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Santa Maria del Cedro, il fondo di solidarietà torni ai comuni

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SANTA MARIA DEL CEDRO – 7 nov. - “La lingua batte dove il dente duole” afferma il vecchio detto. E' il sindaco di Santa Maria del Cedro a riprendere una questione che potrebbe rivelarsi di vitale importanza per i centri costieri. E' la vicenda dei “trasferimenti” allo Stato,

il cosiddetto “Fondo di solidarietà comunale” che viene tolto ai “poveri”, cioè ai comuni per finire nelle casse dei “ricchi”, nel calderone dello Stato. Si tratta delle somme prelevate dal gettito Imu. Una grande risorsa se si pensa che nei comuni costieri, dove l'edilizia delle seconde case ha abbondato negli anni '80 '90, che non ritorna ai comuni e neanche agli stessi proprietari dei fabbricati, in termini di servizi. Cifre importanti, per Santa Maria del Cedro, circa due milioni di euro all'anno, vanno a finire nel calderone “Italia”. Il sindaco Ugo Vetere, proprio mentre si discute di Finanziaria, gira il coltello sulla piaga, e lancia un nuovo appello alla lega e al Movimento Cinque Stelle per rivedere una questione che viene ritenuta ingiusta e che penalizza proprio i comuni dove le seconde case, talvolta, sono anche il doppio o il triplo di quelle dei residenti. “Ridateci i due milioni all'ano che prelevate dal gettito Imu: predicate bene e agite di conseguenza”, scrive il sindaco Ugo Vetere. 

Già qualche tempo fa, il primo cittadino di Santa Maria del Cedro aveva lanciato la questione: «Governo centrale e parlamentari calabresi sordi», affermava quando apprendeva dai conteggi che il Comune di Santa Maria del Cedro avrebbe dovuto versare in favore del Fondo di solidarietà ben 2.040.000 euro a fronte di un incasso di poco superiore ad 2.600.000 euro. «Non v’è chi non veda – affermava Vetere - che il Comune di Santa Maria del Cedro, non solo, ormai da anni, non percepisce finanziamenti dallo Stato Centrale, ma addirittura lo finanzia con “i tributi versati dai cittadini che hanno proprietà immobiliari sul territorio comunale».

Anche il sindaco di San Nicola Arcella che da tempo fa sentire la propria voce sulla questione aveva inviato una nota all'on.Domenico Furgiuele, già segretario coordinatore regionale della Lega e ora deputato calabrese eletto nelle liste della “Lega-Salvini premier”. Barbara Mele definisce il fondo come “Una solidarietà che i poveri comuni prestano allo Stato. Il prelievo è pari a circa il 22% di quanto i comuni incassano, o meglio, dovrebbero incassare dai cittadini ad aliquota ordinaria (7,6 per mille). La cifra complessiva – ricorda Barbara Mele nella lettera a Furgiuele - è di circa 316 milioni di euro; oltre a questo prelievo che interessa 8070 Comuni, il sistema prevede per soli 592 sfortunati Comuni (il 7% circa del totale tra i quali San Nicola Arcella), un ulteriore prelievo che varia da Comune a Comune, con meccanismi imperscrutabili e per un importo complessivo di circa 346 milioni: tali prelievi alimentano il Fondo di solidarietà comunale che viene ridistribuito ai comuni con eccezione del gruppo dei 592 sfortunati”.

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