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Diamante, Enzo Monaco interviene sul 'Cedro di Diamante'

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DIAMANTE – 26 lug. - L'origine del cedro, la paternità. Dall'affermazione di Enzo Monaco alla trasmissione Sereno variabile è scaturita una serie di polemiche. Lo ricordiamo, per qualche distratto, Enzo Monaco a Diamante affermava: «Il nome scientifico del cedro è “cedro varietà diamante”. In effetti, si sono impossessati i paesi vicini di questa tradizione, si è un po' offuscata». Questa frase ha fatto scattare le polemiche che si sono susseguite. Oggi lo stesso Enzo Monaco torna sull'argomento e si dice amareggiato per quanto accaduto, ma spiega l'origine del “cedro di Diamante”, che non è “Cedro di diamante”, richiamato dall'enciclopedia agraria italiana. «La polemica successiva alla trasmissione “Sereno variabile” - scrive Enzo Monaco - mi addolora profondamente perché è campanilistica e divisiva.

Ho inventato la denominazione “Riviera dei cedri”. Ho fondato e diretto una rivista che aveva questo nome, da cinquant’anni sono impegnato a promuovere le risorse di questo straordinario territorio. Dedicandomi al peperoncino l’ho presentato in tutta Italia come “simbolo culturale e gastronomico della Calabria”. Perciò i toni di questo dibattito non mi appartengono. Altra cosa è la verità storica che è chiara e incontrovertibile. Tutti i documenti in mio possesso e tutte le ricerche storiche che ho fatto. Sempre in tutti gli avvenimenti documentati sul territorio, si parla di “Cedro varietà Diamante”. Una per tutte la “Enciclopedia agraria italiana” che a pag. 422 in riferimento al commercio del cedro in Italia distingue quattro varietà: “Cedro di Diamante”; “Cedro riccio”; “Cedro della Corsica” e “Cedro Greco”. L’enciclopedia a corredo pubblica a tutta pagina un bel disegno di G.B. Condi con la didascalia “Cedro liscio di Diamante”.

La promozione del cedro a S. Maria è un fatto encomiabile e meritorio – aggiunge Monaco - ma è storicamente recente. Dovuto al lavoro di Don Francesco Gatto che si è adoperato più di tutti per cambiare l’originario nome di “Cipollina” prima in “S. Maria” e poi in “S. Maria del cedro” nel 1959. Don Francesco era mio amico e con la mia casa editrice ho pubblicato il suo libro-memoria “Un uomo al servizio della chiesa”. È stato un pioniere intelligente e aveva fondato la “Tuvcat” un acronimo di una frase emblematica “Tutti uniti per la valorizzazione del cedro nell’alto Tirreno cosentino”.

Altri uomini. Altra storia». Dall'altra parte c'è il Consorzio del cedro che certifica, tramite il Rabbino Moshe Lazar: «Il cedro da noi venerato da sempre – scrive Lazar – è il cedro di Santa Maria del Cedro (qualità liscia diamante), dove noi ci rechiamo personalmente da sempre durante la raccolta. Oggi ad alata voce possiamo affermare che a Santa Maria del Cedro siamo legati a doppio filo perché patrina del nostro cedro, delle nostre memorie, della nostra religione».

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