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Scalea, 'case confiscate: l'intervento di 'Progetto germano'

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SCALEA – 10 gen. - Si è aperta in questi giorni, in seguito all'ultima seduta del consiglio comunale di Scalea, la discussione sulla destinazione degli immobili confiscati alla mafia e trasferiti alla disponibilità del patrimonio comunale. Un gruppo, guidato dal maresciallo Francesco Galati, sta effettuando una ricognizione per avere ben chiaro il quadro della situazione. In questa problematica si inserisce l'associazione “Progetto Germano”.

Il presidente, Fabio Cifuni, ha diffuso una lettera aperta. Si legge: “E' indubbiamente nobile l'intento di 'rimettere' alla comunità l’utilizzo dei beni sequestrati al 'malaffare' (se usiamo la parolina mafia, qualcuno si inquieta), ma ci piacerebbe sapere, così come disposto dalle normative vigenti, che uso se ne stia facendo allo stato attuale. Tra l’altro la stessa normativa impone agli Enti l'obbligo di creare una sezione dedicata, sull’albo pretorio comunale. Ci sembra che ad oggi ancora nessun passo del genere sia stato fatto. Certo, l'Ufficio tecnico oggi ha qualche difficoltà, ma la situazione attuale, di certo ereditata, è quella di non far trapelare quali, quanti, dove sono ubicati e soprattutto che utilizzo se ne stia facendo”. Come accennavamo, lo ha detto anche il sindaco durante l'ultimo consiglio comunale, il maresciallo in pensione Galati sta effettuando un'attività su tali immobili. Il rappresentante del “progetto Germano” lamenta però il fatto che non siano stati resi pubblici i dati e tutto quanto utile: “si capisce solo che i beni sono numerosi”. Il presidente di Progetto Germano lancia, poi, una frecciata al sindaco: “Approfittiamo per chiedere, sulla scorta di quanto sempre affermato dal sindaco, in campagna elettorale e dopo, cioè l'enorme disponibilità al dialogo con tutti, come mai difficilmente otteniamo risposte ai “quesiti”, a richieste, proposte e quant'altro protocolliamo in un'ottica di crescita comunitaria”. I dubbi del presidente dell'associazione: “Difficilmente avremo risposte perché a 'qualcuno' della maggioranza siamo 'soggetti' non graditi, questo vorrebbe in qualche

modo confermare un vecchio 'stile' del Sud che se non hai 'santi' in comune, non ottieni nemmeno le cose lecite. Ma crediamo che a Scalea questo 'modus operandi' sia stato sorpassato da un bel po' di tempo. Però ogni tanto il dubbio ci assale; del resto, l’unico nostro progetto, nonostante la 'bontà' di tanti presentati, 'messo a dimora' nella nostra Città, è l'orto sociale, ma è stato autorizzato quando ancora c'erano i commissari prefettizi, quasi a dimostrare che la buona progettazione dove c'è legalità fiorisce”.

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