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Diamante, omicidio Augieri: il minore, le donne, i testimoni

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DIAMANTE – 2 set. - Nella storia della rissa di piazzetta San Pio, uno dei protagonisti è un minore di Napoli, indagato per lesioni personali, verso il quale si procede separatamente, proprio a causa della giovane età. E' un campano, parte del gruppo, di corregionali che hanno partecipatoe agli eventi come protagonisti o anche come testimoni. 

Il sedicenne è colui il quale avrebbe ricevuto la spallata. E Criscuolo, il giovane poi ferito al gluteo, in tutta risposta avrebbe detto: “tagliati i capelli … ricchione”. Il minore è, insomma, alla luce delle ricostruzioni, la scintilla che ha fatto scoccare la rissa. Si parte alle 3.15 della notte, in piena movida diamantese. Raffaele Criscuolo si alza dal tavolino per andare a comprare le sigarette in piazza. Va da solo. Mentre sta percorrendo la salita che conduce al ponte di via Libertà, la cosiddetta “discesa Corvino”, incrocia un gruppo di quattro giovani che viene nella direzione opposta e che sta tornando verso il bar.

Uno, in particolare, è alto, con una felpa grigia a strisce orizzontali di colore viola. E' il minorenne. Quando Criscuolo andrà dal suo amico Augieri esclamerà: “M’aggia fa vatt a nu muccus”, mi devo far picchiare da un ragazzino. Oltre al “ragazzino” fanno parte del gruppetto anche due ragazze. C'è anche una coppia. Il fidanzato, viene sottolineato agli atti: “inspiegabilmente non identificato”. Nella discesa Corvino avviene lo scambio di offese tra il minore e Criscuolo, a causa della spallata. Criscuolo afferma di aver detto: “tagliati i capelli che mi sembri una femmina”. In realtà, avrebbe esclamato: “tagliati questi capelli ricchione”. “Termina, così, quello che può considerarsi il primo atto della vicenda, nel quale, riassumendo, a fronteggiarsi verbalmente sono due schieramenti numericamente eterogenei: da un lato c’è Criscuolo, da solo; dall’altro il minore e un'altra persona, che pure partecipa fattivamente, chiedendo a Criscuolo, il motivo per cui aveva urtato la spalla del suo amico”.

Il minorenne, compare anche in quello che viene definito il secondo atto del litigio. E' sempre Criscuolo ad incontrare nuovamente, dopo aver comprato le sigarette, il minore che però, nel frattempo, ha vicino a sé un gruppo più numeroso. Almeno dieci persone. “La presenza in quel luogo del minorenne – secondo quanto emerge dalle indagini - non è casuale: il gruppo sta, infatti, cercando proprio lui ed appena lo avvistano, il minore grida “u vi loco” (ovvero “eccolo!”) e partono al suo attacco”.

Il minore colpisce Criscuolo con uno schiaffo. Alla reazione dello stesso Criscuolo si scatena la rissa. Quest'ultimo riesce a divincolarsi e a scappare versa la statua di San Pio, a nord del ponte “vecchio”. Sulle intenzioni del minore, lo svolgersi dei fatti sembra essere chiaro. “Ciò che intendeva fare il minore – si apprende – può agevolmente arguirsi dalla scena che si verificherà pochi minuti dopo sopra al ponte: egli sta correndo al bar “Ketty” perchè vuole chiamare i “rinforzi” ed affrontare nuovamente l’autore dell'oltraggio; dopo poco, infatti, il sedicenne sarebbe tornato sul ponte di via Libertà, insieme a “circa dieci” soggetti di sesso maschile alla ricerca di Criscuolo.

Sul piano logico è evidente che gli accompagnatori del minorenne sono persone che quest'ultimo ha appena reclutato al bar”. Una spedizione “punitiva”, capeggiata dal minorenne con dieci uomini e con un “codazzo” di ragazzine che “vogliono vedere come andrà a finire”.

IL RUOLO DELLE DONNE

Anche le donne, molte delle quali minorenni, hanno un ruolo importante nella vicenda, perché, a quanto pare, conoscono bene i fatti, in quanto seguono passo dopo passo l'evolversi degli eventi. Si scambieranno anche messaggi, così pare. E, come è noto, i genitori non daranno l'autorizzazione per farli visionare. Tra le ragazze al seguito del gruppo ci sono certamente anche tre donne sedute, poco prima, in un tavolino del bar. “E' motivo di ritenere – si legge - che le tre, così come le altre ragazze della comitiva, sappiano assai di più di quanto hanno dichiarato: esse risalivano al seguito del minorenne ed erano quindi in una posizione ottimale per assistere alle drammatiche scene che sarebbero poi accadute, anche perchè il loro fine era proprio vedere ciò che accadeva”. Ma secondo quanto viene fatto rilevare: “la ricostruzione di decisivi accadimenti, risulta incomprensibilmente sintetica”.

il RUOLO DELLA CALABRESE E DI “ENZO”.


E' la più piccola delle ragazze ed è calabrese, a differenza delle altre, che sono, invece, tutte napoletane, “probabilmente per questo condizionate dal timore di rendere dichiarazioni accusatorie nei confronti di una persona residente nella loro stessa città”. La calabrese conosce i protagonisti, perché villeggia da sempre a Diamante. E' presente nella “discesa Corvino” e c'è anche la madre che le dice di allontanarsi. “Non le obbedisce e utilizzando un altro percorso arriva vicino al punto in cui Augieri, già ferito, sta aspettando l’arrivo dell'ambulanza”. Spunta la figura di “Enzo: una persona non identificata, ma realmente esistente”: napoletano, minorenne. “Enzo” rivela alla giovane calabrese che l'autore delle coltellate inferte ad Augeri è Francesco Schiattarelli. “E le dice che è stato proprio quest'ultimo a confidarglielo”. Enzo sa pure che gli accoltellati sono due ed, in entrambi i casi, il responsabile è sempre Schiattarelli, il quale, evidentemente, era l’unico in possesso dell’arma. “Enzo” sa anche che Schiattarelli ha un occhio gonfio, perché è stato colpito con una cintura. “Solo Schiattarelli – si legge - poteva conoscere tali particolari, rispondenti al vero, perchè, ancora oggi, a distanza di circa sei giorni, il fermato presenta una tumefazione all’occhio sinistro”. In un primo momento, l'indagato Schiattarelli aveva sostenuto che la tumefazione era frutto di una banale caduta; solo dopo ha confermato che la lesione gli era stata procurata durante la rissa. C'è anche una delle donne ad aver visto Criscuolo “con una cintura in mano”. La giovane testimone dice anche di aver visto scappare Schiattarelli. Sarebbe, a giudizio degli investigatori: “l'unica protagonista di questa orribile vicenda ad essere sincera fino fin fondo, al punto da riferire ogni particolare a sua conoscenza”.

LO SCONTRO FINALE

“Ancorché palesemente e colpevolmente reticente”, il padre di una delle donne fornisce alcuni dettagli importanti. Lo scontro finale inizialmente ha luogo tra due coppie di soggetti: da un lato ci sono Criscuolo e Augieri; dall’altro, altri due soggetti, uno dei quali è, certamente, il minorenne che indossa la famosa felpa a strisce orizzontali. A questi ultimi si uniscono poi altre “tre ragazzini” più giovani, dell’età apparente “di circa 15, 16 anni”. Il testimone, anch'egli di origine campana, padre di una delle donne che hanno seguito da vicino gli eventi, vede che Augieri colpisce con un pugno il soggetto che “stava in compagnia del ragazzo con la felpa di colore viola”, ovvero il soggetto che si trovava insieme al minorenne; poi colpisce anche quest'ultimo, quindi scatta la reazione dei napoletani e il duo Criscuolo Augieri ha la peggio.

“Possiamo a questo punto pervenire ad una prima incontestabile conclusione – si legge - uno dei soggetti che partecipavano alla prima aggressione in danno del Criscuolo era certamente Francesco Schiattarelli: la circostanza è assolutamente pacifica, non contestata nemmeno dalla difesa; non è il frutto di ragionamenti di tipo deduttivo”. Schiattarelli è stato visto da una delle donne nell’atto di picchiare Criscuolo, prima da solo e poi insieme al minorenne. Criscuolo, seppur attinto dalla coltellata al gluteo, riusciva a mettersi in salvo e raggiungeva il bar. “L’identità soggettiva degli aggressori – si legge - è un dato palesemente emergente già dalle sole parole di Criscuolo: coloro che lo aggredivano nei pressi della statua del Santo, quando, quindi, era presente anche Augieri, erano gli stessi soggetti che lo avevano attaccato poco prima, mentre stava attraversando da solo il ponte. Su questo Criscuolo non manifesta alcun dubbio e da ciò può ricavarsi, alla stregua di un semplice sillogismo, la prova che Schiattarelli era presente anche nel momento in cui venivano sferrate le mortali coltellate”.

LE CONTRADDIZIONI EVIDENZIATE DAL GIUDICE

Il giudice campano Massimo De Chiara sottolinea le contraddizioni nelle quali incorre l'indagato Francesco Schiattarelli durante l'interrogatorio per la convalida del fermo. “La difesa – si legge - ha obiettato, anzitutto, che se è provato che Schiattarelli partecipava alla seconda fase della complessiva vicenda e dunque a quella che l’attento difensore definisce la “prima aggressione” in danno del Criscuolo, non sarebbe, però, in alcun modo dimostrato che egli partecipava anche alla seconda, quella, cioè, consumata nei pressi della statua di Padre Pio e che produceva le conseguenze più tragiche ed irreparabili. Rilievo, però, assolutamente infondato, - afferma il giudice - senza nemmeno considerare gli ulteriori elementi indiziari di maggiore consistenza, che volutamente si sono lasciati per ultimo”.

Il giudice, fra l'altro non ha dubbi sull'identità soggettiva degli aggressori: “E' un dato palesemente emergente già dalle sole parole del Crisc uolo: coloro che lo aggredivano nei pressi della statua del Santo, quando, quindi, era presente anche Augieri, erano gli stessi soggetti che lo avevano attaccato poco prima, mentre stava attraversando da solo il ponte. Su questo Criscuolo non manifesta alcun dubbio e da ciò può ricavarsi, alla stregua di un semplice sillogismo, la prova Schiattarelli era presente anche nel momento in cui venivano sferrate le mortali coltellate”. Lee dichiarazioni rese in fase di interrogatorio da Schiattarelli, secondo il giudice, contraddicono la ricostruzione “operata sulla base della meticolosa disamina degli atti”. Il giudice aggiunge “Non è questa la sua unica contraddizione; ce ne saranno altre, di spessore ancora maggiore che inevitabilmente conferiscono agli indizi di colpevolezza a suo carico un crisma di ancor più evidente solidità”. Schiattarelli racconta di essere andato a cercare i suoi amici e che nei pressi del ponte avrebbe ricevuto colpi all'occhio e alla schiena che lo avrebbero fatto cadere per terra e sarebbe fuggito senza sapere che era stato ucciso un ragazzo.

“Ma – si chiede il giudice - Schiattarelli non era stato visto sopra al ponte nell’atto di colpire Criscuolo? Secondo la sua ricostruzione, invece, al ponte non ci arrivava proprio; interveniva quando ormai l’azione si stava svolgendo nei pressi della statua di Padre Pio; in altri termini, egli contraddice quanto visto dalla testimone”. Altra contraddizione rilevata: “Ancora oggi, a distanza di circa sei giorni – si legge - il fermato presenta una tumefazione all’occhio sinistro; riguardo alle cause di tale lesione l’indagato, solo ora, ha ammesso l’esistenza di un legame con la vicenda, contraddicendo la versione dell’accidentale caduta, perorata all’ingresso nel carcere, affermando però di non ricordare con la quale mezzo tale ferita gli veniva procurata. Noi sappiamo, invece, che tale lesione gli veniva procurata effettivamente con una cintura”. La difesa di Schiattarelli ha contestato l'utilizzabilità delle dichiarazioni della testimone minorenne, “partendo dal pacifico presupposto che si tratti di dichiarazioni di natura indiretta; non, però, di una chiamata in reità, come fa pensare 1o stesso Pubblico ministero, allorquando cita i principi affermati dalla famosa sentenza “Aquilina” (Cass. S.U. 29.11.2012, n. 20804), in materia di chiamate de relato”. La minore, secondo il giudice, “è un testimone a tutti gli effetti; totalmente estranea alla vicenda, priva di qualsiasi interesse a che i fatti siano ricostruiti in un modo piuttosto che in un altro; estraneità prima ancora che giuridica, anche personale, perchè non ha i condizionamenti che verosimilmente contaminano le dichiarazioni delle altre persone informate dei fatti”.

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