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Scalea, delitto Peña: Angel Manuel Garcia resta in carcere

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SCALEA – 27 dic. - Il delitto di Natale ha un presunto responsabile che, al momento, resta in carcere. Si chiama Angel Manuel Garcia, 26enne, anch'egli originario della Repubblica Dominicana. Si tratta del giovane che, secondo l’accusa, avrebbe provocato la caduta dal quarto piano di Medina Peña, 36 anni, connazionale di San Cristobal. 

Il delitto, come si ricorderà, è avvenuto nelle prime ore del mattino di domenica scorsa, 23 dicembre, a Scalea, centro balneare dell'alto Tirreno cosentino. I carabinieri della locale Compagnia, coordinati dal capitano Andrea Massari, nel giro di poche ore, hanno individuato il presunto responsabile, ricostruendo i vari tasselli del giallo di Natale. Diversi elementi potrebbero inchiodare il sudamericano.

Ieri si è svolto l'interrogatorio di garanzia nel carcere di Paola dove il 26enne è rinchiuso dalla vigilia di Natale. Angel Manuel Garcia si è presentato assistito dall'avvocato di fiducia, Giorgio Cozzolino, del foro di Paola. Il Giudice per le indagini preliminari, Maria Grazia Elia, davanti al Pubblico ministero Maurizio De Franchis, ha posto delle domande al sudamericano che vive a Scalea da un po' di tempo con la vittima.

L'indagato, sostanzialmente, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha confermato l'interrogatorio reso al Pubblico ministero nella serata di domenica scorsa. Il giudice Elia ha convalidato il fermo e quindi l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'avvocato difensore, Giorgio Cozzolino, ha preannunciato il ricorso al tribunale della libertà.

Ad inchiodare Angel Manuel Garcia, ci sarebbero diverse contraddizioni, emerse nella fase delle prime informazioni rese ai carabinieri confrontate con la versione fornita al pubblico ministero. Ci sono diversi elementi da chiarire su quanto accaduto nella notte del 23. Intanto, bisogna anche attendere il risultato dell'esame autoptico che ancora non è stato effettuato.

Il corpo della povera Medina Peña è stato trovato da un pakistano che abita nella mansarda a fianco a quella della vittima, all'interno del Parco Juliano, in via Mancini a Scalea. Era in una pozza di sangue e sul citofono ci sono evidenti tracce ematiche. L'esame esterno del cadavere, da quanto si è appreso, non fornirebbe, inizialmente, elementi utili ad individuare segni di colluttazione. Pare che neanche l'esame sul corpo dell'indagato abbia evidenziato particolari che possano far risalire ad un contrasto fisico fra i due. La stanza, all'interno della mansarda, però, è stata trovata a soqquadro dagli investigatori che sin da subito hanno ipotizzato una lite.

La tragica storia, come avevamo anticipato, sarebbe nata nel corso di una festa, organizzata sabato 22, in un locale in via Lauro a Scalea. Era il compleanno del padre dell'indagato. Ad un certo punto, a tarda ora, la ragazza avrebbe abbandonato la festa per far ritorno nell'appartamento. Forse una scenata di gelosia. Garcia l'avrebbe raggiunta subito dopo. Inizialmente, Medina Peña, molto arrabbiata, avrebbe mandato via dall'appartamento il fidanzato. E mentre Garcia preparava la valigia, la donna avrebbe avuto un ripensamento e avrebbe impedito all'uomo di uscire, minacciando di lanciarsi dal balcone. Proprio mentre il giovane sudamericano continuava a preparare i suoi effetti per lasciare l’appartamento, avrebbe sentito un rumore metallico. La vittima, secondo il racconto, sarebbe rimasta con le braccia appese all'inferriata dal lato esterno del fabbricato. Ci sarebbe stato un tentativo di Manuel Garcia di afferrare le braccia della ragazza, reso vano anche da un problema fisico ad un arto del sudamericano. Inevitabile la caduta nel cortile del palazzo. L'indagato sarebbe sceso al piano terra ed avrebbe anche tentato una inutile rianimazione. Poi avrebbe anche cercato di suonare il citofono per chiedere aiuto e questo, secondo la versione resa, spiegherebbe le macchie di sangue presenti sulla tastiera. Il ritardo a presentarsi ai carabinieri, sarebbe spiegato dal fatto che lo straniero ha qualche precedente penale. Avrebbe avuto timore di non essere creduto.

Il pubblico ministero ed i carabinieri della Compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, hanno rilevato una serie di contraddizioni, anche in riferimento al racconto fatto dal giovane ai militari, subito dopo il fermo, avvenuto nella mattinata di domenica scorsa, confrontato con quello reso nella notte al Pm De Franchis. Nell’appartamento ci sarebbero anche piccole tracce di sangue.

Per tale motivo il Gip Elia ha convalidato il fermo, in attesa di ulteriori elementi provenienti dall'autopsia. L'avvocato Giorgio Cozzolino invece ha preannunciato ricorso al tribunale della Libertà. 

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