, da parte dei minori, ma ancor di più dei loro genitori, alcuni dei quali, addirittura, sulla base di inaccettabili motivazioni, si opponevano a che gli organi di polizia visionassero i cellulari dei propri figli, ancorché contenenti conversazioni con le persone indagate”.

I PROTAGONISTI SEDUTI AL BAR

Come accennavamo, sono in gran parte minori. Al bar, seduti in un tavolino, prima dei fatti, ci sono: Raffaele Criscuolo, la vittima Francesco Augieri, e altri tre amici. Nello stesso locale, ma seduti in altri tavoli ci sono due figure, estranee all'accaduto, ma genitori e zii, delle donne minorenni che hanno assistito all'accaduto e che frequentano il gruppo al quale appartiene “certamente” l'indagato, Francesco Schiattarelli. “In quello stesso locale, nei momenti immediatamente antecedenti alla rissa, c’erano anche altre persone a conoscenza dei fatti”. Questo emerge dalle indagini. C'era anche il minore, indagato per lesioni personali nei confronti di Raffaele Criscuolo. Protagonista della “spallata” che ha poi originato la rissa finita in tragedia. Tutti i protagonisti hanno visto o assistito ad almeno una delle fasi della rissa. 

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