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Scalea, le questioni di presunta incompatibilità discusse in consiglio

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SCALEA – 1 ott. - IL VIDEO DEL CONSIGLIO - C'era da aspettarselo, e così è stato. In consiglio comunale, sabato mattina, il  maggior dibattito è stato nel momento in cui si è discusso il punto riguardante le cause di presunta incompatibilità sollevate dal consigliere di opposizione, Renato Bruno, e per alcuni componenti della massima assise cittadina. La presunta incompatibilità nasce da posizioni debitorie verso l'ente per il pagamento dei tributi. Situazioni che, però, nel frattempo sarebbero state sanate. Resta appesa la sola situazione del consigliere d'opposizione Alessandro Bergamo che, ieri, in consiglio è intervenuto, in alcuni momenti, anche con toni accesi.

Per alcuni, come ha anche evidenziato il consigliere Francesco Saverio Di Lorenzo, nonostante le cause di incompatibilità appaiano risolte, resta la questione morale. Il consigliere del movimento Cinque stelle, Renato Bruno, ha ricordato che «alla luce delle comunicazioni ricevute dopo ben nove mesi di attesa, ben cinque consiglieri comunali risultavano, in quel momento, morosi». Per il pentastellato, «è un atto dovuto richiedere la decadenza, in considerazione del fatto che in quel momento c'era una situazione di incompatibilità. Ovviamente – ha aggiunto, adesso sono state sanate tutte le posizioni e resto in dubbio per la posizione del consigliere Bergamo». Bruno ha poi chiesto al segretario comunale se la rateizzazione estingue il debito senza ottenere, al momento risposta. «Do per scontato – ha detto ancora il consigliere M5S – che vi siete affrettati a sistemare tutto, con la stessa fretta con la quale il sindaco ha secretato gli atti, dopo la mia richiesta».

Il consigliere Bruno si è riservato di effettuare controlli sui tempi e sulle modalità della notifica degli atti. «Alcuni tributi – ha detto – sono riferiti ad anni come il 2009, 2010 e 2011. Trattandosi, in alcuni casi, di persone che erano in amministrazione in quegli anni, già al tempo erano in condizione di incompatibilità; questo prova che queste persone non hanno fatto nulla per verificare i termini di legge». Bruno ha anche preannunciato una eventuale prosecuzione nelle aule di giustizia se dovessero verificarsi le condizioni di reati come il “falso in atto pubblico”. Il consigliere dell'altro gruppo di opposizione, Alessandro Bergamo, chiamato in causa, ha bollato come “ridicola” la situazione: «Ha più documenti lui che io», ha detto ed ha poi posto la questione della “messa in mora”. Il consigliere ha giustificato il “mancato pagamento” con una mera dimenticanza avvenuta in un periodo in cui ci sono stati problemi di salute, oltre che il pensionamento del professionista.

«Una serie di eventi che mi hanno fatto distrarre dall'essere preciso così come sono stato per tanti anni». Non sono poi mancati gli attacchi personali fra le parti. Il consiglio comunale a grande maggioranza ha deciso di non contestare l'incompatibilità. Favorevoli alla contestazione dell'incompatibilità,Renato Bruno e lo stesso Alessandro Bergamo. Dodici consiglieri hanno votato contro e un consigliere si è astenuto. 

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