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S. Maria del Cedro, l'acquisizione di palazzo Marino in Consiglio comunale

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SANTA MARIA DEL CEDRO – 6 feb. - Il consiglio comunale di Santa Maria del Cedro ha approvato l'acquisizione del bene immobile noto come “carcere dell'impresa”, utilizzato per eventi di interesse pubblico. Il sindaco Ugo Vetere ha illustrato la proposta ed il consigliere Andrea Napolitano, nel corso del suo intervento, ha preannunciato il voto contrario della minoranza, perché c'è una diffida nella quale si contesta la quantificazione effettuata dall'amministrazione comunale.

Il voto finale, per alzata di mano, ha confermato la volontà della maggioranza di proseguire con l'acquisizione con otto voti a favore e quattro contrari, da parte dei consiglieri Napolitano, Capogrosso, Giordano, Vernì. Il sindaco si è appellato all'articolo 42 comma 2 della Costituzione che recita: “La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Si sostiene, dunque, la tesi della “funzione sociale”, che impone al proprietario di partecipare alla soddisfazione di interessi generali. Nel corso del consiglio comunale con il solo punto all'ordine del giorno, è stato sottolineato come: “il mancato perfezionamento del procedimento di espropriazione comporti per la pubblica amministrazione che non intenda procedere alla restituzione, l'obbligo di acquisire il bene occupato o consensualmente, promovendo una transazione, o mediante la riedizione del procedimento espropriativo”.

Nel 2000 con delibera di consiglio comunale era stato approvato il progetto preliminare dei lavori di recupero del carcere dell'impresa a centro polifunzionale ed opere di urbanizzazione del P.I.P. di Santa Maria del Cedro; nel 2001 è stato approvato il progetto definitivo dei lavori, con fissazione dei termini per l’inizio e l’ultimazione del procedimento espropriativo. I lavori dell’opera sono stati avviati il 19 settembre 2002 e ultimati il 29 ottobre 2004. Nel mezzo della vicenda, c'è un ricorso per risarcimento danni al Tribunale di Paola. Per dichiarazione del difetto di giurisdizione del giudice ordinario è stato fatto ricorso al Tar Calabria e la vicenda è attualmente pendente. Secondo l'amministrazione comunale rientra: “nella valutazione discrezionale dell’Amministrazione, titolare della funzione espropriativa, la facoltà di impedire la restituzione al privato dei fondi, procedendo all'adozione di un provvedimento di acquisizione sanante, ove ricorrano i presupposti di legge”. Nel corso del consiglio comunale è stato affermato che: “sussiste l’utilizzo attuale del bene da parte dell’Amministrazione per finalità di interesse pubblico in quanto: il compendio immobiliare è bene culturale ai sensi del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” in quanto luogo espositivo di reperti archeologici; la funzione sociale della promozione, valorizzazione e tutela della cultura e dei beni archeologici trova riconoscimento fra i principi fondamentali della Costituzione; nel settore culturale si impongono stringenti esigenze di salvaguardia del patrimonio e garanzia di fruizione collettiva del bene”.

Inoltre: i lavori di ricostruzione del rudere hanno comportato il recupero di un fabbricato di notevole pregio storico e architettonico, attualmente destinato a sede museale, con esposizione di reperti di significativa rilevanza archeologica; l’immobile è destinato alla celebrazione di matrimoni civili ed a centro polifunzionale; il fabbricato è divenuto il fulcro delle attività culturali svolte sul territorio comunale; presso la struttura è ubicato il Consorzio del Cedro e l'Accademia Internazionale del Cedro; l’opera pubblica in questione è stata oggetto di finanziamento pubblico sovracomunale; l'eventuale restituzione dell’area, in favore dei soggetti privati, ed il ripristino dello status quo ante, comporterebbe pregiudizio all'intera struttura realizzata”.

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