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Scalea e Praia a Mare, una giornata in Blu

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PRAIA A MARE  - 3 apr. - A Scalea e Praia a Mare la Torre Talao ed il Palazzo dei Normanni sono stati idealmente colorati di blu, simbolo dell'Autismo. In particolare il 2 aprile, è stata la giornata dedicata alla sensibilizzazione sull'autismo. In tutta Italia vengono illuminati di blu i palazzi più rappresentativi per combattere l’indifferenza e i pregiudizi che ancora circondano questa malattia. Nel 2008 le Nazioni unite hanno istituito la Giornata mondiale dell’Autismo per sensibilizzare sulla necessità di educare le persone autistiche all’autosufficienza e far sì che non siano un peso per la società, ma possano contribuire alla vita lavorativa e produttiva del paese.

Sono passati 70 anni, da quando Leo Kanner utilizzò per la prima volta il termine “autismo precoce infantile”, ma ancora oggi le cause di questa patologia sono sconosciute e la comunità scientifica non ha ancora trovato una tesi univoca. Sono molti i bambini autistici: li chiamano ‘piccoli della luna’, perché distanti dal mondo e chiusi in un silenzio profondo, una condizione psichica che riguarda circa 6 casi ogni mille nati e si registra nella prima infanzia, a partire dai 2 anni. Da Praia a Mare, Simona, mamma di un figlio autistico afferma: «Due parole non bastano, tecnicamente; l’autismo è un disturbo generalizzato dello sviluppo che comporta problemi nell’interazione sociale in tutte le sue forme, da mamma l’autismo è come un’ombra che si prende tuo figlio, che non gli lascia vivere la sua vita. Una gabbia trasparente. Impalpabile ma devastante. Prigioniero a vita. Un genitore di un figlio autistico ha un pensiero fisso: cosa ne sarà di lui quando non ci sarò più?».

Il 2 aprile è una giornata importante: «Perchè purtroppo di 2 aprile c’è solo un giorno all’anno come se gli altri giorni i nostri figli vivessero una vita normale, il giorno dopo se ne dovrebbe parlare e anche quello dopo e quello dopo ancora, e invece si ripiomba nell’indifferenza, come se questo problema ci riguardasse solo un giorno all’anno, come a Natale, quando tutti diventiamo più buoni». Forse non si fa molto per aiutare i bambini autistici. «Non si fa nulla – afferma Simona - rispetto al numero impressionante di bambini autistici per non parlare degli adulti, loro sono il popolo degli invisibili, è una lotta continua, quotidiana contro tutti, contro l’ignoranza, contro lo Stato che non fa niente per rendere dignitosa la loro vita. Non hanno niente, nessun rispetto, nessuna dignità, quasi nessun diritto, sono solo una seccatura per la società». Ma un figlio autistico cambia la vita: «Non te la cambia, te la sconvolge, te la rivolta, la tua vita non è più la tua, diventa la sua, perchè tu diventi il suo unico mondo, il suo portale per il mondo esterno, succede già quando hai dei figli che non hanno problemi, immagina con un autistico, entri in un mondo fatto di solitudine, vedi questo bambino che prima parlava e giocava e ti abbracciava e poi ad un tratto è come spegnere una tv, silenzio totale, diventi un’estranea, non ti guarda, il silenzio è assordante, insopportabile, ti rendi conto di non sapere come aiutarlo». E ai genitori cosa si potrebbe dire: «Di essere meno indifferenti, di insegnare ai propri figli che i bambini autistici non sono scemi, mi è successo, e soprattutto non sono contagiosi, non ti trasmettono nessun virus. Insegnerei loro a non guardarli come alieni, come succede ogni volta che esco con mio figlio, le persone diverse vanno rispettate e non isolate come purtroppo succede. Alla scuola materna mio figlio non è stato mai invitato ad un compleanno, se non da genitori di compagni di mio figlio maggiore.

Alle scuole elementari finalmente sono arrivati i compleanni dei compagni di scuola. Che vorrà dire? Ancora oggi mio figlio è un bambino solo, non ha compagni con cui giocare e nessuno viene a trovarlo. Sono due mesi che non frequenta il catechismo e nessuno si è interessato a mio figlio, nessuno è venuto a bussare alla mia porta per chiedermi come mai il bambino non frequenta. E’ invisibile». Quindi c'è bisogno di una scuola diversa. «La scuola di mio figlio è fantastica, le insegnanti sono meravigliose, anche quelle che non lavorano direttamente con mio figlio, i collaboratori scolastici sono meravigliosi e l’affetto a scuola non manca, mio figlio ogni mattina si sveglia contento di frequentare, ogni anno però mio figlio cambia insegnante di sostegno e questo non fa gli fa proprio bene, l’insegnante riesce a stabilire un bellissimo rapporto con il bambino e a farlo lavorare insieme agli altri, la continuità per i nostri bambini è fondamentale. Ma il requisito necessario e assoluto per una buona scuola è l’informazione, continua, assidua per alunni e insegnanti, corsi di formazione in loco, permettendo a tutti di partecipare senza grandi viaggi e spese che non tutti possono affrontare, è un appello alla dirigente, che è sempre stata attenta alle esigenze degli alunni disabili e quindi la invito ulteriormente a riflettere su questo, è importantissimo.

Vorrei l’assistenza specialistica che mio figlio non ha, nonostante le richieste al Comune di Praia a Mare e nonostante la legge almeno questo lo riconosca, ma mi dicono sempre che non ci sono soldi, che dipende dalla regione. Semplicemente non vogliono investire sui disabili, a loro non importa niente, non è un loro problema e i disabili per loro sono solo una seccatura». Un desiderio per Simona: «Uno è troppo poco, mi piacerebbe creare una ludoteca ma non per disabili, non il ghetto degli handicappati, ma uno spazio dove i bambini disabili e non, possano conoscersi tutti, giocare, studiare, confrontarsi tra loro, dove i genitori possano lasciarli a personale competente e andare a lavorare serenamente, per i fortunati che ancora lavorano e che il lavoro devono tenerselo stretto di questi tempi, dove i bambini possano creare rapporti di amicizia, dove ci siano laboratori di ogni genere che possano creare anche delle piccole occupazioni, dove tutti i bambini possano imparare qualcosa che sarà loro utile da grandi. Un progetto di grande educazione civica, dove da piccoli imparano il rispetto per diritti umani iniziando proprio dalle persone diverse da loro. Non è complicato, è un sogno semplice».

A SCALEA L'ASSOCIAZIONE “DIMMI A” FA IL PUNTO DELLA GIORNATA

SCALEA – Una piccola leva che può sollevare il telo dell'indifferenza verso una problematica che tocca numerose famiglie. La giornata dedicata alla sensibilizzazione sull'autismo è servita ad attirare l'attenzione. A Scalea e sulla costa sono diverse le famiglie che devono occuparsi di bambini. «C'è una convenzione con le Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, nel 2013 – ha detto Doris, madre di un bambino - gli autistici e le loro famiglie in tutta Europa continuano a lottare per accedere ai bisogni fondamentali come l'istruzione, la formazione, l'occupazione, la diagnosi, le terapie del caso, e altre forme di sostegno necessarie per la loro condizione. La Giornata Mondiale dell’Autismo, si propone di contribuire a porre rimedio a questa situazione aumentando la consapevolezza di autismo a livello internazionale tra i politici e l'opinione pubblica. I casi di autismo sono aumentati notevolmente negli ultimi dieci anni, a causa del maggiore riconoscimento della condizione all'interno della comunità medica e tra i genitori, alle modifiche dei criteri diagnostici internazionali e alle migliori pratiche diagnostiche».

L'associazione "dimmi A" di scalea chiede a voce alta: «che l'asp di cosenza attivi un "Progetto autismo età evolutiva" sul modello regione Marche (Fano). Le figure professionali che fanno parte del gruppo di lavoro sono: Neuropsichiatra infantile, responsabile del progetto, psicologo, logopedista. All’interno del progetto vengono svolte attività di diagnosi clinica e funzionale, presa in carico e riabilitazione di soggetti con autismo, presa in carico delle famiglie, verifiche evolutive periodiche che comprendono la verifica del lavoro con il bambino. L’intervento riabilitativo specifico si avvale della metodologia Aba e viene fornito gratuitamente con il ticket a bambini residenti nella Regione Marche. All’intervento Aba si affiancano frequentemente altri interventi riabilitativi quali logopedia, psicomotricità, o interventi con strumenti comunicativi alternativi (Pecs; linguaggio dei segni)». E nella scuola afferma l'associazione “Dimmi A” «I dirigenti scolastici degli Istituti Comprensivi del nostro territorio favoriscano corsi di formazione ai docenti, per superare le difficoltà di apprendimento legate ad alcune disabilità, in particolare a Disturbi generali dello sviluppo, Disordini dello spettro autistico, Disturbi specifici dell'apprendimento, attraverso attività teorico-pratiche svolte da personale specializzato con un metodo riconosciuto internazionalmente, così come riportato dal Miur. Che seguano anche le Linee guida della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e le Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità, i quali sottolineano che l’autismo ha bisogno di interventi di tipo cognitivo-comportamentale, come l’Aba. Abbiamo una scuola impreparata, gli insegnanti che vogliono imparare a gestire un bambino autistico non sono sostenuti, non sono formati. Eppure i miglioramenti sono consistenti, l’aspetto verbale ed il comportamento dei bambini possono notevolmente migliorare».

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