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Scalea, aviosuperficie: la questione discussa in Parlamento

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SCALEA – 15 giu. - La struttura dell'aviosuperficie di Scalea di tanto in tanto torna alla ribalta. Il Movimento cinque stelle ha presentato una interrogazione parlamentare. La spinta locale viene dal consigliere comunale dello stesso movimento, Renato Bruno, e l'iniziativa parlamentare è del deputato Paolo Parentela, primo firmatario, insieme a Dieni e Nesci. Ai ministri dell'Ambiente, delle infrastrutture e dei trasporti, dei beni e delle attività culturali e del turismo.

I LAVORI PROSEGUONO. Gli interroganti sottolineano che: “i lavori per la realizzazione dell'aviosuperficie di Scalea, invece che essere definitivamente sospesi, procedono a ritmo spedito, tanto che nel 2017 ne è prevista l'ultimazione”. L'aeroporto di Scalea srl svolge un'attività di deposito aerei in un hangar e deposito carburanti, senza licenza per vendere al pubblico. L'opera pubblica, finanziata dalla Regione Calabria per 2,1 milioni di euro a valere su fondi Por/Fesr Calabria 2007-2013 è stata costruita con il contributo privato di 3 milioni di euro, mediante lo strumento del project financing (a fronte di una concessione della durata di 25 anni). Lo scalo aereo sarebbe già parzialmente operativo, visto che «a luglio scorso sono atterrati diversi turisti svizzeri in transito, a dimostrazione dello stato di avanzamento dei lavori». Sul sito di Enac si può, tuttavia, constatare, fanno rilevare i parlamentari, che l'autorizzazione, rilasciata in data 5 giugno 2008, sarebbe, in realtà, scaduta in data 4 giugno 2011 e che le attività di trasporto pubblico ed aeroscolastica sarebbero state sospese con nota Enac del 16 gennaio 2014 su richiesta del gestore.

LE CRITICITA'. “L'aviosuperficie – si legge - è costruita nel letto del fiume Lao, in una zona soggetta ad alluvione, e già dichiarata a «elevata pericolosità idraulica» (P3) nonché a «elevato rischio idraulico» (R4) dall'autorità di bacino della regione Calabria, tale per cui «sono possibili problemi per l'incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, la interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche e danni relativi al patrimonio ambientale»”. La struttura ricade per buona parte all'interno del sito di interesse comunitario e per la restante parte non esiste alcuna «zona cuscinetto» intorno al sito di interesse comunitario, nonostante le evidenti «interferenze ecologiche» dovute alla presenza dell'aviosuperficie in prossimità di habitat naturali pregiati, già definiti ad «alto grado di vulnerabilità dovuto agli insediamenti antropici vicini» nel documento «piano di tutela delle acque» della regione Calabria. E' anche vicina alla zona di protezione speciale «Pollino e Orsomarso» e alla «riserva naturale statale Valle del Fiume Lao». L'aviosuperficie è costruita secondo gli interroganti in contrasto con i vincoli sullearee di rispetto di 150 metri dalle sponde dei fiumi, torrenti e corsi d'acqua iscritti negli elenchi delle Acque pubbliche, e di 300 metri dalla linea di battigia costiera del mare e dei laghi. L'area è interessata da fenomeni di erosione costiera media, con un arretramento dalla linea di costa che nel comune di Scalea nel «tratto in corrispondenza della foce del Lao» è calcolata in circa 136 metri. Si chiede come si giustifica il fatto che sia stata consentita la costruzione dell'aviosuperficie di Scalea, ad avviso degli interroganti, in contrasto con i vincoli previsti dalla norma ed in una zona soggetta ad alluvione. Si chiede: se il Governo non ritenga urgente avviare, per quanto di competenza, una verifica sui fatti avvenuti in questi ultimi anni in relazione allo sviluppo dell'aviosuperficie di Scalea.

LA RISPOSTA. Silvia Velo, Sottosegretaria di Stato per l'Ambiente fa presente che relativamente alle problematiche ambientali per l'ammodernamento e il completamento dell'aviosuperficie di Scalea la procedura di valutazione di impatto ambientale è a livello regionale. “Il Ministero dell'ambiente in ogni caso ha seguito con attenzione la tematica. Sono state richieste le necessarie informazioni circa l'iter procedurale di realizzazione dell'aviosuperficie, con particolare riferimento alle procedure autorizzative condotte e all'assoggettamento dell'intervento alla procedura di valutazione di incidenza, alle relative tempistiche di attuazione, ai rapporti con la normativa vigente nazionale e locale nonché alle correlazioni con il piano di gestione del rischio alluvioni approvato. Dette richieste sono state riscontrate dall'autorità di bacino regionale della Calabria che, con nota del 25 gennaio 2017, ha fatto presente di avere espresso il proprio parere sul progetto e impartito opportune prescrizioni. Il ministero dell'Ambiente ha invitato le autorità territoriali competenti a porre in atto verifiche circa la corrispondenza tra le prescrizioni fornite dall'autorità di bacino regionale della Calabria e i lavori posti in essere”. Il comune di Scalea ha specificato che il progetto Pisl riguarda la riqualificazione delle aree prospicienti l'aviosuperficie ai fini della realizzazione di servizi turistici e della riduzione dell'impatto ambientale, mentre le opere in corso di realizzazione: strade, hangar eccetera, ricadono fuori o in prossimità del Sic. “Il ministero dell'Ambiente – fa sapere Silvia Velo -continuerà comunque a tenersi informato, senza ridurre in alcun modo lo stato di attenzione sulla questione”.

PARENTELA E BRUNO INSODDISFATTI. «Il governo nicchia sull’aviosuperficie di Scalea, dando risposte che già conoscevamo e senza prendere posizione sull’accaduto». È quando afferma il deputato M5s Paolo Parentela, che ieri ha ottenuto nell’aula di Montecitorio la risposta del governo alla propria interrogazione sull’aviosuperficie di Scalea, a cui fa eco il consigliere comunale M5s di Scalea Renato Bruno. «Siamo insoddisfatti – spiegano Parentela e Bruno – del fatto che il governo, per bocca del sottosegretario Velo, non sia stato capace di fornire risposte concrete né al sottoscritto, né ai cittadini di Scalea e del comprensorio dell’alto tirreno cosentino. Sono stati evasivi, cedendo al solito rimpallo di responsabilità tra comuni e regione. Evidentemente neanche il governo riesce ad ottenere la documentazione necessaria. Restiamo basiti difronte a tale uso superficiale di risorse, senza verifiche preventive e senza tener conto anche dell'ambiente. Quello che risulta evidente da quella struttura sono le violazioni di norme di diritto comunitario e nazionale, soprattutto per quanto concerne il rischio idrico del PAI e il d. Legs 42/2004 che vincola le costruzioni a distanza di 150 metri dalla sponda dei fiumi e 300 metri dalla battigia di laghi e mare. Con questa cattedrale nel deserto, ancora una volta, si continuano a calpestare le bellezze naturalistiche del nostro territorio per favorire gli affari ai soliti amici degli amici, che promettono ai cittadini turismo e lavoro che non vedranno mai. Invitiamo il ministero – concludono Bruno e Parentela - ad avviare le varie indagini conoscitive e a collaborare apertamente con la magistratura. Non possono continuare a farla franca i soliti politici complici di favorire appalti sempre agli stessi imprenditori».

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