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'Affari in famiglia': interrogatorio di garanzia per i due arrestati

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MAIERA' – 7 apr. - Si è svolto nella mattinata di venerdì l'interrogatorio di garanzia a carico di Giacomo De Marco, 59 anni, imprenditore e sindaco di Maierà, e del figlio Gino, 30 anni, imprenditore.

Entrambi, come è noto, sono stati arrestati nella mattinata di giovedì scorso al termine dell'operazione della Guardia di finanza, denominata “Affari in famiglia”, e coordinata direttamente dal procuratore capo di Paola, Pierpaolo Bruni. I due imprenditori di Maierà sono assistiti dall'avvocato Nicola Carratelli, del foro di Cosenza, che ieri ha partecipato all'interrogatorio di garanzia tenuto nel carcere di Paola. Una situazione molto delicata e un'operazione, per stessa ammissione del Procuratore Bruni, del colonnello Marco Grazioli, comandante provinciale della Guardia di finanza, ed anche del tenente Federico Gragnoli, comandante della Guardia di finanza di Scalea, che si basa molto su questioni tecniche.

Dunque, nessuna indiscrezione sui contenuti dell'interrogatorio. Ma è possibile immaginare che sia stata affrontata, in particolare, la questione del fallimento della società Immobiliare Costruzioni De Marco srl e dei vari movimenti che hanno portato, al termine dell'indagine, a formulare l'accusa di bancarotta fraudolenta ed autoriciclaggio.

L'avvocato Nicola Carratelli ha comunque già depositato il ricorso al Tribunale del Riesame di Catanzaro. Si attende la decisione in merito dei giudici per una eventuale attenuazione delle misure cautelari in carcere, emesse per entrambi gli indagati. Sono cinque i capi di imputazione contestati a vario titolo ai De Marco. Giacomo De Marco e Ursula Geisler, non colpita da provvedimenti cautelari, soltanto indagata nell'inchiesta “Affari in famiglia”, in concorso tra loro, nella rispettiva qualità di Amministratori unici delle società “De Marco Costruzioni Srl”, successivamente denominata “Scalea costruzioni Srl, con sede legale in Diamante, esercente attività di “Estrazione di altri minerali metalliferi non ferrosi” dichiarata fallita dal Tribunale di Paola con sentenza il 23 giugno 2016, “distraevano, occultavano, dissimulavano in tutto o in parte i beni sociali, con correlativo grave pregiudizio ai creditori. In particolare: sottraevano, occultavano rimanenze finali per un importo pari ad 830.020 euro riportate al 31 dicembre 2014 nell’attivo dello Stato Patrimoniale della fallita e completamente azzerate contabilmente nell’anno 2015 mediante imputazione al conto “oneri diversi di gestione” con conseguente rilevante perdita d’esercizio, senza fornire al Curatore Fallimentare alcuna valida giustificazione circa la loro collocazione, impiego e/o destinazione, nonché, circa l’utilizzazione dell’eventuale ricavato derivante dalla vendita delle stesse. Con tali condotte – si legge ancora - depauperavano il patrimonio sociale e recavano grave ed irreversibile pregiudizio all’intera massa creditoria ammessa al passivo per 2.178.587 euro attesa la decretata chiusura della procedura fallimentare, in data 14 febbraio 2017, per mancanza di attivo”.

A padre e figlio viene contestato, fra l'altro, di aver simulato un contratto con il quale veniva ceduto l’intero ramo d’azienda della società fallita De Marco costruzioni Srl, e venivano “distratti, in frode ai creditori, tutti i beni del compendio aziendale”.

LA CONFERENZA STAMPA IN PROCURA

IL SERVIZIO SULL'OPERAZIONE “AFFARI IN FAMIGLIA”

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