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Paola, dissesto: procedure poco condivise

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PAOLA – 2 lug. - I creditori del comune, che non sanno quale delle due strade intraprendere, sono tanti e non esitano ad esprimere tutti i loro malumori. Tra i 683 che figurano nell’elenco della massa passiva c’è chi vorrebbe avere per intero la somma che avanza, ma rischia di attendere molti anni e addirittura di non recuperare per intero le proprie spettanze. Altri si sono rassegnati ad accettare la procedura semplificata di liquidazione, che nel giro di un mese consentirebbe loro di ottenere il 40, massimo il 60 percento, del credito, rinunciando per sempre alla rimanenza.

Sul caso abbiamo raccolto il commento dell’avvocato Giuseppe Pitaro, che sta curando il ricorso al Tar di una parte delle forze politiche d’opposizione, avverso la delibera consiliare del dissesto: “Queste sono le prime conseguenze negative che avevamo preannunciato e ribadito nella conferenza stampa del 16 gennaio del 2013”. La mole debitoria, ricordiamo, è di 17.370.039 euro secondo i calcoli dell’ufficio contabile del Comune, 18.368.407 euro secondo il totale delle cifre contenute nelle domande di insinuazione alla massa passiva pervenute alla commissione di liquidazione, che è al lavoro per quantificare con esattezza i debiti. Per i creditori che avanzano qualche migliaia di euro il problema è ovviamente relativo, poiché, accettando l’offerta transattiva, la perdita sarebbe ad ogni modo di poco conto.

Per chi avanza diversi milioni di euro la situazione è ben diversa. Ribadiamo l’esempio della Smeco, la società che fino al 2012 gestiva in città il servizio idrico integrato, la quale ha avanzato richiesta all’organismo di liquidazione di quasi 3 milioni di euro. La stessa Smeco, se accetterà la procedura semplificata, riuscirà ad avere una cifra tra il milione e 200 mila e il milione e 800 mila euro. E così tutti gli altri. Più è alta la cifra più sarà la perdita, proporzionata anche all’anzianità del credito.

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