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Scalea e San Nicola Arcella, incendi: si contano i danni

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SCALEA – In fiamme diverse zone della fascia tirrenica. L'incendio che è iniziato nella giornata di martedì è proseguito anche ieri minacciando le abitazioni a Scalea, in zona Piano dell'Acqua; e distruggendo diverse aree verdi a San Nicola Arcella con macchia mediterranea arrivando sino ai bordi della Statale e vicino ad alcune abitazioni. E nel pomeriggio di ieri anche nel territorio di Guardia Piemontese un incendio ha interessato le strade del territorio e si è reso necessario l'intervento dei canadair.

A scopo precauzionale, sono stati provvisoriamente chiusi al traffico due tratti di arterie a lunga percorrenza: la statale 283 “delle Terme Luigiane” e la strada statale 18 “Tirrena inferiore”. Sulla SS 283, per diverse ore è rimasto interdetto al transito, in entrambe le direzioni, un tratto di circa cinque chilometri, con la presenza del personale dell'Anas. Ma anche la Statale 18 è stata interessata dalle fiamme nella “variante di Guardia”, per circa tre chilometri. I tratti di strada sono stati riaperti dopo alcune ore e dopo l'intervento dei canadair. 

ITALIA NOSTRA SULL'INCENDIO DI SAN NICOLA ARCELLA

A San Nicola Arcella la zona interessata è quella dell'Arcomagno, perla della costa. Italia nostra in una nota commenta: “Ci avevano già provato il 4 settembre a prendere di mira la vegetazione costiera di San Nicola Arcella, ma le condizioni del vento non erano le più ottimali per i loro scopi e così i danni sono stati limitati grazie anche all'intervento dei Vigili del Fuoco. Ci hanno riprovato ieri pomeriggio in pieno giorno a completare l'opera e complice il vento forte, i danni arrecati all'ambiente ad al paesaggio sono stati gravissimi. Vedere lo spettacolo di desolazione che è apparso ai nostri occhi dopo la notte in fiamme è stato veramente triste: la vegetazione intorno alla bellissima e rinomata spiaggia della Grotta del Prete completamente andata in fumo, quella che si estendeva fin sulla spiaggia a pochi metri dal mare carbonizzata del tutto, il fuoco ha raggiunto pure le scogliere fino al mare infiammando i terrazzamenti ricoperti di piante e specie mediterranee, la costa e la vegetazione sopra al noto sito dell'Arcomagno per metà è andata bruciata. Ci vorranno anni ed anni perché ciò che è andato distrutto ricresca e probabilmente non per tutte le specie ciò sarà possibile. Intanto il danno al paesaggio ed alla bellezza incontaminata che tali luoghi avevano è stato enorme e nessuno dall'oggi al domani potrà mai restituirceli nello stesso modo. Si doveva ben capire che ci avrebbero riprovato nello stesso posto, è nel Dna di questi piromani che hanno la ossessione del fuoco o che invece sono mossi da un loro interesse diretto. Chi aveva il compito, seppur vi sia, di sviluppare una certa intelligence forse poteva capire dove avrebbero potuto colpire nuovamente e forse si poteva evitare tutto questa distruzione, almeno per ora”.

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