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Paola, Cesareo si difende dalle accuse del Bonavita

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PAOLA – 13 nov. - Il direttore sanitario dello spoke Paola–Cetraro, Vincenzo Cesareo, si difende dalle accuse del comitato popolare Bonavita che lo aveva accusato di aver provocato allarmismo con la sua denuncia in Procura, con la quale segnalava che il presidio di Paola è ad alto rischio sismico e idrogeologico. «A me premeva prender spunto dalla questione nosocomio di Paola, per dimostrare il rischio vero di chi dovrebbe intervenire tempestivamente per prestare i primi soccorsi e successivamente per coordinare la macchina dell’emergenza in caso di calamità.

Lo sciame sismico che da due anni affligge la nostra provincia non preannuncia, ma neanche esclude, purtroppo e facendo i debiti scongiuri, la possibilità di un grosso terremoto su una zona sismogenetica come la nostra. Proprio per questo non è più tollerabile che non vengano adottati i giusti ed indilazionabili provvedimenti, come quello del piano antisismico regionale, che doveva essere licenziato già dal 2009. Preliminarmente voglio evidenziare – continua Cesareo – che la mia denuncia a riguardo dei rischi sismici delle strutture pubbliche calabresi e nel caso specifico dello stabilimento ospedaliero di Paola, non possa scadere ad una mera questione di tifoserie da stadio.

Non era certamente nelle mie intenzioni, né appartiene alla mia cultura far diventare problemi seri e gravi, che riguardano i cittadini, una contesa ideologica. Né voglio sottacere l’evidente deficit di democrazia di chi, in trasmissioni pubbliche, si presta a processi sommari, senza il giusto contraddittorio tra le parti. Chi ha responsabilità istituzionali, ne prenda finalmente coscienza, ulteriori atteggiamenti omissivi sono intollerabili, ed utilizzi quanto in suo potere, senza creare allarmismi pericolosi, per mettere in sicurezza ospedali, scuole, tribunali, questure, teatri, stadi, ponti e tutti gli edifici pubblici pericolosi ed indicati nella relazione Barberi». Cesareo conclude con la replica diretta al Bonavita: “Nel caso di specie che mi si addebita, è mia ferma intenzione tutelare i pazienti e tutti gli operatori che utilizzano una struttura considerata, certamente non da me, ad elevato rischio sismico e che, parte di essa, sussiste su una zona indicata R4, cioè ad elevato rischio idrogeologico, che può provocare perdita di vite umane o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture ed alle attività socio – economiche. Apprendo dall’articolo di stampa che è stata eretta una sorta di muraglia cinese! Bene! Sarà stata autorizzata, come eventuali ulteriori lavori di ampliamento eseguiti dopo il 2001, dopo prove di compatibilità geologica».

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