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Maierà, Affari in famiglia: gli arresti, i particolari - VIDEO

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MAIERA' – 5 apr. - CONFERENZA STAMPA - IL SERVIZIO - “Affari in famiglia” così la Procura di Paola, coordinata da Pierpaolo Bruni, ha denominato l'operazione della Guardia di finanza della tenenza di Scalea e del comando provinciale di Cosenza. Un quadro indiziario particolarmente grave in ordine a condotte di bancarotta fraudolenta ed autoriciclaggio.

Una società di costruzioni fallita, che in gran parte riceveva commesse dalla Pubblica amministrazione, e una nuova società con un prestanome; la proposta dell'indagato principale di costituire una nuova Società a responsabilità limitata ad 1 euro in modo da “metterci tutte le loro cose”. E' questa la fotografia dell'operazione “Affari in famiglia”, condotta a Maierà, piccolo centro collinare dell'alto Tirreno cosentino. Una costola della precedente “Appalto amico” che in qualche modo aveva visto interessato anche il comune di Maierà. Ed è Giacomo De Marco, 59 anni, a finire in manette nella mattinata di ieri. Insieme a Giacomo De Marco, che è anche sindaco di Maierà, è finito in manette il figlio, Gino De Marco, 30 anni. Risulta indagata, ma non è stata colpita da provvedimenti cautelari Ursula Geisler, 73 anni, di Scalea. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è stata emessa dal Gip presso il Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, su richiesta del procuratore capo della Repubblica, Pierpaolo Bruni, e del Sostituto procuratore, Maria Francesca Cerchiara, con la quale è stata disposta la misura carceraria.

“Il pericolo di reiterazione – si legge agli atti - è insito nelle stesse modalità delle condotte in contestazione: le modalità dell’azione delittuosa sono invero sintomatiche di un comportamento non occasionale, ed indicative, invece, di una forte propensione a  delinquere degli indagati di cui si discorre, ed integrano elementi idonei a supportare una prognosi cautelare sfavorevole circa la sussistenza del concreto pericolo di reiterazione di reati della stessa specie di quelli per cui si procede. Il pericolo di reiterazione si mostra concreto ed attuale: dalla lettura degli atti emerge la sistematicità nel perseguire fini illeciti, desumibile chiaramente dalla creazione di un vero e proprio intreccio di società e dalla volontà di crearne di nuove, svuotando le preesistenti, attraverso condotte reiterate nel tempo che ripropongono, come osservato dal Pubblico ministero, il medesimo schema criminoso e che dimostrano una elevata capacità di perseguire i propri illeciti interessi”. La Guardia di finanza di Scalea, coordinata dal Tenente Federico Gragnoli, con la supervisione del comandante provinciale di Cosenza, colonnello Marco Grazioli, ha eseguito anche un decreto di sequestro preventivo emesso dalla stessa autorità giudiziaria, avente ad oggetto quote societarie, rapporti finanziari e beni immobili e mobili per un totale di circa 1,5 milioni di euro. Il provvedimento cautelare, personale e reale.

Le attività investigative si sono concentrate sul fallimento di una società riconducibile al sindaco Giacomo De Marco, sono state condotte attraverso una meticolosa attività di analisi dei bilanci, della documentazione contabile e bancaria ed hanno fatto emergere numerose condotte dolosamente distrattive dei beni aziendali e finalizzate a danneggiare i creditori, tra cui l’Erario ed una società in house della Regione Calabria, la Fincalabra. «Un'attività investigativa portata a termine con professionalità, nella massima sinergia e in un clima di serena collaborazione tra la Guardia di finanza e la Procura di Paola – ha detto il colonnello Grazioli -. La speranza è di dare un servizio al territorio. L'attività nasce dall'esame delle procedure fallimentari; la Procura ha delegato le attività di approfondimento e siamo giunti, in questa prima fase procedimentale, alla conclusione che possano sussistere i reati di bancarotta fraudolenta e di autoriciclaggio. Si tratta di società di costruzioni che hanno molti beni strumentali per le attività e nel momento in cui si caricano di debiti, verso fornitori, lavoratori ed erario, per evitare di soddisfare questi debiti, cedono con dei contratti simulati i propri beni ad altro soggetto e cercano di evitare di pagare i propri debiti, con danni ad altre imprese fornitrici, lavoratori e all'erario stesso. Un danno alla concorrenza, all'imprenditoria sana». 

La condotta che maggiormente descrive la gravità dei comportamenti fraudolenti posti in essere ha riguardato la sottoscrizione di un contratto di affitto di ramo d’azienda tra la società fallita ed un’altra società amministrata dal figlio del sindaco (ma, di fatto, amministrata da quest’ultimo) il cui scopo è stato quello di svuotare la società fallita in danno dei creditori. Il ramo d’azienda, locato per soli 1.200 euro all’anno, comprendeva importanti voci del patrimonio sociale, comprese le attestazioni S.O.A. (necessarie per partecipare alle gare d’appalto) ed ha consentito alla società del figlio del sindaco di aggiudicarsi numerosi appalti pubblici per importi prossimi a vari milioni di euro. Ed è stata proprio l’aggiudicazione di questi appalti ad aver aggravato il quadro accusatorio, costituendo, l’impiego in attività imprenditoriale di beni di origine illecita, un’ipotesi di autoriciclaggio. A seguito dell’attività delegata di perquisizione e sequestro, avvenuta a dicembre dello scorso anno, era stato sentito a sommarie informazioni un professionista, nella qualità di consulente di Giacomo De Marco. Veniva contestata una conversazione avvenuta in data 16 aprile 2018 durante la quale veniva richiesto all’ingegnere cosa intendesse dire Giacomo De Marco quando affermava di voler costituire una nuova società al fine di “far sparire” la Immobiliare Costruzioni De Marco s.r.l.. Il professionista, da un lato, non aveva fornito alcuna giustificazione plausibile in ordine all'intenzione manifestata da Giacomo De Marco. Aveva riferito che quest’ultimo “volesse continuare a lavorare con una società di diversa denominazione e con meno patrimonio”. Si tratta della conferma, secondo quanto stabilito dagli investigatori, di come fosse effettivamente Giacomo De Marco il “dominus di tutte le decisioni relative anche a tale società, solo formalmente amministrata dal figlio Gino, affermando di intrattenere i rapporti di consulenza prevalentemente con il primo e confermando il suo ruolo di amministratore di fatto, emergenza questa che conferma l'espresso giudizio circa il carattere simulato e fraudolento del contratto di fitto stipulato con il figlio”

IL SERVIZIO SULL'OPERAZIONE AFFARI IN FAMIGLIA

LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE

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