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Appalto amico: Marsiglia condannato a 4 anni; Biondi ad 1 anno e 11 mesi

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BUONVICINO – 14 dic. - L'operazione denominata “Appalto amico” va verso la conclusione della prima fase nelle aule del tribunale. Ieri davanti al Giudice per le udienze preliminari, Vincenzo D'Arco, pubblico ministero Maria Francesca Cerchiara si è svolta la camera di consiglio per esaminare la posizione dei tre indagati che hanno scelto strade diverse per il giudizio di primo grado. Gennaro Marsiglia, 50 anni, responsabile amministrativo dei comuni di Buonvicino e Maierà è stato giudicato con il rito abbreviato ed è stato condannato a quattro anni di reclusione.

Chiara Benvenuto, 43 anni, presidente della cooperativa sociale Artemisia, fino al 15 settembre 2014, e vice presidente dal 16 settembre 2014 fino al 1 giugno 2017, aveva fatto richiesta di patteggiamento, ma non è stata accolta dal giudice. Infine, per Andrea Biondi, 27 anni, difeso dagli avvocati Amerigo Cetraro e Francesco Liserre, è stata accolta la richiesta di patteggiamento ed il giudice ha condannato il giovane, titolare di una cooperativa sociale, ad un anno 11 mesi e 10 giorni, pena sospesa e non menzione. Lo sconto della pena è dovuto anche al fatto che Biondi ha restituito la somma ritenuta provento dell'attività illecita. Il giudice D'Arco ha deciso anche per la restituzione di tutti i beni sequestrati. Per Gennaro Marsiglia, il pubblico ministero Cerchiara aveva chiesto la condanna a quattro anni e sei mesi.

Dunque, le indagini della Guardia di finanza della tenenza di Scalea e il castello accusatorio messo in atto dal procuratore capo, Pierpaolo Bruni, ha tenuto. Lo stesso procuratore Bruni, nella conferenza stampa del 6 luglio scorso, tenuta nella Procura di Paola al termine dell'operazione della Guardia di finanza, aveva sottolineato: «La situazione era reiterata nel tempo. I fatti partono dal 2009 e arrivano all'attualità, con una sorta di monopolio da parte di operatori economici. Ma vi sono state anche delle condotte di occultamento delle reali situazioni di gestione e amministrazione della cooperativa, perché probabilmente ci si era resi conto che non era più possibile proseguire l'attività come si era fatto in precedenza. Si tratta di condotte allarmanti poiché è del tutto evidente che, chi non ha cointeressenze, collusioni, amicizie, in determinati ambienti “deviati” della pubblica amministrazione non riesce a lavorare; è fuori dal mercato, probabilmente anche fuori dalla Calabria». Sono ben sette i capi di imputazione contestati a Gennaro Marsiglia.

Una situazione, aveva sottolineato il capitano della Guardia di finanza Magliulo, che: «Determina un ruolo di spicco nel rapporto tra Pubblica amministrazione e soggetti privati nel territorio dell'alto Tirreno cosentino. L'oggetto vero dell'indagine è l'approfondimento di alcune criticità: appalti, bandi di gara, confezionati in maniera sartoriale: su misura per le caratteristiche delle cooperative aggiudicatarie di tali bandi, alcune delle quali anche clienti privati dello studio professionale gestito da Marsiglia, in qualità di commercialista». 

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