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Scalea, l'ospedale che non c'è mai stato: interviene la Cgil

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SCALEA – 28 nov. - Ha toccato un nervo scoperto la puntata di Domenico Iannacone, “I Dieci Comandamenti”, sulla sanità pubblica calabrese. Sul Tirreno cosentino ormai da quarant'anni ed anche più si subisce l'onta dell'ospedale mai nato, di una struttura sanitaria che rappresenta il vero spreco dei soldi pubblici. Chi abita in queste zone ci ha già fatto il callo, l'abitudine. Eppure quando si rivedono le immagini della devastazione dei piani superiori dell'ospedale di località Petrosa, la pelle si accappona ancora, almeno quella delle persone più sensibili.

Una scossa per poi tornare alla “normalità”, a vivere il presente di una sanità che qui non c'è. Fra le prime reazioni c'è da registrare quella della Cgil. Intervengono Mimma Iannello, responsabile del Tirreno del sindacato, e Giuseppe Guido, segretario generale Cgil comprensoriale. “Una struttura concepita come ospedale che avrebbe dovuto essere sin dalla fine degli anni ‘60 occasione di prestigio e di cura per i cittadini dell’intero territorio – scrivono i sindacalisti - ma che rappresenta oggi una delle tante incompiute sanitarie della Calabria.

Emblema dei tanti sperperi pubblici, bandiera del fallimento di intere classi dirigenti politiche e sanitarie. Con l’aggravante, di un presente in cui il vicino presidio di Praia a Mare resta un ibrido sanitario che grida vendetta e lo Spoke di Cetraro che precipita tra disservizi, spoliazioni di reparti e carenze di personale. La Cgil da anni, spesso solitaria, denuncia ritardi, inefficienze, occupazioni politiche e interessi di ogni sorta, a partire da quelli criminali, che hanno pervaso e pervadono la sanità del territorio al punto da deprivarla delle sue potenzialità e di spostare la domanda di salute verso il privato. Con il torto, che i cittadini del Tirreno pagano per una sanità che non hanno e migrano alla ricerca di cure adeguate ai loro bisogni di cura”. La trasmissione televisiva riapre una piaga e la Cgil comprensoriale, “sfruttando” l'onda lunga: “nel denunciare il contesto generale di decadimento del diritto alla salute, chiede un intervento urgente della Dirigenza dell’Asp e fa appello alla responsabilità politica e istituzionale di ogni livello, affinché si proceda ad una programmazione tale da fronteggiare le criticità dell’offerta assistenziale nella garanzia dei cittadini fruitori dei servizi e dei lavoratori del Servizio sanitario regionale.

Diversamente, non esiterà a mettere in atto nuove forma di mobilitazione per affermare l’esigibilità del diritto costituzionale alle cure”. La Cgil interviene anche sul trasferimento del 118: “Non si comprende per quali bizzarrie aziendali si è provveduto al trasferimento del servizio 118 dal presidio di Praia a Mare al poliambulatorio di Scalea, prima ancora che si procedesse al completamento dei lavori nei locali in cui allocarlo. L’impietosa messa in onda di piani della struttura sanitaria di Scalea deturpati, depauperati e vandalizzati, raccontano ancora oggi di quanto l’assenza di un’efficace governance delle politiche della salute abbiano ferito il territorio al punto da deprivarlo di servizi indispensabili per soddisfare il fabbisogno di cura e consentire di competere con i migliori sistemi di sviluppo locale improntati alla qualità ed efficienza dei loro servizi. 

Già negli anni passati – scrivono ancora i sindacalisti - dopo furti di gruppi elettrogeni e continui atti vandalici, la Camera del Lavoro di Scalea sollecitò la messa in uso della struttura sanitaria comunale, proponendo la destinazione a Casa della Salute e adoperandosi a che passasse nella dotazione e programmazione dell’allora ASL di Paola. Così fu, in parte. Da allora, tranne lo spostamento di servizi ambulatoriali, la struttura sanitaria sconta l’assenza di un progetto strategico di utilizzo e un deficit di programmazione aziendale e regionale che la lascia languire in un sottodimensionamento sanitario incapace di far fronte ai bisogni di cura dell’intera area distrettuale. Tant’è, che l’attuale Poliambulatorio che dovrebbe essere riferimento distrettuale sconta, altre ai piani vuoti e vandalizzati raccontati in TV, disservizi, liste d’attesa, carenza di personale e spazi di cura abbandonati come la piscina riabilitativa neuro-infantile. E’ evidente quanto l’agire dell’Asp sia improntato più a mettere bandierine che alla qualità e all’efficienza dei servizi che eroga tant’è, gli indicatori di salute offrono uno spaccato deficitario delle condizioni in cui versa la sanità provinciale già denunciati dalla CGIL nel corso della straordinaria mobilitazione provinciale dello scorso giugno”.

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