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Scalea, controlli agli stabilimenti balneari: interviene la Cgil

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SCALEA – 16 mag. - Un'attività della Guardia di finanza della tenenza di Scalea ha interessato il controllo di ben 52 stabilimenti balneari sul Demanio. I comuni interessati sono tutti quelli della fascia dell'alto Tirreno cosentino: da Tortora, a Praia a Mare, San Nicola Arcella, Scalea, Santa Maria del Cedro, Grisolia e Diamante. Con il coordinamento del comando provinciale di Cosenza, le Fiamme gialle hanno riscontrato il mancato pagamento di oltre 2.200.000 euro.

Il riferimento è ai canoni per le concessioni demaniali che gli stabilimenti balneari dovrebbero versare annualmente. (Leggi la notizia)

Sull'attività della Guardia di finanza di Scalea è intervenuta anche la responsabile dell'alto Tirreno della Cgil, Mimma Iannello. «Le sanzioni comminate dalla Guardia di Finanza ai titolari degli stabilimenti balneari della costa tirrenica, evidenziano il grave arbitrio consumato sul suolo demaniale. Da un lato l'occupazione vergognosa di quasi l'intero litorale tirrenico con spazi liberi di accesso al pubblico limitati a pochi metri ed in prossimità di canali e con lidi in continua espansione; dall'altro, emerge lo “status” di imprenditori evidentemente, poco inclini al rispetto delle leggi. E' assurdo che si dia in uso il suolo pubblico a chi evade». Mimma Iannello è categorica nelle sue considerazioni. Il rispetto delle leggi viene prima di ogni altra cosa, secondo la sindacalista della Cgil; dove non c'è il rispetto delle leggi manca la certezza della legalità. «Oltre 2,2 milioni di euro di sanzioni sono tanti.

Appaiono più un "metodo" per deviare al rispetto delle leggi – commenta la sindacalista Iannello - che incidenti di percorso legati a un momentaneo default dell'impresa. L'inchiesta portata avanti dalla Guardia di Finanza, che auspichiamo possa dispiegarsi a più ampio raggio, mette in luce gli angoli grigi di un'economia malata anche laddove si presentano ampi margini di profitto. Non c'è però futuro per il territorio se i presupposti di utilizzo delle più preziose risorse ambientali sono affidate a imprenditori che non hanno come principale valore il rispetto delle leggi. E' tempo che venga ripensato il meccanismo di concessione del suolo pubblico ed il ruolo delle Capitanerie. Così pure, servirà rendere stringente l'eventuale accesso a contributi e agevolazioni pubbliche per chi non in regola con ogni normativa nazionale, regionale e comunale, anche in materia di tributi locali.

La stessa inchiesta, se ampliata l'analisi di contesto, evidenzia quanto il settore turismo abbia ancora bisogno di una programmazione mirata, di anticipo e di ampio respiro dove ogni rappresentanza, da quella istituzionale, imprenditoriale e sociale, assume, per le proprie competenze, impegni ed obblighi per costruire le fondamenta di un'economia sostenibile declinata nel rispetto di ogni vincolo normativo, sociale e ambientale».

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