Scalea, furto di energia elettrica: ricorso respinto in Cassazione

SCALEA – 20 ott. - La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di A.M., originario di Belvedere, di 47 anni. Il ricorso è contro l'ordinanza del 2 marzo di quest'anno del Tribunale di Paola che: “quale giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta avanzata da A.M. finalizzata a ottenere il riconoscimento della continuazione, ai sensi dell'art. 671 codice di procedura penale, in relazione ai due provvedimenti irrevocabili presupposti, ritenendo ostative all'applicazione della disciplina invocata l'ampiezza dell'arco temporale nel quale le condotte illecite contestate risultavano commesse”.

A.M. ha presentato il ricorso, deducendo la violazione di legge e il vizio di motivazione, in relazione all’omesso riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, “che si imponeva tenuto conto della correlazione dei fatti di reato giudicati dalle sentenze presupposte. Tale correlazione, secondo il ricorrente, era stata svalutata dal Giudice dell'esecuzione paolano, con un percorso argomentativo incongruo, che disattendeva l'incontrovertibile collegamento esecutivo esistente tra i reati di cui si assumeva la preordinazione, riguardanti due furti di energia elettrica”. L'articolo di legge indicato, il 671 del codice di procedura penale, prevede, fra l'altro, “nel caso di più sentenze o decreti penali irrevocabili pronunciati in procedimenti distinti contro la stessa persona, il condannato o il pubblico ministero possono chiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato , sempre che la stessa non sia stata esclusa dal giudice della cognizione”.

Secondo la Corte di Cassazione: “il ricorso proposto da A.M., più che individuare singoli aspetti del provvedimento impugnato da sottoporre a censura giurisdizionale, tende a provocare una nuova, non consentita, valutazione di merito delle circostanze di fatto già correttamente vagliate dal Tribunale di Paola. L'ordinanza impugnata – afferma la Cassazione - peraltro, ha correttamente valutato il contenuto delle condotte illecite presupposte, escludendo che i vari reati si connotassero per l'unitarietà del programma sottostante, che non deve essere confuso con la sussistenza di una concezione di vita improntata al crimine, resa evidente, nel caso di specie, dalle circostanze di tempo e di luogo nelle quali si concretizzavano i comportamenti illeciti in esame. Invero, le attività illecite di cui si assumeva la continuazione non risultavano tra loro omogenee sul piano esecutivo e non erano riconducibili, neppure astrattamente, a una preordinazione criminosa, tenuto conto dell’eterogeneità esecutiva delle condotte illecite presupposte e dall’ampiezza dell'arco temporale oggetto di valutazione, compreso tra l'8/6/2009 e il 19/06/2014. L'ampiezza dell'arco temporale in questione, dunque, impediva di ipotizzare la dedotta preordinazione”.

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