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Paola, è nato il coordinamento donne

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PAOLA – 14 feb. - La Cgil di Paola, ha tenuto a battesimo il coordinamento donne, per avviare una serie di politiche attive, di rappresentanza e di sostegno nel territorio. Il gruppo di lavoro, si apprende, è costituito da giovani professioniste, diverse tra loro per competenze e mansioni e guidato dalla Responsabile della Cgil di zona, Stefania Genovese. L’iniziativa si è svolta presso i locali del Dopo lavoro ferroviario di Paola e ha messo a fuoco una serie di temi delicati e di grande attualità: disoccupazione, rappresentanza di genere, violenza sulle donne, illegalità e sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro.

Al dibattito ha partecipato una folta platea di donne, uomini, associazioni e rappresentanze politiche, tutti interessati a condividere i percorsi delineati dalle giovani donne della Cgil e dalla responsabile. Edè stata porprio Stefania Genovese ad introdurre i lavori, mettendo in evidenza una serie di aspetti che ancorano le donne in una condizione perdurante di disagio, inferiorità numerica nei posti decisionali e di negate pari opportunità, soprattutto in un territorio complesso come il nostro. La sindacalista ha evidenziato come “l’errore più drammatico, in una società povera di opportunità e di lavoro, carica di substrati culturali che troppo spesso reputano la donna oggetto di possesso e di dominio, sia quello di immaginare una tacita e triste rassegnazione dello status quo.

La denuncia - ha concluso Genovese - di troppi abusi domestici, di troppe prevaricazioni nei luoghi di lavoro, contro le forme di ricatto e di sopruso, è la condizione da costruire insieme per favorire una nuova qualità di vita e di democrazia tra i generi”. Ha preso la parola la dottoressa progettista sociale, Federica Sirianni, che ha affrontato il tema della “violenza sulle donne”. Una serie di dati su casi di violenza sulle donne e femminicidio, con particolare riguardo a fatti avvenuti sul territorio. Dai dati emersi, secondo Sirianni, “la violenza che si manifesta a danno delle donne, spesso ignorata all’esterno, raggiunge picchi esponenziali e non può in alcun modo rimanere sottaciuta”. La sua proposta dunque si lega ad una serie di attività articolate in contesti lavorativi ed in diversi territori per innalzare la sfida contro una società ancora maschilista e gretta.

Claudia Mantuano, assistente sociale, ha affrontato invece il tema del Welfare e dell’assistenza alle persone. Dalla sua esperienza emerge: “il convincimento che i disabili, i deboli, i non autosufficienti di questo territorio sono spesso soggetti silenziosi e trascurati, dei quali lo Stato si occupa poco e gli enti locali e la Regione, forse ancora meno. L’urgenza di nuove forme di sostegno, collaborazione e servizi sociosanitari integrati potevano trovare nel Piano di Azione Coesione una risposta fondamentale che purtroppo non è stata raccolta da numerosi comuni della Regione”. Di occupazione, precarietà e sicurezza sul lavoro, ha trattato Valentina Lanzillotta, denunciando come “in un sistema paese nel quale la disoccupazione ha raggiunto picchi storici, la condizione delle donne sia addirittura più marginale e povera di opportunità rispetto agli uomini”. Lanzillotta ha messo in rilievo soprattutto “l’intreccio tra la pessima qualità del lavoro femminile e i margini di una sicurezza che di fatto sono sempre più deboli, mettendo le donne in una condizione sociale, occupazionale e lavorativa estremamente precaria, sotto il profilo economico esistenziale e della loro salute”.

L’ultimo intervento è stato affidato a Paola Presta, dottoressa in scienze dell’amministrazione, che ha sviluppato il tema dell’illegalità in relazione al ruolo delle donne. Per gli studi protratti in questo settore dalla dottoressa Presta, alla guida del magistrato Nicola Gratteri, la stessa ha indicato il disagio, la frustrazione delle donne negli ambienti della criminalità organizzata e specificatamente nell’ambito ‘ndranghetista. L’analisi relativa al ruolo della donna all’interno di questa piaga sociale, secondo la dottoressa Presta, approda alla determinazione che le donne, nonostante rimangano per lo più legate al mondo criminale da vincoli di sangue e alleanze, spesso rappresentano il detrattore rispetto a ulteriori spargimenti di sangue e vendette grazie all’azione di freno che esercitano all’interno delle famiglie. I lavori sono stati conclusi da Stefania Genovese, la quale ha invitato i presenti a condividere tutte le azioni che il coordinamento metterà in campo, nell’hinterland, a sostegno delle donne e dell’intero sistema sociale.

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