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Scalea, il Tirreno in piazza con la Cgil per difendere il diritto alla salute

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SCALEA – 30 mag. - Il diritto alla salute sempre più calpestato e ridimensionato, soprattutto nell'area dell'alto Tirreno cosentino. La Cgil, su iniziativa della responsabile dell'area del Tirreno, Mimma Iannello, è pronta a manifestare insieme ai cittadini questo stato di disagio. Un problema per le popolazioni che vivono in questo lembo di terra; “un terno a lotto” così lo definisce la stessa sindacalista Iannello, per rendere pienamente l'immagine di una sanità che va alla deriva e che non dà garanzie ai cittadini che, appunto, si devono affidare sempre e comunque alla buona sorte.

Per questo la Cgil comprensoriale Pollino-Sibaritide-Tirreno, unitamente al comprensorio di Cosenza, ha indetto per il prossimo martedì 5 giugno a Cosenza un’iniziativa pubblica per rivendicare l’esigibilità del diritto alla salute, mortificato da anni di commissariamento e Piani di rientro che hanno impoverito il sistema sanitario regionale. Anni di sacrifici fiscali, di ticket e di tagli ai servizi sono serviti solo ad aggravare le criticità sanitarie e riposizionare gli interessi. E Mimma Iannello ricorda pure che i dati sanitari sono impietosi. Inchiodano la Calabria penultima dopo la Campania come regione “critica” nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. «La Provincia di Cosenza – afferma Iannello - è il pezzo di Calabria che paga il prezzo altissimo di una riorganizzazione caotica e inadeguata a fronteggiare il fabbisogno di salute. Sul Tirreno il diritto alla salute è divenuto un terno al lotto con pazienti sballottati alla ricerca di un posto letto, fra liste d’attesa, disservizi e macchinari colpevolmente fermi. E poi la sanità privata, tanta, che ha spogliato, fra mille complicità, pezzi di servizi pubblici senza peraltro dimostrare capacità gestionali e qualità.

La cronaca giudiziaria ne narra le storie. Un quadro generale preoccupante esposto a una deriva che coinvolge ogni livello del management e non esclude responsabilità politiche. Tanti i “padroni” e tanti i “servitori” di interessi particolari di dubbia legalità. In questo stato di cose, molti bisogni di salute trovano risposte fuori regione o in giro per la Calabria. Ma non tutti. Sono tanti i cittadini che rinunciano alle cure per il peso dei ticket o per la difficoltà economica di accedere a cure a pagamento. La condizione di malessere sanitario – afferma Mimma Iannello - è divenuta l’indicatore più tragico delle disuguaglianze che segnano aree diffuse della nostra regione; il Tirreno ne fa parte assieme alla condizione della precarietà economica ed occupazionale». La sindacalista sottolinea le numerose criticità: le migrazioni, le liste d’attesa, i casi di malasanità, il peso dei ticket, i macchinari inutilizzati, personale e mezzi che migrano alla bisogna o sottoutilizzati, ospedali chiusi e riaperti che restano sulle carte delle sentenze conquistate dal territorio, la medicina distrettuale deprivata di ogni risorsa umana e strumentale, la rete dell’emergenza in sofferenza, la continuità assistenziale a colabrodo, l’assistenza domiciliare insufficiente e scarsamente integrata ai servizi sociali inesistenti, gli edifici sanitari sottoutilizzati, vetusti e insicuri, le risposte di salute insufficienti per un territorio a forte vocazione turistica.

E poi gli sprechi e le continue scorrerie della politica che fa della sanità un feudo perennemente affollato. «Occorre fermare la deriva che si va consumando sul presente e sul futuro della sanità pubblica – aggiunge Mimma Iannello - ad ogni livello: dai tagli lineari al Fondo sanitario nazionale, a criteri iniqui di riparto delle risorse fra Regioni, al blocco delle assunzioni, ai commissariamenti, ai piani di rientro ed agli affiancamenti contabili di Advisor che poco sono serviti a risanare, dare trasparenza e tracciabilità alla spesa. Occorre incentrare il governo della sanità su processi democratici e partecipati mirati agli interessi generali di salute dei cittadini e delle comunità. Serve attrezzare la Calabria e i territori di una proposta valida di salute che parta dalla bonifica della palude di sprechi, interessi e malaffare che la permeano per dare alla sanità una programmazione “ordinaria” efficace e trasparente che passi da un Piano Sociosanitario supportato da risorse appropriate e dalla valorizzazione del personale».

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