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Sangineto, cinque rinvii a giudizio per la morte di Gabriele

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SANGINETO – 6 mar. - Morì mentre giocava a pallone nel campetto della comunità Socio-Educativa “Lo Scoiattolo”, a Sangineto. Una delle strutture dell’Aias Onlus di Cetraro. Il grave fatto di cronaca avvenne nel pomeriggio del 21 ottobre 2016, poco dopo le 17.30. Gabriele Bono, 13 anni, residente a Reggio Calabria, era uno degli ospiti della casa-famiglia, si sarebbe arrampicato alla traversa della porta. La trave avrebbe ceduto e il ragazzo sarebbe finito a terra. Gabriele frequentava la terza media dell’Istituto Comprensivo “Rizzo”. 

Ieri, il tribunale di Paola, ha rinviato a giudizio le cinque persone indagate per il decesso del piccolo Gabriele. Gli imputati sono: Maurizio Arci, 49 anni, di Cetraro, difeso di fiducia dagli avvocati Alessandro Gaeta e Ettore Francesco Zagarese; Rossella Verta 29 anni, di Cetraro, difesa dagli avvocati Lucio Conte e Francesca Rinaldi; Rosangela Crusco, 41 anni, di Grisolia, difesa dall'avvocato Alessandro Gaeta e dall’avvocato Aldo Cicero; Rosario Ruggiero, 48 anni di Scalea, difeso dall'avvocato Vincenzo Adamo; e Vincenzo Tripicchio, di Bonifati, difeso dagli avvocati Norina Scorza e Roberto Chiodo. Tutti dovranno comparire in aula a maggio.

Arci, Verta e Crusco devono rispondere di omicidio colposo. Maurizio Arci, in qualità di legale rappresentante dell'Aias di Cetraro, ente gestore del centro socio educativo lo Scoiattolo; Rosangela Crusco in qualità di referente del centro e soggetto a cui era stato affidato il minore; Rossella Verta in qualità di operatrice di turno socio-sanitaria della struttura. Tutti, secondo l'accusa avevano il dovere giuridico della cura, vigilanza e custodia di Gabriele Bono, peraltro affetto da “Diplegia spastica e lieve ritardo mentale” con grave ritardo psicomotorio necessitante di continua assistenza affidato dal Comune di Seminara alla struttura socio-sanitaria “Lo Scoiattolo”. Vengono contestate: imprudenza, negligenza ed imperizia. Arci e Crusco non avrebbero dotato la struttura di attrezzature adeguate e idonee per l’espletamento del servizio, omettendo finanche di provvedere ad ancorare saldamente al suolo o ad un sostegno idoneo la porta di calcio nel campetto situato alle spalle della struttura, utilizzato dai minori ospiti della struttura; Crusco e Verta agendo in violazione del regolamento interno del centro socio educativo lo Scoiattolo nella parte in cui pone tra i “Principi ispiratori del servizio” la protezione della salute, sicurezza e benessere dell’ospite, obbligando il personale “a vigilare costantemente i minori nelle loro attività per tutto l’arco della giornata, sia all’interno che all’esterno della struttura”.

Ruggiero e Tripicchio sono accusati di favoreggiamento personale. Avrebbero aiutato i colleghi ad eludere le investigazioni dell’autorità, “immutando artificiosamente la scena del delitto, cambiando posizione alla porta del campo di calcio, sotto la quale veniva schiacciato il corpo del minore, arretrandola e ancorandola ad una postazione fissa con dei fili di ferro che successivamente tagliavano così da sviare la ricostruzione dei fatti e far credere che la porta, prima dell'evento mortale, fosse ancorata ad un sostegno idoneo”.

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