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Amantea, falso: assolto l'ex sindaco La Rupa

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AMANTEA – 22 dic. - Una sentenza che apre una breccia in una precedente vicenda giudiziaria già conclusa. Ne è certo l'avvocato Guido Siciliano che ha difeso l'ex sindaco di Amantea Franco La Rupa fino all'assoluzione con formula piena: “Perché i fatti non sussistono”. I reati contestati erano di concorso in falso materiale in atti pubblici e contraffazione di impronte di pubblica certificazione. Una vicenda ben nota ai cittadini del centro tirrenico perché al centro delle cronache per diverso tempo in un periodo particolare per Amantea.

Siamo nel 2007. Nei primi mesi di quell'anno Franco La Rupa ha proposto appello contro la condanna, per omissione in atti di ufficio. All’atto era stato allegato un parere sottoscritto da un legale del Comune di Amantea, che giustificava l'operato amministrativo. La Procura di Paola, dopo aver ricevuto l’atto di appello, sospettando che il parere fosse stato falsificato, aveva proceduto con il sequestro immediato del registro di protocollo del Comune di Amantea, incriminando La Rupa ed i legali. La vicenda giudiziaria si gioca su quanto è stato scritto sul registro del protocollo. Il numero presente sul parere corrispondeva a quello nel quale erano transitati atti del legale. L'addetto all'ufficio protocollo dell’epoca doveva quindi confermare la paternità delle note scritte a mano: “Trasmissione parcelle N 6” presenti nella finca del protocollo in questione. La conferma dell'impiegato era arrivata sulla frase “Trasmissione parcelle”, mentre c'erano dubbi su quanto era scritto di seguito: “N 6”, una nota che l'addetto al protocollo non aveva ritenuto di suo pugno. L'accusa ipotizzava che quel giorno erano state presentate soltanto cinque parcelle e non il parere di La Rupa.

A distanza di due anni era stato inserito il parere legale. Quindi il sesto atto del registro protocollo con l'inserimento della scritta “N 6” per giustificare che erano stati presentati sei atti. All’udienza preliminare il processo è stato stralciato per le diverse strategie scelte: i legali chiedevano il rito abbreviato, mentre La Rupa quello ordinario. Nel primo processo uno dei legali indagati è stato assolto sin dal primo grado, per il secondo è ancora in corso. La Rupa, invece, era stato rinviato a giudizio. Lunga e articolata l'istruttoria dibattimentale. I testimoni, indicati dalla difesa, mai sentiti dall’accusa, hanno tutti confermato che il parere era stato da loro letto già agli inizi del 2005 e che secondo loro tutta la frase presente nella finca in contestazione era del protocollista. L'ex vicesindaco e subentrato nelle funzione di sindaco quando La Rupa è stato nominato consigliere regionale. In quel caso Morelli aveva dichiarato di aver letto il parere legale e di aver orientato la sua funzione amministrativa sulla linea di quel documento. Alla mancata conferma dell'addetto al protocollo sono seguite due perizie calligrafiche. Per la difesa, il professor Fernando Barbarossa, ha concluso per la riferibilità di tutto lo scritto al dipendente comunale. Giovannina Tripicchio, nominata quale consulente tecnico ha ritenuto con certezza che la lettera “N” ed il numero “6” sono stati vergati dal protocollista. Viva soddisfazione dal parte di La Rupa e dell’avvocato Guido Siciliano: “Vince la giustizia e viene ristabilita la verità dei fatti”. Ma l'assoluzione apre uno spiraglio per La Rupa per chiedere la revisione del processo dove è stato condannato ed al quale è stato allegato quel parere, ritenuto falso.

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