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Diamante, il Wwf affianca il Forum contro il porto

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DIAMANTE – 28 ott. - Il Wwf vicino alle posizioni del Forum ambientalista nel contrastare la realizzazione del porto. Lo stesso sindaco Magorno ha definito, nei giorni scorsi, coerenti le attività di tali gruppi che contrastano la realizzazione dell'opera. «Coprire la più bella scogliera urbana del Tirreno, dopo la scomparsa nel 1970 di quella di Cittadella – si legge in una nota diffusa dal Wwf del medio e alto Tirreno - è un delitto al paesaggio così grande che la risposta del Wwf non può essere altra se non quella di affiancare il Forum Ambientalista

per impedire che venga oltraggiato un territorio già offeso dall’erosione costiera, che il portaccio aumenterebbe, o dalla lottizzazione che ha depauperato sempre a Diamante il mausoleo di Cirella una delle poche emergenze di epoca romana del Tirreno». Il Wwf che opera dal 2007 come gruppo attivo regolarmente costituito, è duro contro chi intende costruire senza minimamente preoccuparsi del risultato di tali cementificazioni. I porti sono diventano un modo per realizzare affari. Poi, però, secondo il Wwf: «Non ci sono altro che danni: erosione marina e scomparsa del paesaggio, nessuna ricaduta occupazionale, si veda la vicina piazzaforte “bellica” di Belvedere, comicamente chiamata porto, o quell’altra postazione militare a Campora San Giovanni di cui non si capisce l’utilità visto che non occupano più di 4 o 5 persone e visto che nemmeno il porto di Cetraro arriva a 10 addetti. Si annunciano all’orizzonte gli altri disastri di Paola, Fuscaldo, Scalea ed adesso anche San Nicola Arcella dove qualcuno vuole emulare la follia progettuale della confinante Scalea, oltraggiando dopo quella spagnola di Talao anche l’omologa Torre di Crawford». Un'avversità totale e da sempre contro la realizzazione dei porti.

«Se tutti questi progetti – afferma il Wwf - utili soltanto a chi appalta ed a chi costruisce, ma non assolutamente al turismo di qualità diffuso su tutto l’arco dell’anno che valorizzi, un solo esempio, i tre meravigliosi ed incontaminati fiumi del versante tirrenico del Parco del Pollino: Lao, Argentino, Abatemarco, venissero realizzati, il Tirreno cosentino dovrebbe ospitare circa 5000 posti barca a benzine, proprio nel momento di maggiore crisi dell’industria nautica. Che Regione Calabria, sindaci e consigli comunali comincino a prendere atto che il territorio deve essere amministrato dalle popolazioni e non dalle imprese edili e gli studi tecnici fermi ad un’idea di sviluppo medievale. Il terremoto di queste ore ha dimostrato una volta di più che il grande progetto può e deve essere soltanto quello di un complessivo piano di risanamento dell’erosione costiera dell’intero bacino orografico che va dal confine con la Basilicata fin oltre Sant’Eufemia Lamezia e parallelamente il recupero del dissesto idrogeologico assommato ad una rigidissima applicazione della prevenzione antisismica nell’edilizia pubblica e privata». Il Wwf ha già organizzato una iniziativa per discutere di “erosione costiera e portualità selvaggia”.

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