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Praia a Mare, la Marlane simbolo del 1 maggio: i fiori della Cgil

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PRAIA A MARE – 1 mag. - E' la Marlane, ex fabbrica tessile di Praia a mare fino al 2004, il simbolo del primo maggio per la giornata dedicata ai temi del lavoro. “Le vittime della Marlane da monito al rispetto della sicurezza e prevenzione sul lavoro”. È il messaggio lanciato dalla Cgil, dal segretario generale, Pollino Sibaritide Tirreno, Giuseppe Guido, e da Mimma Iannello, responsabile Cgil dell’alto Tirreno.

Una riflessione va fatta, secondo il sindacato, comunque vadano a finire le vicende giudiziarie. I rappresentanti del sindacato hanno deposto un fascio di fiori ai cancelli dell’ex stabilimento. Una struttura che attualmente ha un aspetto tetro. Ma secondo Guido e Iannello: “La deposizione dei fiori ai cancelli della Marlane non è solo un gesto simbolico, in una giornata così carica di significati per il movimento dei lavoratori, ma è, innanzitutto, il ricordo sentito dei tanti lavoratori e delle tante lavoratrici che hanno pagato con la vita l’omissione delle leggi sulla sicurezza sul lavoro da parte di chi tenuto a vigilare e assicurarne il rispetto”. La Cgil è parte civile nel processo bis ancora in corso al tribunale di Paola. “Oggi – proseguono i sindacalisti - la storia della Marlane, è la storia delle tante realtà d’Italia con un passato industriale.

E’ la storia di quanti, famiglie e comunità, hanno vissuto l’opportunità di riscatto sociale in un contesto in cui l’alternativa era l’emigrazione o l’abbandono sociale. E’ il racconto di un sogno di sviluppo svanito nel volgere di pochi decenni che ha lasciato dietro di sé una tragica scia di vittime tra i suoi dipendenti a cui occorre assicurare oggi verità processuale ed ogni garanzia risarcitoria”. Il cancello arrugginito all'ingresso della fabbrica racchiude in sé tutta l'amarezza di un'idea di sviluppo che non c'è più. Secondo Mimma Iannello e Giuseppe Guido: “E' la storia di un sito industriale avvelenato, prossimo ad insediamenti civili, a cui occorre dare certezza sui tempi della bonifica per offrirlo al recupero ed al rilancio occupazionale del territorio. Quei luoghi industriali di sogni infranti e di vite avvelenate sono memoria e luogo identitario del lavoro oltraggiato che occorre portare costantemente all’attenzione affinché la tragedia di ieri e le tante che quotidianamente funestano il lavoro, non accadano mai più. Ricordare e denunciare le condizioni di precarietà e scarsa sicurezza dentro cui si svolgono ancora oggi molti lavori sfuggendo alle leggi sulla sicurezza e ad ogni vincolo contrattuale, è prerogativa dell’azione rivendicativa della Cgil per migliorare le condizioni del lavoro e la sua dignità. I dati del mercato del lavoro calabrese, e non meno del Tirreno – confermano i sindacalisti - evidenziano la sofferenza dentro cui è stretta la condizione di tanti lavoratori e lavoratrici nell’assenza di politiche per il lavoro e di prospettive di crescita capaci di mettere in circolo sviluppo e occupazione, legalità, risorse e competenze, controlli e vigilanza.

Il Tirreno, come ogni parte della regione non può rassegnarsi all’idea che il proprio futuro lavorativo sia l’emigrazione, il precariato storico o sussidi assistenziali che lasciano nel limbo intere generazioni di uomini e donne che del lavoro conoscono solo quello nero e sommerso, salari miseri o contratti irregolari che sfuggono ad ogni azione di controllo e regolarizzazione contrattuale, retributiva e fiscale.Una condizione inaccettabile di precarietà lavorativa che avvalora la nostra convinzione che il progetto prioritario per la Calabria a cui la politica e le istituzioni devono pensare è un Piano straordinario per il lavoro mirato alla crescita sostenibile dei territori attraverso la valorizzazione di ogni loro risorsa ed energia capace di far partire il lavoro dignitoso, tutelato e sicuro.”

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